Ci ha lasciato Margjherita Pavesi Mazzoni grande donna che rivendicava con l'arte la restituzione della dignità regale ad Eva.

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Ecco la Donna Eretta secondo Margherita Pavesi Mazzoni.
Straordinarie le sue icone-tabernacolo. Sono frutto della lettura di testi sacri: il Vangelo come le Upanishad, la Bibbia come i Detti Eleganti dei monaci buddisti. Attratta da spiritualità ed ecumenismo, ha studiato Etica e Musicosophia con il musicologo Gorge Baalan. (Foto C.Perer)

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I loggiati del palazzo Comunale che hanno ospitato ad Isera la mostra

Margherita e la Luce ritrovata

(novembre 2010) - Margherita Pavesi Mazzoni se ne è andata: ha scelto un giorno di novembre ma ci ha lasciato pensierri immensi come quelli che portò ad Isera. "Credo nell'evoluzione umana e credo possibile il riemergere dalla tragicità dei tempi che stiamo vivendo: sono i tempi dell'horror, dell'Homo Homini Lupus".
Margherita Pavesi Mazzoni era come una ragazzina, di 80 anni.

Magnetica e intensa non si è risparmiata nei giorni della mostra di Isera dove  erano state allestite ben due mostre: "La donna eretta nella sua dignità regale" e "Dalla condizione umana alla percezione del sublime". La prima a Palazzo De Probizer la seconda nei Loggiati del palazzo comunale. Lei ha condotto i visitatori e ha spiegato cose volesse dire con l'energia di chi sente il dover di "dover dire".

Impossibile non rimanere affascinati: per quello che diceva e per come lo diceva. Margherita Pavesi Mazzoni, ammaliava, ammutoliva. L'artista di orgine milanese e toscana di adozione (vive e lavora alla Pievina di Montepulciano) aveva dominato la scena e incantato tutti con interventi rapsodici di rara intensità. Quasi un labirinto di idee di grande forza tra il suo centinaio di opere, molto intense ed evocative con tema centrale la donna da due duplici angolazioni: è la donna ferita ma e anche il paradigma della condizione umana.

"Non è un'antologica, ma due itinerari artistici che riflettono il mio cammino di vagabonda e di pellegrina" aveva precisato. Il suo cammino non privo di denuncia, saturo a volte di dolore eppure traboccante di speranza era iniziato nel '48 già allora capaci di far entrare in un campo mistico che ci riguarda tutti.

A palazzo de Probizer e nei loggiati del Comune leaveva  fatte dialogare con il visitatore. Straordinaria la serie di sculture che Margherita Pavesi chiamava semplicemente "i miei legni". Imperdibili i tabernacoli-icona. Suggestive le tele: dentro ogni pennellata  ritroviamo oggi la sua grande energia interiore e la sintesi di un cammino che parte dall'icona per scomporre e ricomporre l'universo femminile. Un mondo spesso dilaniato, violato, oppresso, compresso.

Una lettura della tribolazione umana per svolgere un'acuta riflessione che lanciava sull'Homo Erectus e sull'Homo Sapiens una protesta contro le aberrazioni di cui è stato capace. In particolare per il colpevole dominio operato sul genio femminile. Senza mai scadere in uno sterile femminismo, Margherita invitava a riflettere.

"Questa mostra è per me un grande dono: mi consente di parlarvi di come nonostante tutto io creda ancora nella intima bontà dell'uomo" disse. "Ma l'esito perviene da una non comoda e facile percorrenza nel mondo corrotto".

La ricerca di Margherita Pavesi Mazzoni era scintilla viva. "Io so che posso farla diventare un fuoco per ricomporre il mondo e smussarlo, farlo tondo, armonioso, materno, ideale" diceva l'artista che ha sempre amato raccontare del suo cammino intellettuale sui sentieri dello Spirito, lavorando e sostando a riflettere in molti monasteri e luoghi dello Spirito, osservando anche lì donne piegate, tristi, dal capo torto. 

Si definiva pellegrina, lebbrosa e paralitica, mancante di tutto. "Siamo un po' tutte come Agar: sedotte, abbandonate, cacciate" un'analisi che l'artista aggancia alla realtà di uno spirito negato: quello femminile. "La Chiesa va male perché manca completamente la presenza femminile. Anziché essere il teatro della vita si riduce a fare il proscenio del mondo".

Vera e autentica, nella pittura come nella vita, Margherita Pavesi Mazzoni chiedeva al mondo di tornare ad essere di tornare sacrale e può farlo solo se alla donna viene ridata dignità regale. Ecco dunque la donna eretta, e il tema del "sentire l'altro". La donna nasce madre resta madre per tutto il suo tempo, dice l'artista. E i volti delle sue donne fanno comparire la dimensione viscerale della donna-madre, che proviene dalla frequentazione con l'arte africana.

Grande classe e artista di rango, Margherita. Una donna autentica, che si è raccontata e aveva affascinato nella costante ricerca del Bello, che è anche Vero. Ci mancherà.
(Corona Perer)




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