L'impegno a tutelare tradizioni antiche

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"Giochi e giocattoli delle Dolomiti e delle Alpi Orientali" fino al 2 novembre,
Luserna Centro di Documentazione - Orari: 10-12 e 14,30-17,30.

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Il percorso si articola in sezioni tematiche e nella parte finale ha due momenti importanti: uno prettamente ludico e l'altro di approfondimento. Il primo consente al visitatore di sperimentare materialmente alcuni giochi in voga nel passato. Il momento di approfondimento è invece caratterizzato da un video-documentario, realizzato da Marco Benvenuti e Valentina Nicolussi Castellan, nell'ambito del quale alcune persone di Luserna ricordano nel proprio idioma come si giocava un tempo

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Lorenzo Baratter: "Lavoriamo per la cultura cimbra"

di Corona Perer 

(30 luglio 2010) - E' un piccolo museo, ma ogni anno attira qualcosa tra gli 11.000/12.000 visitatori l'anno. Il Centro Documentazione di Luserna, nato come fondazione onlus operante nel settore della cultura, da qualche anno propone mostre temporanee orientate su temi di carattere storico, etnografico o naturalistico.

L'ultima è particolarmente interessante: "Giochi e giocattoli delle Dolomiti e delle Alpi Orientali", uno squarcio su un mondo familiare che trasuda storia e leggenda. Il curatore è lo storico Lorenzo Baratter che del Centro di Documentazione è anche il Direttore.

"Abbiamo esposto giocattoli databili tra la fine del Settecento e l'inizio del Novecento" afferma Baratter, laurea in Storia a Ca' Foscari di Venezia con il massimo dei voti, e decine di saggi, pubblicazioni e ricerche sulle spalle nonché membro del Comitato Provinciale per i Beni Culturali e storico-artistici.

La mostra sui giocattoli è quantomai affascinante ed ha già raccolto l'interesse di molti collezionisti ma a Luserna non è il solo evento. La località è infatti coinvolta anche da "Paesaggi di guerra" evento su più sedi trentine che in questo caso narra la vita sugli Altopiani al termine del primo conflitto mondiale.

Prossimamente, il 29 agosto, sempre a Luserna, sarà raccontato il ruolo delle donne della Guerra: furono loro infatti a mandare avanti la comunità ed anche a costruire il Forte. Ma intanto ad essere protagonisti sono i bambini.

Dottor Baratter da dove provengono questi giocattoli?
In gran parte vengono dall'area dolomitica, in particolare dalle vallate ladine dell'Alto Adige, val Gardena in primis, luoghi in cui esisteva anche una vocazione storica riguardo alla produzione di giocattoli quale attività integrativa dell'economia rurale.

Cosa emerge da questo piccolo mondo antico?
La mostra espone centinaia di giocattoli, provenienti da collezioni private e mette in luce la creatività, la fantasia e l'ingegno dei nostri antenati nel pensare e costruire con il legno oggetti in grado di riprodurre movimenti e scatenare la fantasia dei più piccoli.

Sono ancora presenti questi giocattoli in valle?
No, molti di questi giocattoli sono del tutto scomparsi, superati dall'avvento della produzione seriale e industriale che in qualche modo ha anche standardizzato le caratteristiche dei giocattoli, facendoci dimenticare l'inventiva dell'uomo. Stupisce l'ingegno delle genti di montagna nel fabbricare, talvolta anche solo per i propri figli, balocchi capaci di evocare ancora oggi poesia, immaginazione, curiosità".

Per questa ricerca ha lavorato un nutrito comitato curatoriale...
Sì ho curato il lavoro con Rosaria Cavallini, Katia Pustilnikov, Paolo de Carli e tengo a dire che a loro va anche il merito di avere messo a disposizione le proprie straordinarie collezioni, costruite in decenni di complesse e accurate ricerche. Tutte le nostre iniziative sono frutto di un grande lavoro di squadra con il nostro Presidente Luigi Nicolussi Castellan, il vice Presidente Fiorenzo Nicolussi Castellan e la collega Marika Nicolussi Castellan Galeno.

Come è strutturata la mostra?
Il percorso si articola in sezioni tematiche e nella parte finale ha due momenti importanti: uno prettamente ludico e l'altro di approfondimento. Il primo consente al visitatore di sperimentare materialmente alcuni giochi in voga nel passato. Il momento di approfondimento è invece caratterizzato da un video-documentario, realizzato da Marco Benvenuti e Valentina Nicolussi Castellan, nell'ambito del quale alcune persone di Luserna ricordano nel proprio idioma come si giocava un tempo.

Che cosa emerge da queste narrazioni orali?
Un ritratto molto affascinante che consente al visitatore di ascoltare la viva lingua cimbra, parlata correntemente dalla gran parte degli abitanti di Luserna. Una lingua che dopo mille anni di storia rimane intatta in questo piccolo angolo del Trentino in cui molti si rifugiano per trovare l'autenticità e il fascino di chi ha saputo conservare intatto un patrimonio inestimabile e autentico, altrove scomparso.

Che modo evocano questi giocattoli
Ogni giocattolo racchiude un segreto, una sua poesia, evoca ricordi e trascina l'immaginazione verso quell'affascinante tempo in cui i paesi di montagna ruotavano attorno al legno, il vero protagonista della mostra. Era infatti elemento fondamentale per la sopravvivenza (per scaldare gli ambienti domestici in primis), ma anche materiale d'uso da cui venivano utensili e persino giocattoli le cui fattezze dovevano esprimere la suggestione e la fantasia che popolavano l'immaginario collettivo dei nostri antenati.

Voi a Luserna tenete molto alla conservazione dell'identità e della cultura cimbra. Quali sono le altre realtà istituzionali che agiscono in questo ambito?
A Luserna opera anche l'Istituto Cimbro, ente strumentale della Provincia, il cui compito è invece quello di salvaguardare e valorizzare la lingua cimbra. La nostra offerta non è limitata alle mostre temporanee: abbiamo diverse sale permanenti (dedicate alla Grande Guerra, all'epoca del bronzo nell'area degli Altopiani, agli usi e costumi di un tempo a Luserna, alla fauna caratteristica di queste zone, una sala video con filmati tematici di approfondimento). Alla casa-museo Haus von Prukk, c'è una pinacoteca dedicata all'artista Reho Martin Pedrazza, e poi fa parte della nostra storia il Centro Visitatori Fortezze degli Altopiani che è un punto informativo dedicato ai forti austriaci e italiani della prima guerra mondiale.

Cosa preme alla comunità cimbra oggi?
Vogliamo che un patrimonio di esperienze costruite nei secoli non venga abbandonato. Attraverso queste istituzioni si porta avanti un obiettivo di fondo: quello di contribuire, sullo scenario provinciale, regionale e dolomitico o alpino, affinché avvenga una riscoperta autentica e disinteressata dei valori, della storia, dell'identità, delle tradizioni, della storia sociale delle nostre genti, valorizzando anche la comunità germanofona di Lusérn/Luserna, una delle tre minoranze linguistiche riconosciute e tutelate nel territorio della Provincia Autonoma di Trento.

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