STEFANIA VITALI e il libro del Silenzio
di Guglielmo Vasto
(Ronzone 20 agosto 2008) - Citazioni da poesie, romanzi e testi. Definizioni, analisi e ascolti. Il "Libro del Silenzio" edito da Nuova Argos è stato presentato nei giorni scorsi a Ronzone. Lo ha scritto Stefania Vitali, diploma in pianoforte. Non è solo una somma di citazioni sul silenzio, ma qualcosa che vuole espandere il più possibile il sonoro e diffonderlo anche attraverso altre esperienze, letterarie e no. Non vuole essere un invito a ritrarsi dal mondo del sonoro, per allontanarsi dal frastuono del vivere quotidiano. Magari lo è ma solo in parte. In realtà vuole essere un invito ad un ascolto più differenziato ed attento della varietà acustica che ci circonda, nella natura, nella vita di tutti i giorni, nel pubblico, nel privato, fino al sonoro solo apparentemente silenzioso che si nasconde nei recessi della mente. Non è nemmeno una storia del silenzio, non dà consigli spirituali. È un invito ad aprire le orecchie su alcuni fatti e fenomeni che altrimenti potrebbero rimanere inascoltati. "Il mio invito, attraverso questo libro è un invito all'ascolto, in genere, e ai silenzi , in particolare" dice l'autrice che è nata a Ravenna ma vive a Roma e in questo libro mette anche la sua esperienza di musicista.
"Bisognerebbe ascoltare il silenzio" afferma. A SENTIRE non poteva non interessare un libro di questo tipo.
Come ti è venuta l'idea di scrivere un libro sul silenzio?
Dalla curiosità di scoprire se il silenzio fosse mai stato studiato. Il mondo dei suoni è per me studio e lavoro. Così, durante i miei ‘ascolti' del sonoro ambientale, mi capitava di pensare al silenzio come sonoro da ascoltare e come sonoro da studiare.
Quale metodo hai deciso?
Prima di tutto dovevo ‘studiarlo', a cercare bibliografia, a ‘sentirlo' nelle sue più svariate situazioni, ambientali e non. Ma, soprattutto, ho iniziato a considerarlo come un sonoro da ascoltare, un ‘diverso' sonoro da ascoltare, non come un'assenza o un nulla acustico
Cosa hai constatato?
Quando si parla di silenzio, ci si riferisce sempre ad un silenzio relativo: la più o meno improvvisa cessazione o pausa o assenza di alcune forme di sonoro, mentre altre continuano ad agire; cessazione, pausa o assenza che permettono di ascoltare, in modo cosciente oppure distratto ed automatico, le altre forme di sonoro che continuano a permeare l'ambiente. Il silenzio si costituisce dunque come un confine, un limite, una soglia; ma non un confine tra presenza ed assenza, bensì un confine tra modalità sonore diverse; una varietà, appunto, del sonoro. Ma per essere esatti il termine ‘varietà' va inteso al plurale, non al singolare.
Quanti silenzi esistono?
Esistono grandi varietà di silenzi, in fondo tanti quanti possono essere i sonori stessi.
Ho cercato di esplorare il silenzio nelle sue più innumerevoli sfaccettature, dove la grande distinzione - ma il confine come sempre non è netto - fra i silenzi della natura, e i silenzi del sociale opera una sorta di prima, grande classificazione dei vari tipi di silenzio.
Come è il silenzio sociale?
E' un silenzio non solo ‘fisico acustico' ma anche simbolico, metaforico, allusivo, evocativo, che sorprende sempre più nella sua continua e forte presenza. I silenzi della voce e dunque della parola, quelli delle emozioni, i silenzi come inevitabili o evitabili oblii nella memoria del passato, il silenzio in religione e filosofia, nella pittura, nell'architettura, nella musica, e altri ancora.
Quale è il tentativo del libro?
Indicare una grande varietà di temi, e dunque di ascolti possibili, sui quali mi soffermo, o semplicemente evoco, o indico all'attenzione del lettore/ascoltatore. Mia intenzione è stata quella di indagare il silenzio nelle sue più svariate manifestazioni, non ho voluto legare il silenzio ad un solo argomento.
Anche religione e filosofia sul silenzio?
Certo, silenzio e linguaggio, ma anche le problematiche relative al silenzio nell'ambiente e dunque all'inquinamento acustico. Io ho cercato di esplorare altre situazioni ‘silenziose' proprio per evidenziare una della caratteristiche del silenzio, il suo essere permeabile e duttile.
E in arte?
C'è il silenzio nella pittura e nella scultura, arti ‘silenziose' sì, a differenza della musica, ma capaci di evocare silenziosamente suoni, rumori e voci ma anche altri silenzi o silenzi di altri; il silenzio in architettura, che costruisce spazi dedicati espressamente al silenzio: biblioteche, musei, nel silenzio dei quali si riesce a far risuonare antiche parole; e non può certo mancare una parte dedicata alla musica: possiamo notare come nella musica contemporanea il silenzio abbia a volte assunto il ruolo di protagonista, e non quello che tradizionalmente gli compete come pausa o sfondo per l'emergere di un qualche suono particolare.
Hai dedicato un capitolo anche al silenzio legato all'Emozione. Come lo vedi?
Come uno spazio inesplorato per un sonoro di forte impatto, causa ed effetto di tante emotività.
E il silenzio della Natura?
A dire il vero il tanto decantato silenzio della montagna è in realtà pieno di suoni come il soffio del vento, o addirittura il fragoroso movimento dei ghiacciai: fruscii e folate solitarie lambiscono lo scalatore che ascolta le ali vibranti dell'aria fino a quando non arriva ai ghiacciai. Apparentemente immobili e silenziosi, questi in realtà non si fermano mai, scricchiolano, tuonano sulla roccia come un continuo rantolo al cospetto di silenziosi paesaggi. Anche laddove la situazione per il silenzio potrebbe sembrare la più propizia, essendo questo protetto da strati e strati di roccia, nel cuore delle grotte, si nascondono i gocciolii delle stalattiti e i fragori dei corsi d'acqua sotterranei
Nel libro c'è anche una ‘antologia'...
Sì ho pensato di indicare parte delle opere consultate ed utilizzate nella redazione del libro che vengono sinteticamente descritte o ne vengono riportati brevi brani
Cosa non si fa con il silenzio?
La più semplice: non lo si ascolta.