Jelena Vasiljev e lupi, a Napoli
(Napoli, 20 marzo 2009) - L'avevamo vista a Villalagarina (Trento) nell'agosto 2008. Ieri ha inaugurato a Napoli dopo l'altra bella mostra di Torino sui corpi ingessati.
In collaborazione con Gagliardi Art System, Torino, Franco Riccardo Artivisive presenta infatti Hic sunt lupi, la personale dell'artista Jelena Vasiljev che racconta l'Homo Homini Lupus. L'esposizione propone al pubblico napoletano l'installazione a suo tempo ospitata da Palazzo Libera composta da diversi lupi in gesso e numerosi disegni che per anni hanno occupato il lavoro dell'artista nonchè la video-installazione della performance HIc Sunt Lupi (Pensavo di essere un lupo) del 2006.
L'opera di Jelena si ispira ai versi del poeta serbo Matija Beckovic. Per chi viene dall'ex Jugoslavia, il pensiero artistico non può che soffermarsi sulla tragedia, ancora fresca, di quel popolo, e sulle ferite fratricide che simbolicamente rimandano a quelle di tutta l'umanità.
Nata a Zrenjanin, in Serbia nel 1976, è partita per domandarsi un angosciante perchè: homo homini lupus, perchè un popolo - e tutta l'umanità- debba alimentarsi continuamente e irrimediabilmente del proprio stesso sangue. Sono passati quasi dieci anni dalla fine delle ostilità negli stati un tempo uniti sotto la Federazione jugoslava: ma ancora oggi il sangue non cessa di scorrere.
Dal Kosovo, ultimo atto di un processo centrifugo drammatico, alla Georgia, che proprio sull'esempio della piccola repubblica ex-serba ha visto il suo tragico sbocco nella guerra lampo delle ultime settimane condotta dalla Russia nei confronti dello stato caucasico. Le installazioni d Jelena Vasiljev sono "opera di un sofferto distacco", ha detto di lei Francesca Fiorella, curatrice della mostra trentina di Promart.
La storia non è data, non è date. La storia è ancora nei diari, nei racconti di chi è testimone (la narrazione come antidoto alla morte). Questo si può fare: raccontare. Perché è più vicina al vero la storia condotta attraverso i ricordi della gente e le sue vicende, piuttosto che la vita e il suo procedere dedotte da date e luoghi segnati in qualche archivio scientifico. "Alla storia che imita la vita si oppone la vita che fa la storia" commenta ancora la curatrice.
(Testo: C.Perer-D.Filosi)
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