Paolo Aldi, tra Hiroshima e Nagasaki
(Rovereto 8 agosto 2008) - "Ho sentito la necessità di creare due opere che vogliono ricordare, offrire un pensiero di umanità per rinsavire, per contribuire a far avanzare l'idea e la volontà di mettere al bando le barbare armi di distruzione totale, è ancora possibile".
Per ricordare Hiroshima e Nagasaki il fotografo Paolo Aldi ha presentato nel suo atelier di Via Rialto alcune opere sul tema.
"Di Hiroshima di quel lampo, di quel fungo, di quelle 240.000 persone è rimasto nulla, solo qualche fotografia. E il tempo è finito. Un bum, un attimo e il tempo per loro è finito. L'orologio è sopravvissuto, ma il tempo si è fermato" dice Paolo Aldi.
"Si muore tutti i giorni di malattia, arrotati da una macchina, cadendo da un ponteggio, tanto quanto si può morire per mezzo di un ordigno di sterminio di massa. Una morte è uguale all'altra, morire è comunque morire. Un'arma atomica però fa una strage, fa scomparire un mondo, una guerra atomica è la fine del mondo e questa è differenza. Sono passati 53 anni da quel 6 agosto giapponese. Dopo sono venute Nagasaki e centinaia di migliaia di testate atomiche".
Proprio per questo è necessario ricordare. Le opere di Paolo Aldi e il pomeriggio di riflessione nascono da questo desiderio.