JUDITH HERMANN "Alice"
di Corona Perer4 febbraio 2012 - Non aspettatevi il mondo colorato di una Alice nel paese delle meraviglie. Tutt'altro. E' una Alice nel profondo buio, nel nero della morte. Non la sua, ma quella che la sfiora con il venir meno delle persone care che ha amato. Ma di quell'amore (semmai passione c'è stata) sembra proprio non essere rimasto nulla.
Eros e Thanatos è un topos letterario frequente: a fare la differenza è come lo si narra. "Alice" di Judith Hermann, sceglie il freddo glaciale. La scrittrice berlinese 'inanella' nel libro cinque racconti che però diventano un tutt'uno sui temi dell'amore e della morte.
L'autrice compie un percorso doloroso, lo stesso che deve compiere chi sopravvive per ricominciare la propria vita, lasciando andare chi non c'è più, senza dimenticare ma senza farsi condizionare dal ricordo: per sopravvivere.
"Alice" narra la morte con occhi femminili freddi ed algidi ma ogni racconto/capitolo è centrato su un uomo che Alice ha amato, che ha segnato la sua esistenza e che muore. La domanda che domina il libro è: come cambia la vita, cosa rimane dell'amore quando le persone non ci sono più?
Alice sembra transitare nei cimiteri della sua anima senza sostare più di tanto per una preghiera o un sentimento di compassione. Sosta e basta, guarda, descrive. Nessuna emozione. Il freddo della morte diventa il freddo di una scrittura che è volutamente distante dall'oggetto.
"Come nei quadri di Hopper" indica l'editore (edizioni Socrates ottobre 2011). Analogia perfetta: perchè il lettore incontra uno stile sobrio e veloce, che rifiuta i rituali del dolore. Il deceduto resta invisibile ma presente: nessuna emozione, nessuna lacrima, nessun contatto. I personaggi prendono corpo da pochi tratti di penna, descrizioni di cose, gesti, azioni, contesti.
Judith Hermann è nata a Berlino nel 1970. Alice è il suo terzo libro. Ha studiato giornalismo e al termine della formazione è andata a New York dove ha vissuto e lavorato per sei mesi. Tornata a Berlino con alcuni suoi racconti ha vinto il concorso per la borsa di studio Alfred Döblin. Nel 1999 esce la sua prima raccolta di racconti Casa estiva, più tardi (tradotta in 17 lingue e premiata).
Nel 2003 pubblica "Nient'altro che fantasmi" che raggiunge in poche settimane la vetta delle classifiche dei libri più venduti in Germania e otttiene un ottimo successo in Italia (nel 2006 l'omonimo film di Martin Gypkens).