Cecilia Chailly, la vita dentro
di Corona Perer
(luglio 2008) - Ama il Trentino, ci è quasi cresciuta. Ama l'arpa ma per l'Amore potrebbe anche metterla in secondo piano. Bello ascoltarla, più bello ancora incontrarla.
Nell'intervista e nel dopo-concerto di Rovereto, Cecilia Chailly si è concessa al suo pubblico con spontaneità e naturalezza che sono le sue principali doti.
Scrive, dipinge, compone, suona, musica, canta. Ed è pure manager di sè stessa. Perchè lei affronta la vita così: con entusiamo, voglia di vivere. E niente le costa fatica. A Rovereto ha suonato nell'agosto scorso per aiutare i bambini di Gatumba e per la loro scuola che si è gemellata con l'Arcivescovile.
Un concerto intenso, partecipato, finito giusto in tempo, prima che si scatenasse il finimondo.
Cecilia Chailly, aveva appena ultimato il suo bis richiesto a gran voce dal pubblico, che un violento acquazzone si è scatenato su Rovereto. Grandi emozioni lungo tutto il percorso musicale. La celebre musicista, ha regalato al pubblico, con generosità e maestria (nonostante un forte mal di schiena avesse fatto temere poche ore prima per lo svolgimento del concerto), molte chicche come il brano finale dedicato alla madre cantato con la voce tenera di una bambina ancora alla ricerca della tenerezza. Molto del repertorio offerto nella rassegna dei Concerti del Chiostro ha spaziato tra i brani di "Alone" scritto in Trentino e dedicato al padre Luciano, direttore d'orchestra.
"C'è una Valle" è dedicata alla Valle di Ledro dove sono legati molti suoi ricordi d'infanzia. Grande pathos epico nel Dies Irae, suonato con più strumenti. La musicista, che ha da poco licenziato il suo terzo album, ha alle spalle collaborazioni importanti, da Cage a De Andrè, Mina. Dalla. Durante lo spettacolo ha letto alcuni brani del diario privato del padre e ha ringraziato i roveretani per l'incontro musicale segnato da affetto e intima partecipazione. Il Chiostro dell'ex-convento di san Rocco è sembrato più bello che mai e l'arpa elettronica ha contribuito a renderlo magico. Cecilia Chailly al repertorio ha aggiunto delle parti ritmiche per le danze d'ispirazione primitiva di Antonella Morassutti, artista creativa e nipote di Dino Buzzati.
"Alone" è stato concepito in Trentino. Quale è il sentimento che questa terra le suscita in primis?
In trentino vengo da sempre; i miei genitori si conobbero in Valle di Ledro e da sempre ci siamo venuti in villeggiatura. Il sentimento principale è il piacere del silenzio e la pace delle vette.
Cosa rappresenta per lei il Trentino?
I ricordi più belli della mia infanzia, il senso di collettività, la condivisione di momenti felici a contatto con la natura, lo spirito della montagna insomma...
Lei scrive libri di successo, dipinge, fotografa e naturalmente compone musica. A Rovereto canterà anche. C'è qualche altra dimensione di Cecilia Chailly che non conosciamo?
La manager di me stessa, che mi occupa molto tempo, e in questo periodo la produttrice discografica, del mio prossimo album in lavorazione. Poi c'è l'eterna fanciulla, che prende ispirazione un po' da tutto....
Nel suo blog c'è passione, energia, spontaneità. Cos'è che la carica di più?
La ringrazio per aver colto quegli aspetti della mia personalità... Mi carica l'esistenza in sé stessa, il contatto con le persone e gli affetti più vicini. La mia sensibilità filtra un po' tutto, con il mio punto di vista soggettivo al quale cerco sempre di essere fedele, costi quel che costi...!
Il suo romanzo "Era dell'Amore" ha avuto successo soprattutto in Germania. Come se lo spiega?
Forse nella cultura tedesca la visione dell'amore romantico ha radici più profonde, c'è una vasta letteratura a riguardo; forse i temi della fedeltà e della lealtà in amore non sono considerati obsoleti, come a volte capita qui. Ma dalle risposte dei lettori italiani, penso siano valori ancora molto apprezzati anche in Italia, nonostante tutto.
Cosa conta di più nella sua vita: l'arpa o l'amore?
L'amore! Che poi traduco in note sull'arpa.
Lo strumento più antico e mitico con la tecnologia. Lei usa un'arpa elettrificata: quale è la specificità di questo strumento?
Ho suonato per anni l'arpa elettrica; attualmente sto usando l'arpa acustica elettrificata con dei microfoni a contatto per avere il suono classico amplificato nelle risonanza "antiche" o mitiche come dice, che talvolta trasformo in un suono più moderno, con effetti come wha wha e distorsore. Ma mi sto interessando ad un nuovo strumento... ve ne parlerò appena l'avrò incontrato...
Domanda classica, banale persino fastidiosa per chi la formula, eppure necessaria: i progetti futuri di Cecilia Chailly...
Il nuovo album al quale sto lavorando, sintesi della mia ricerca sull'arpa e la voce; poi mi metterò a scrivere, forse anche per una mia performance di teatro musicale. Ci sono anche dei miei video che vorrei montare...tempo permettendo
Ho trovato nel suo blog una bella riflessione sulla semplicità scambiata per ingenuità se non sprovvedutezza. Come difende la sua libertà in un mondo come quello dello spettacolo dove le regole del mercato possono condizionare la naturalezza?
E' la mia lotta quotidiana; una bella sfida che prendo come applicazione pratica al lavoro interiore, spirituale e artistico che faccio da sempre. Un percorso faticoso, spesso solitario, ma che mi da comunque delle belle soddisfazioni.
Lei a 17 anni era già prima arpa della Scala di Milano; la sua bravura è indiscussa, ma molti bravi giovani sono costretti a un lungo precariato soprattutto nella musica d'arte. Quanto ha inciso il nome che porta?
Il precariato per la musica e per la ricerca vale per tutti, da sempre. Certamente la famiglia mi ha introdotta molto presto nel mondo artistico, mi ha dato una impostazione classica di fondo che resta indelebilmente nei cromosomi; ma dal punto di vista delle aspettative altrui, delle invidie e delle relazioni mi ha anche complicato la vita. Inoltre dico sempre che sono andata a vivere da sola molto presto, e non ho avuto aiuti né economici né pratici. Questo ha comportato una autonomia totale della mia vita, e nessun vantaggio professionale. Anche quella prima prova alla Scala fu una sfida; in un mese ho dovuto imparare lo Schiaccianoci, me lo chiese la mia insegnante, allora prima arpa alla Scala; mi disse di non preparare l'assolo perché l'avrei suonato solo alla prova generale, ma a me lo chiesero alla prima prova. Per fortuna l'avevo studiato lo stesso!
Quale tra gli artisti con cui ha lavorato l'ha maggiormente colpita?
Fabrizio De Andrè.
E con chi vorrebbe confrontarsi?
Con Sting, che ho come amico, ed Eric Clapton, con il quale vorrei tanto suonare un blues!
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