La sperimentazione di frontiera portata avanti a Rovereto

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L'allestimento nel mezzanino del Mart

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Ceramicoterapia in carcere

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"...non una scolastica esposizione di fine corso,
ma oggetti di pregevole fattura..."

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Carceri - Portare la meraviglia dietro le sbarre

(Rovereto) - I lavori esposti al Mart non sono affatto la scolastica dimostrazione di un percorso, ma autentiche e pregevoli espressioni d'arte. I colori e le geometrie light di Piet Mondrian aleggiano in alcuni vasi modellati dagli artisti, e su tela si può leggere la lezione che è stata fatta attorno a Chagall.

E' stato Gezzim, di origine albanese, a portare il saluto dei suoi compagni di cella in occasione dell'inaugurazione della mostra "Liberamente" nata da una felice collaborazione tra la Fondazione Lene Thun, il Mart e la casa circondariale di Rovereto.

Il Mart ospita fino al 30 gennaio 2011 nel mezzanino (il luogo di passaggio per eccellenza) i frutti di una sperimentazione di frontiera che non può passare inosservata e che è stata portata avanti dalla sezione didattica del Mart ed in particolare da Denise Bernabè che ne è la responsabile. Da volontaria cominciò a tenere lezioni di arte pittorica tra le sbarre dei carcerati.

Tutto questo è diventato un anno fa, un progetto vero e proprio, con uno sponsor (la Thun attraverso la sua fondazione) e un ente pubblico disposto a crederci e a investirci. Va detto subito che se non ci fosse stata la convinta adesione della direttrice Antonella Forgione e l'altrettanto convinta spinta della direttrice del Mart Gabriella Belli, tutto questo non avrebbe potuto avere un seguito.

E se si considera che i detenuti - pur di partecipare ai corsi del Mart - hanno rinunciato alla loro ora d'aria (anche in piena estate) per frequentare nove incontri da sei ore ciascuno, si capisce anche la portata di questa iniziativa. Oltre 50 ore dedicate alle arti pittoriche ed altre 30 alla ceramica hanno consentito ai detenuti di realizzare una cinquantina e più di opere d'arte esposte da ieri nientemeno che al Mart. Le 18 ceramiche, 3 opere collettive e 19 carte con varie tecniche pittoriche, dicono una sola cosa: l'arte può far rinascere la persona.

"Vedere questi lavori accanto ai capolavori di Modigliani e pensare che sono il frutto di qualche ora di supporto, è una grandissima emozione" ha affermato ieri il conte Peter Thun discendente della fondatrice della nota casa di ceramiche e figlio della contessa Lene Thun. "Mia madre fondò l'azienda con le sue mani, modellando argilla, e io non posso che emozionarmi di fronte a questa meraviglia" ha dichiarato.

Non di circostanza le parole espresse dall'assessore provinciale Franco Panizza e da Luisa Filippi assessore del Comune di Rovereto. Entrambi hanno sottolineato il valore di sperimentazioni come questa in uno scenario come quello del carcere dove riuscire ad attivare la motivazione è la prima fondamentale funzione se si vuole ricostruire un individuo e quindi considerare la pena come un occasione di rigenerazione della persona.

Lo ha detto con parole molto efficaci anche Antonella Forgione. "Siamo di fronte ad una meraviglia: stiamo festeggiando un'idea di libertà diversa. Quella che porta l'arte ad esprimere fantasie creative del tutto liberamente".

Come dire: gli uomini si possono incarcerare, ma non le loro idee e le loro potenzialità. Gezzim l'albanese, presente grazie ad un permesso premio - ha portato la sua speranza a nome di tutti i carcerati che hanno aderito con entusiasmo alla sperimentazione. Alle lezioni d'arte con laboratorio ha preso parte con altri 40 compagni detenuti tra donne e uomini, suddivisi in due corsi.

"A qualcuno può sfuggire l'utilità di ciò che sembra apparentemente inutile. Ma l'atto creativo è sempre un impulso vitale" ha commentato Denise Bernabè che in questo lavoro di formazione e di didattica dell'arte è stata affiancata da due artisti (Claudio Menegazzi e Matteo Boato) e da maestri ceramisti messi a disposizione dalla Thun (Giuseppe Marcadent, Maria Grazia Staffieri e Woldfdietrich Wieser).

L'allestimento al Mart conferisce ai pezzi un fascino particolare che esalta tecnica di esecuzione, scelte decorative e soluzioni artistiche via via adottate per ciascuna opera. Ma è quello che sta dietro a questo lavoro che è di enorme valore. Durante i due percorsi artistici i detenuti hanno infatti lavorato in un clima di reciproco rispetto ed emozione.

"Superata l'iniziale diffidenza, si è stabilito tra noi un clima molto positivo di piena collaborazione. Ho ricevuto da loro attenzione e grande rispetto" raccontava Denise Bernabè. A chi resteranno le opere? Qualcuno le ha volute per sé una volta riacquistata la libertà, altri potrebbero averne qualche riscontro economico.

"Potenziali acquirenti non mancano e si sono già fatti avanti" aggiungeva la responsabile della didattica del Mart.

"Si può pensare ad un'asta" ipotizza Antonella Forgione "ma non nascondo che ci sono degli aspetti burocratici di non poco conto da risolvere perché ciò accada, tuttavia qualora riuscissi a farlo ne sarei ben lieta". Opportunità accolta con favore dalla stessa direttrice del Mart Gabriella Belli. Molto forti le emozioni portate ‘dentro' e ‘fuori' dal carcere dai due artisti coinvolti Menegazzi e Boato. Un'esperienza personale molto toccante anche per loro.
(Corona Perer)

 

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