Una storia di femminile quotidianità: tre vite commosse e commoventi coi loro silenzi, le parole non dette, le prevaricazioni e il mistero chiuso... nel cuore

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Isabella Bossi Fedrigotti
Nel 1980 ha esordito nella narrativa con Amore mio, uccidi Garibaldi. In seguito ha pubblicato Casa di guerra (1983), Di buona famiglia (1991) che ha vinto il Premio Campiello, e Magazzino vita (1996); quindi, presso Rizzoli, Il catalogo delle amiche (1998), Cari saluti (2001), La valigia del signor Budischowsky (2003).
Nata a Rovereto, vive e lavora a Milano. E' vice-presidente del Mart di Rovereto. Scrive per il Corriere della Sera, tiene un forum sul Corriere on-line e scrive anche per SENTIRE.

ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI e il primo figlio

(Milano, agosto 2008) - Col suo linguaggio terso e lineare Isabella Bossi Fedrigotti narra una storia di femminile quotidianità - tre vite commosse e commoventi coi loro silenzi, le parole non dette, le prevaricazioni, il mistero tenuto chiuso nel cuore dove sempre dimora la speranza della gioia - creando tre figure mitiche e senza tempo.

"Il Primo figlio", edizioni Rizzoli, presenta una trama, sottilmente indagatrice, che entra dentro le pieghe di tre donne di estrazione sociale, educazione, età, nazionalità diverse - ma simili nel loro destino di mal amate, ritenute minorenni tutta la vita o forzatamente adulte fin dall'infanzia.

Sono loro le protagoniste di una vicenda che dai primi del Novecento arriva agli anni del secondo dopoguerra. Eppure le storie di Teresa, Maria e Sofia trovano il loro corrispondente in situazioni di oggi anche se al posto di una ragazza del nord Italia, che va a servizio, potrebbe esserci una ragazza moldava o ucraina e al posto della bambinaia tedesca, come usava fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, una sudamericana. L'universo femminile sembra essersi incastrato in un meccanismo circolare e apparentemente inalterabile, perché immutate sono la arrendevolezza, il desiderio di affidarsi, il bisogno d'amore delle donne, come immutate sono le condizioni sociali che ne determinano i percorsi di vita.

Le tre protagoniste sono legate, in modi e con motivazioni e risultati diversi, all'infanzia, vero e proprio centro focale delle loro storie. Nei figli - mancati, mancanti o strappati alla madre perché non legittimi - e nella loro cura le tre donne trovano inizialmente la ragione della loro vicinanza, poi, il motivo di una sincera solidarietà.

Isabella Bossi Fedrigotti, nata a Rovereto, vive e lavora a Milano. E' giornalista al "Corriere della Sera", scrive su argomenti culturali e di costume e tiene da anni rubriche di corrispondenza con i lettori. Ha un suo forum sul sito del "Corriere della Sera". Tiene inoltre una regolare rubrica su SENTIRE web fin dall'esordio del nostro giornale.
(C.Perer)

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