Nell'area disegnata da Renzo Piano (450 milioni di euro) venduti una cinquantina dei 300 alloggi. Business ancora in...salita

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Area Ex-Michelin il 6 ottobre 2011

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Il cantiere in numeri: 1 consorzio di 5 imprese 600 operai per un'opera che si aggira sui  450 milioni di euro

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sotto il rendering ad opera finita

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Albere:il business che non decolla

di Corona Perer

(Trento, 24 ottobre 2011) - Il collegamento con la città è ancora lontano: i due sottopassi che devono collegare il quartiere delle Albere al Trento sono al centro di una trattativa non facile. Anzitutto perchè c'è da bypassare la ferrovia, ma anche da discutere con Eni proprietaria di un distributore di benzina giusto nel bel mezzo di uno di questi. Tuttavia il cantiere procede, ma l'appeal sui privati resta debole. Il quartiere certo è stato disegnato dal più grande architetto italiano, ammirato, omaggiato (e invidiato) in tutto il mondo, ma...il sole è poco. Le palazzine saranno anche trasparenti e concepite per catturare la luce, ma in quel punto così vicino alla montagna tramonta molto presto. E poi non convince la massa edificata. Le foto del cantiere alla data del 6 ottobre scorso, dicono molto.

La riprova sta nel fatto che sono stati venduti soprattutto i 40 attici duplex, ovvero la porzione più costosa dell'edificato, quello ai piani alti che il sole possono averlo assicurato. Un mercato destinato ai privati danarosi che viaggia sui 4000-4500 euro a metro quadro. Se si calcola che ai piani alti i lotti non vanno oltre i 150 metri quadri si fa presto a fare i conti sugli assegni staccati dai facoltosi proprietari. Languono invece gli appartamenti ai piani intermedi, alcuni dei quali molto grandi (si arriva anche a porzioni di 200 metri quadri), tant'è che al momento Castello Sgr ha venduto solo il 15% degli alloggi: che sono 300.

Hanno perciò fatto rumore le strategie di marketing e pierre per implementare vendite e incassi, ed in particolare la cena-vip dedicata ai soggetti istituzionali con Provincia, Itas, Sindaco e Arcidiocesi ai tavoli (e tra loro i tre direttori dei quotidiani locali chiamati a darne giusta e congrua eco). La speranza è quindi neanche tanto velata: ovvero che possano intervenire massicciamente nelle acquisizioni nonostante il deciso no dei sindacati. Resta il fatto che metà delle vendite del Fondo Immobiliare Clesio, proprietario dell'area, è proprio istituzionale.

Ha comprato l'Itas (50 milioni per la nuova sede), e ha comprato il Vescovo con l'Isa (circa 20 milioni). La Provincia ha già speso 70 milioni per la sede del Muse. Questo non ha nulla a che vedere con gli appartamenti, tuttavia è notorio che abbia ipotizzato di dismettere vecchie sedi (peraltro di recente restauro) per acquistare su edifici più evoluti. Trattative sarebbero in corso da tempo per individuare proprio alle Albere la sede della Galleria Civica. Non vi è dubbio che in "quel" posto la Galleria si troverebbe accanto a Mart e Muse cioè naturalmente collocata in un sistema museale d'eccellenza. La proposta sarebbe da tempo sul tavolo di Franco Panizza assessore alla Cultura chiamato a dare una mano alla Fondazione pubblico-privata che in seno al Comune di Trento ha permesso di rilanciare lo storico Centro di Ricerca dell'arte contemporanea.

Per il resto chi comprerà? Per negozi e uffici sono pronte le Banche, ma per gli appartamenti sono poche le famiglie "attratte" dal quartiere di Piano. Da una parte la crisi e dall'altro anche l'immaginario collettivo. Lo slogan scelto per la campagna promozionale invitava a tornare a casa "in canoa". Roba buona per i single, sempre pronti all'avventura, ma niente di più infelice per chi ha a che fare con i ritmi cittadini, il baby-seggiolino, l'asilo, la scuola, il corso di piscina per i figli...

Insomma per chi vive nel pianeta reale l'avveniristica foresta, resta in realtà un quartiere massicciamente edificato, che ha da un parte la ferrovia e dall'altra l'autostrada e che lo stesso Piano non avrebbe concepito così come è, ma che così è diventato a suon di varianti e mediazioni. Su una cosa nessuno dubita: l'ex-Michelin sarà guardata da lontano come un biglietto da visita cantiere laboratorio di un grande architetto per pochi danarosi clienti, in attesa che i sottopassi lo rendano più vicino al cuore della città. E a quel punto arriverà anche il ceto medio.

Dulcis in fundo un richiamo alle dichiarazioni dell'architetto: anni fa definì etico e politicamente corretto che anche chi ha "meno" possa ambire a vivere in edifici di pregio. Il lusso, insomma, sarebbe un diritto come diceva qualche tempo fa la contestata pubblicità di un'utilitaria. Che fosse una profetica premonizione utile a preparare la strada all'Itea?

 

> La presa di posizione di SEL

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