La memoria della montagna

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"Montagna", Albino Rossi

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Particolare di un'installazione

Albino Rossi e la memoria

di Lara Zavatteri

Forte Strino è di per sé un luogo della memoria, insieme agli altri forti disseminati sul territorio di Vermiglio: forte Zaccarana, Pozzi Alti, Mero e fortino Velon, un tempo collegamento con Strino. Tutti costruiti a cavallo tra ‘800 e ‘900 ed utilizzati nel corso del primo conflitto mondiale dagli austriaci.
Quest'estate il forte ospita la personale dell'artista solandro Albino Rossi "Memoria della montagna" nell'ambito delle iniziative volute dall'associazione "Storia e memoria di Vermiglio" per commemorare il novantesimo dal termine della Grande guerra in collaborazione con la Galleria d'arte contemporanea Buonanno di Mezzolombardo.
Trenta opere che riprendono i soggetti preferiti dall'artista quali montagne, alberi, genziane. Queste ultime sono protagoniste dell'installazione che accoglie il visitatore: novanta genziane come novanta sono le primavere trascorse dalla fine della Guerra bianca, genziane nere tranne l'ultima, in basso, a simboleggiare il 2008. Un modo per far passare messaggi mai scontati come la necessità di non perdere la memoria di ciò che è stato, anche se si tratta di fatti tragici, ricordando che Vermiglio fu toccato in maniera particolarmente crudele con l'evacuazione di tutti gli abitanti verso Mitterndorf, in Austria superiore, nel 1915, in un campo dal quale chi non perì tornò solo diversi anni dopo. 
Opere che parlano di come anche la montagna e i boschi sono stati mutilati, feriti dalla guerra, testimoni muti di una carneficina indescrivibile. Alberi che, recisi, abbattuti dai bombardamenti, in alcuni casi portano ancora oggi qualche traccia di quel tempo conservando le schegge nell'esile corazza del loro tronco. Montagne che non sanno parlare, ma che hanno visto tutto.
I colori utilizzati, nero e bianco, riportano alla mente l'essenzialità della natura ma anche il passato ripreso nel presente da Albino Rossi. Sono opere che vanno al di là delle caratteristiche naturalistiche dei soggetti che diventano simboli di ciò che è stato, di un dolore condiviso tra gli uomini e l'ambiente, di una memoria che deve rimanere viva. 

(Vermiglio, TN - 22 luglio 2008) -

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