Caso Orlandi: Emanuela e Mirella, due ragazze e due misteri
Mirella Gregori sparì il 7 maggio 1983, Emanuela Orlandi il 22 giugno dello stesso anno. Ora si ipotizza che il sequestro di Emanuela Orlandi sia legato a quello di Mirella Gregori, 16 anni, scomparsa un mese prima.
Entrambe avrebbero avuto a che fare con un finto venditore di prodotti di bellezza Avon, che propose ad Emanuela di distribuire volantini. I sequestri Gregori e Orlandi si intrecciarono, due mesi dopo la scomparsa di quest'ultima. Era il 4 settembre 1983 quando venne fatto trovare uno spartito di Emanuela, quattro giorni dopo la stessa persona (che nell'inchiesta viene indicato come "l'americano") inviò con la stessa calligrafia una lettera alla madre di Mirella, in cui si chiedeva l' intervento di Pertini per la liberazione di Agca.
Ferdinando Imposimato, oggi legale della mamma di Emanuela, non ha mai avuto dubbi sulla pista internazionale: «Le scomparse sono collegate: Emanuela fu presa per ricattare il Papa, la cui politica anticomunista non era gradita, e Mirella per convincere il presidente Pertini a concedere la grazia ad Alì Agca», afferma l' ex giudice.
Intanto, grazie anche della pressione venuta dalle firme raccolte dalla petizione lanciata da Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, si avvicina il momento per il Papa di lasciare il Vaticano.
"Domenica 25 febbraio Benedetto XVI si affaccerà da quella finestra per l'ultimo angelus del suo pontificato. Spero trovi il coraggio di dire quello che gli è stato impedito di dire per tre volte. Ricordare Emanuela e la necessità di far emergere la verità, questo sarebbe il vero segnale di trasparenza e voglia di cambiamento.
Domenica saro' in piazza, per l'ennesima volta a testa in su, aspettando quelle parole" afferma Pietro Orlandi.
All'epoca altre due giovani cittadine vaticane, figlie del comandante della Gendarmeria e dell'assistente di papa Wojtyla, finirono sotto protezione. La famiglia Orlandi però non ne venne informata. La pista del rapimento a scopo di ricatto politico-terroristico (per condizionare papa Giovanni Paolo II che aveva concesso fondi a Solidarnosc e avrebbe per questo subito l'attentato di Alì Agca due anni prima) è ancora la più credibile.
Negli anni Novanta tre rogatorie caddero nel vuoto e suscitarono polemiche. In rete è facile rinvenire le dichiarazione del vicecapo del Sisde, Vincenzo Parisi, quando dichiarò all'allora giudice istruttore Adele Rando: "L'intera vicenda Orlandi fu caratterizzata da riservatezza da parte della Santa Sede che, pur disponendo di contatti telefonici, non rese partecipi dei suoi rapporti la magistratura e le autorità di polizia. Le ricerche sono state viziate proprio per il diaframma frapposto fra lo Stato italiano e la Santa Sede".
Le nuove rogatorie, che potrebbero essere finalizzate a interrogare due cardinali ancora in vita (all'epoca con posizioni di rilievo) e il funzionario della vigilanza vaticana Raoul Bonarelli, al quale in una telefonata intercettata il suo superiore raccomandò di non riferire al magistrato che il caso "è andato alla Segreteria di Stato".
Pietro Orlandi lapidario non gradì che in uno dei passaggi padre Lombardi ricordasse che papa Wojtyla si era interessato perché gli fosse garantito un posto di lavoro. "Il mio lavoro non sarà mai merce di scambio con la vita di mia sorella. La battaglia per la verità va avanti".
Da ricordare anche la nota ufficiale del Ministro degli Interni: "Nessun ufficio dell'amministrazione dell'Interno venne interessato per rilasciare la documentazione necessaria per consentire la sepoltura di Enrico De Pedis nella basilica di Sant'Apollinare. La vicenda, ha ricordato il ministro, ''si inquadra in un contesto normativo che prevedeva, all'epoca, ai fini autorizzatori, un decreto del ministro della Sanità, di concerto con il ministro dell'Interno, previo parere del Consiglio di Stato'' per consentire la sepoltura di De Pedis. Ma le ricerche fatte, ha proseguito, "hanno consentito di accertare che nessun ufficio di questa amministrazione venne interessato: né la Prefettura di Roma, a cui sarebbe stato necessario indirizzare la richiesta di tumulazione, né la Direzione generale dei culti, che avrebbe dovuto esprimere il parere di competenza" disse la Cancellieri.
Padre Lombardi aveva detto che il Vaticano non ha nulla da nascondere (e nulla da dire). Ma ha sicuramente qualche silenzio di troppo. Il Papa dirà qualcosa prima di nascondersi al mondo?
(ultimo aggiornamento 20 febbraio 2012)
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