"Schmid mio marito" - Grazia Corradini Schmid racconta la ricerca artistica del marito a trent'anni dalla morte e all'indomani dalla presentazione del catalogo ragionato da dove emerge la matematica...del colore

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"E' stato un amore che prosegue" dice la vedova, Grazia Corradini Schmid

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Un'opera di Aldo Schmid - Senza Titolo

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Grazia Corradini Schmid con la figlia

Aldo Schmid: esce il catalogo ragionato

(Rovereto, 5 maggio 2008) - La critica d'arte Riccarda Turrina scrive: "...forse il suo sogno era quello di raggiungere un grado di armonia, perfezione e bellezza che, dosando i colori,  portasse nel quadro lo spazio infinito del divenire".
La straordinaria vicenda umana di Aldo Maria Schmid ancora emoziona gli studiosi per la complessità della sua ricerca, per gli esiti, per il metodo con cui la portò avanti. "Uno scienziato del colore" ha detto nei giorni scorsi Toni Toniato. 
L'artista trentino del quale è stato presentato nei giorni scorsi ad opera del Mart il primo vero catalogo ragionato, pietra angolare per futuri studi critici sulla sua opera, era nato a Trento, nel 1935, da una famiglia di antiche origini viennesi.
A raccontarci qualcosa di una vicenda artistica unica quanto anomala, è la vedova, signora Grazia Corradini, che si commuove al ricordo del marito. Alle pareti di casa ci sono le opere che riassumono lo studio dei colori complementari ed il rapporto fra colori primari e secondari che dominò gli anni '70. A Milano Aldo Maria Schmid aveva frequentato l'ambiente degli artisti e architetti, sostenuto dall'amico trentino Luciano Baldessari. L'analisi delle interferenze fra i contrasti e la fusione di colori, secondo progressive trasparenze e gradualità di pigmenti lo avevano portato a "Non Nero" lo studio sulle permutazioni del colore e sulla sua energia. Un apparecchio elettronico l'avrebbe misurata e un volume sulla teoria del colore avrebbe contenuto la sua ricerca. Ma un incidente lo fermò.

Sono trent'anni che è mancato suo marito. Come lo ricorda?
In questi anni è stato lui a lenire il mio dolore. Glielo confesso: mai avuto nostalgia. Io mi alzo e lui mi è vicino con le sue opere, la sua energia mi ha sempre aiutato. Il ricordo più bello? Averlo avuto come marito

Il catalogo ha avuto una lunga gestazione, vero?
Ci ho messo 30 anni! Si tratta di un lavoro di decenni che non avrebbe potuto venire alla luce se non mi fosse stato suggerito di raccogliere tutte le tracce del lavoro svolto in Italia e all'estero da mio marito all'indomani della morte da Toni Toniato. Ma se ora lo abbiamo è perchè il Mart lo ha fortemente voluto e di questo non posso che esserene grata ai vertici del museo.

Cos'è per lei questo catalogo?
Una grande soddisfazione, persino un sollievo dopo 30 anni di lavoro e in qualche modo è la testimonianza di un grande amore. Siamo cresciuti insieme, ci conoscevamo da sempre, il suo lavoro era la sua vita ed anche la mia. Ho sentimenti di grande riconoscenza per la direttrice Gabriella Belli che ha diretto scientificamente il lavoro e la dottoressa Boschiero che lo ha coordinato e Riccarda Turrina naturalmente per il suo saggio critico. "Il catalogo che uscirà presto non lo abbiamo fatto solo io, il Mart e Riccarda, ma anche loro: Christian e Sonia erano piccoli quando partivo per ricercare lungo l'Italia le opere di Aldo.

Lei conosceva da sempre quello diventerà suo marito. Ci parli dell'inizio artistico..
Fu precoce. A 17 anni Schmid dipinge cieli e acque, case e barche, paesaggi veneti e atmosfere di triste abbandono (siamo fra il '52 e il '56). La figura compare più tardi: pescatori, operai, uomini comuni, figure isolate.

C'è un momento che segna la svolta?
Nel '57 l'incontro importante con Virgilio Guidi: da lì in poi indagherà il colore come luce. L'inizio di uno studio che un drammatico incidente ferroviario interruppe per sempre.

Lei ha conservato una parte di questi studi?
Sono rimasti i suoi manoscritti, ma mancano le sue conclusioni, il mio sogno è poterlo pubblicare un giorno

Quanti quadri ha riconcorso per questo catalogo?
Almeno un migliaio, in giro per l'Italia sulle tracce dei contatti che Aldo aveva intrattenuto con critici, galleristi, collezionisti e soprattutto con gli artisti che avevano messo al centro della loro opera il problema umano nella sua totalità.

Era un artista che si muoveva molto per incontrare l'arte, non è vero?
Sì, Poco più che ventenne aveva compiuto molti viaggi a Vienna, in Germania e Olanda, per conoscere l'espressionismo tedesco e l'astrattismo di Mondrian. Nel ‘59/60 frequentò i corsi di Kokoshka alla "Schule des Sehens" di Salisburgo.

Quale fu la stagione più importante in questo cammino artistico?
Gli anni '60 furono anni di assidui contatti con l'ambiente veneziano (Deluigi, Vedova, Tancredi e il gruppo della rivista d'avanguardia "Evento") verso i primi studi su luce e movimento con l'impiego di tele sensibilizzate e mezzi fotomeccanici. Le teorie sul colore e delle espressioni da Seurat a Matisse, da Mondrian a Max Bill

Il passo successivo?
Aldo allargò gli scambi con gli artisti che conducevano ricerche di ordine percettivo, cercando la purezza formale, indagando la geometria (che prenderà corpo su arazzi e feltri colorati). Incontrò l'artista giapponese Abe Nobuya e costituì ‘Illumination'  il gruppo che pone come scopo la ricerca delle metamorfosi del colore nell'astrattismo.

Cosa ricorda di quei giorni?
Stava ore chino a studiare e sperimentare. Lo aiutai a realizzare i cubi di colore. Ne fece 50. Lo aiutai anche a catalogare le 720 permutazioni di colore che aveva calcolato.

La storia si è fermata su un binario. Cosa stava facendo in quei giorni suo marito?
Stava andado a Roma, per discutere con l'editore che doveva pubblicare la sua teoria sul colore. L'ultimo vetrino dell'apparecchio che avrebbe misurato il calore dei colori era ormai in consegna. Me lo diede il giorno dei funerali l'ingegnere che aveva progettato con lui il marchingegno. Lui diceva sempre che il fine non è la legittimazione del risultato, ma la legittimazione della ricerca del metodo. Il risultato è una conseguenza e così io ho continuato per lui almeno a raccogliere il suo immneso lavoro" dice Grazia Schmid che guarda le opere e si commuove.

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