Se ne è andato Domenico Talamoni che al Mart aveva portato il suo scrigno...informale. Ecco l'intervista che avevamo realizzato due anni fa

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Domenico Talamoni e una delle sue creature

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Domenico Talamoni, la scomparsa di un collezionista innamorato

di Corona Perer

(luglio 2008) - Con Eurasia, l'arte tedesca contemporanea, un importante segmento di collezionismo sull'arte informale, la scultura di Capitano e un trittico storico sul ‘900, l'estate del Mart è stata di assoluto rilievo. Ora scaldano i muscoli gli impressionisti. Presto vederemo i capolavori che stanno arrivando dal Israel Museum di Tel Aviv. Ma la raccolta Talamoni ha dato l'occasione di incontrare una storia bellissima. Quella di Domenico Talamoni, collezionista innamorato. Ad ammirare l'allestimento sull'informale europeo, c'era anche lui. 
Imprenditore brianzolo di 80 anni, dice che le sue opere valgono una sola lira, ma nessuno la possiede. Infatti lui non ne venderebbe una. Le ha acquistate per passione, non certo per business. E' rimasto lontano dalle grandi aste record, perché non era quello che cercava, ma ha saputo fare ciò che è proprio ad ogni vero collezionista: comprare al momento giusto l'artista giusto. La sua collezione di almeno 800 opere ha un valore incommensurabile: Klee, Kandisky, De Chirico, Savino, Campigli, Mirò, Sutherland. L'informale italiano da Burri a Fontana, Vedova, Manzoni, fino a Schifano. E poi tanti, tantissimi Melotti. Una scultura è persino nel giardino della sua villa. Alta sei metri, e tutta per lui. La realizzò il grande artista del quale fu amico ed oggi è certamente il maggior collezionista. Uomo schivo e di poche parole, ieri si diceva commosso dove solo una parte del suo immenso giacimento d'arte è esposto al piacere di tutti. "Ottimo allestimento, sono ancora più belle di quando me le godevo in casa. Mai viste così, è il posto più bello in cui stare". Al Mart ne ha dato in deposito 190. L'acquisizione fa ricco il Museo di capolavori sull'informale. "Ce li siamo scelti e ci daranno la possibilità di dar vita a importanti mostre" ha detto ieri la direttrice Gabriella Belli che con i Talamoni aveva in atto contatti da tempo.
Domenico Talamoni appare per quello che è al Mart: un collezionista innamorato. La moglie Giuseppina e una delle due figlie, Luisa, lo ascoltano. "Per noi il vero artista è lui. Ci ha fatto crescere nel bello e abituate a coesistere con formale e informale, che è un modo per guardare al mondo".  I record mondiali delle grandi case d'aste lo lasciano del tutto indifferente. La "Danseuse" di Severini (un olio del 1915) battuta a 15 milioni di sterline da Sotheby's a Londra lo fa ridere. Il magnate russo Roman Abramovic per un Francis Bacon ha sborsato 54,7 milioni di euro. "Dicono che investire in arte è il loro divertimento e nel dirlo si sentono intellettuali" provochiamo noi. Domenico Talamoni sorride. "Tutte cose che non mi riguardano, io compro arte per puro piacere".

Signor Talamoni, quando ha pensato di dare le opere al Mart?
Il rapporto viene da molto lontano. Io sono un costruttore, me ne parlò Botta ancora che il museo fosse inaugurato, ma fu la direttrice Belli ad affascinarci.

Ma quando ha deciso che sarebbe stata la nuova casa delle sue opere?
Credo di averlo sempre pensato. I miei "Testimoni velati" di Melotti erano qui già nel 2002.

Ma quante opere possiede?
Circa 800, 2000 se contiamo anche i disegni. Al Mart ne ho consegnato circa 200. Il resto me lo godo ancora un po'.

Dove erano queste opere prima di giungere al Mart?
Sulle pareti di casa. Io l'arte me la godo così. Ora ho le pareti vuote. Non ho ancora messo su nulla, prima devo imbiancare, poi tirerò fuori il resto

Ma quanto è grande la sua casa?
Diciamo che è spaziosa

Compra ancora?
Ho rallentato il ritmo, la frenesia.

Era anche un modo di investire?
Non conosco questa parola. Io compro, non vendo. Per me l'arte è solo passione

Lei però ha messo insieme un capitale...
Non è un capitale. Non per me. Non venderò mai, semmai presto. "Interno Metafisico" di De Chirico ha girato il mondo. In questo momento al Pirellone di Milano ci sono 25 opere in mostra. Ma vendere no: questo mai.

Come inizia il suo rapporto con l'arte?
Molto presto. Ogni tanto arrivavo in casa con un quadro, lo nascondevo a mia moglie e poi lo tiravo fuori al momento giusto.

La sua famiglia ha condiviso questo amore?
Sì, hanno capito che ciò che stavo facendo aveva un valore immenso per me e costituiva un valore estetico per tutti.

Di quale artista ha il ricordo più bello?
Del vostro Melotti. Era tra i miei preferiti. Ho la fortuna di potermelo contemplare in giardino, dove conservo "Il viaggio della luna"

Che cos'è per lei l'arte?
Una dimensione estetica che ci aiuta a guardare il mondo con occhi diversi.

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