Adam Budak, arte allo specchio
(Val Badia, luglio 2010) - Museum Ladin a San Martino in Badia la III^ Trienala Ladina, propone una mostra collettiva che intende valorizzare la produzione d'arte ladina e che è aperta ad artisti delle cinque valli ladine (Val Badia, Val Gardena, Val di Fassa, Livinallongo ed Ampezzo), del Friuli e del Cantone dei Grigioni.
Quest'anno la giuria internazionale ha selezionato 36 artisti, ma solo sei di loro esporranno in questa terza edizione. Si tratta dei gardenesi Peter Demetz e Romana Prinoth, i badioti Claus Vittur e Barbara Tavella, la fassana Veronica Zanoner ed Esther Schena dai Grigioni.
Tutti e sei hanno realizzato un'opera originale sul tema della comunicazione in un museo.
Curatore di questa edizione è un nome prestigioso a livello internazionale: Adam Budak già nel comitato curatoriale di Manifesta 7. Ha voluto che le opere siano inserite in una cornice architettonica ideata dall'architetto olandese Niels Jonkhans il quale ha scelto di sottolineare la peculiarità del museo come luogo dove si comunica l'ambivalenza e la dualità del reale, dove tutto può essere letto duplicemente ed in modo "specchiato".
E' proprio per questo che Budak ha intitolato questa III Trienala Ladina "Mirrored Stories" ovvero storie allo specchio. "Una mostra duplice che è anche uno studio sulla simmetria (impossibile), tra narrazione e rappresentazione" afferma Budak. Il progetto espositivo 2010 è quindi racchiuso all'interno di sei strutture concave distribuite su due spazi espositivi quasi identici, nei quali le singole voci artistiche risuonano come echi.
La III Trienala Ladina rimarrà aperta al Museum Ladin Ciastel de Tor a San Martino in Badia dal 23 luglio al 31 ottobre 2010. Oggetti riflessi, gesti ripetuti, azioni memorizzate, voci risonanti, luoghi riecheggiati, sono accolti all'interno dello scenario eterotopo costituito dal paesaggio delle Dolomiti in cui è immerso il Museum Ladin.
Quale escamotage realizza questo eco d'arte?
Una struttura divisoria dalla superficie riflettente, che avvia una conversazione, uno scambio fra soggettività, sfidando la singolarità e l'integrazione dell'espressione artistica.
Lo specchio è quindi uno strumento?
Non solo, perché offre anche uno studio sulla tensione superficiale: una mostra e il suo doppione, lo spazio dell'io e dell'Altro, un'immagine sfumata e un'ombra, un approccio alle ambiguità del reale. L'esposizione non è altro che un autoritratto di se stessa, in un'escalation di trompe l'eoil e inganni.
E come trova spazio il tema della rappresentazione?
Si tratta in effetti di due mostre, poiché l'intero progetto espositivo si basa su una divisione quasi schizofrenica; la mostra rappresenta se stessa in un momento del suo essere e in uno spazio "accanto" i cui attori sono presenti, ma pietrificati nei gesti di un processo non ancora compiuto.
C'è molto di teatrale...dunque.
E' proprio come fosse la prova di una rappresentazione teatrale, ma anche una riflessione che scava e medita sul reale e l'irreale, sull'essere e il non essere, sullo spazio e la sua illusione, in uno scambio continuo fra presenza e assenza, separazione e appartenenza. L'esposizione è essa stessa specchio, in quanto incarnazione del desiderio di espandere lo spazio al di là dei suoi confini fisici.
Cosa le interessa mettere in luce?
L'ambiguità della narrazione, nonché la costruzione stessa di una storia. Qui, in uno spazio espositivo che si specchia in se stesso, l'individuo appare contemporaneamente distaccato e delimitato, e tale sdoppiamento agisce sullo spettatore.
Cosa esplorano gli artisti che avete selezionato?
Esplorano un'immagine e la sua essenza (pittura), il suo aspetto (disegno e acquerelli), il dubbio che essa racchiude (fotografia), il suo carattere sovversivo (scultura) e la sua frammentazione (installazione). L'architettura e lo spazio restano i mezzi di comunicazione ed espressione preferiti dall'artista fra il "qui" e l'"oltre", lo spazio è insieme illusione ed esperienza fisica, una miniatura che trasmette intimità e grandiosità capace di generare l'illusione d'infinito attraverso il suo riflettersi e il suo dipanarsi senza fine.
(intervista di Corona Perer)