Evoluzionismo ed... evoluzionismi - "L'uomo? Un po' scimmia e un po' banana" dice il filosofo che a Darwin riconosce il merito di aver capito l'evoluzione, l'instabilità che la governa, ma anche la gradualità, la moltiplicazione delle specie, la selezione naturale e la discendenza comune

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Telmo Pievani, Filosofo della Scienza

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Francis Bacon e il suo studio sullo scimpanzè. L'opera è conservata alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia

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Finita la lezione, tutti attorno al Professore

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Telmo Pievani: "Vi presento il prossimo Uomo"

di Corona Perer

I dinosauri estinti? Macchè, sono tra noi. "Immagino che la notizia vi fosse nota". Telmo Pievani, filosofo della scienza, spiazza la platea che lo ascolta con grande attenzione e si scambia sguardi interrogativi: in effetti non c'è traccia ancora nei libri di scienza di questa notizia. Che si sbagli il filosofo?
"L'ultimo velociraptor è ancora tra noi. Si chiama... gallina".

Che fossimo imparentati con lo scimpanzè si sapeva: condividiamo il 98,6% del Dna, ma la notizia che nel regno animale e vegetale siamo tutti parenti non è ancora bagaglio collettivo. Ma questo potrebbe insegnarci molto, quantomeno il rispetto per l'ambiente che ci circonda. E così gioverà sapere che oltre a convivere con i velociraptor (che non erano rettili, ma animali piumati), condividiamo il 46% del Dna....della banana. Di più: anche noi stiamo mutando, secondo un'evoluzione mediata dalla tecnologia.

"Il nostro braccio può essere la pala dell'escavatore" ci dice al termine della lezione tenuta al Mart agli studenti selezionati dalla Normale di Pisa per la scuola estiva, ai quali ha offerto i temi cruciali dell'evoluzionismo.
"La filosofia della scienza aiuta a dare una struttura sistematica alle teorie che stanno al fondo di una impostazione scientifica" ha poi spiegato ai giovani che con grande preparazione gli hanno posto domande e gli si sono stretti attorno a lezione finita per saperne di più.

E da Filosofo della Scienza ha detto loro che la filosofia dà al mondo scientifico: enorme. E in futuro ne avrà sempre di più come spiega in questa intervista nella quale ci spiega come evolverà l'animale chiamato...Uomo. Vi par poco?


Professore, Lei ha sfatato un bel po' di miti: i dinosauri sono dunque tra noi?
Certo, non sono quelli descritti dal film Jurassic Park che con la zampa aprono il laboratorio, ma dinosauri sono gli uccelli. Gli ultimi dinosauri infatti avevano piume ed erano molto più piccoli.

Quindi niente lucertoloni?
Esatto, niente animali a sangue freddo. La storia dei dinosauri è molto diversa da come l'abbiamo raccontata finora e non si sono estinti del tutto durante l'evento catastrofico di 65 milioni di anni fa.

Lei ha spiegato Darwin in una lezione di filosofia della scienza. Come mai?
Perché è fondamentale aprire a questi giovani il cammino dell'uomo e vedere come avviene per passaggi non sempre scontati. Per esempio è sbagliato disegnare un albero quando si parla di origini delle specie.

Perché?  
Perché in realtà si dovrebbe disegnare un corallo con i suoi rami che vanno dove c'è il cibo. Il corallo fa quello che può, è irregolare, se ne osservano i rami morti (il passato) e il presente che sta sopra. Mentre nell'albero c'è la gerarchia dei rami, il fusto, la chioma come se tutto fosse pre-definito e ordinato, sussistente ovunque: il ramo con il tronco, le radici con la chioma. Darwin disegnò proprio il corallo della vita nei suoi taccuini.

Quindi aveva ragione..
E' solo un'ossessione mediatica sapere se aveva torto o ragione. A Darwin dobbiamo il merito di aver capito l'evoluzione, l'instabilità che la governa, ma anche la gradualità, la moltiplicazione delle specie, la selezione naturale e la discendenza comune: tutti gli esseri viventi hanno un legame di parentela.

Cosa lo avrebbe aiutato a completare la teoria?
La conoscenza dei cromosomi e dei geni che invece non aveva e quindi la deriva genetica e poi le speciazioni improvvise che avvengono rapidamente. Attenzione rapidamente vuol dire: decine di migliaia di anni.

E noi come cambieremo, Professore? Soprattutto: stiamo cambiando?
Certo, abbiamo già delle protesi elettroniche. Non facciamo ricorso alla forza fisica la deleghiamo alle macchine.

Ma riusciamo a prefigurare come saremo?
No. Magari sarà l'ingegneria genetica a rimuovere i nostri problemi. Ancora una volta la tecnologia. Il grande quesito sarà decidere le modifiche estetiche da quelle terapeutiche.

Quindi sarà l'etica il terreno di confronto?
Certo, dovremo chiederci fin dove è lecito che la nostra specie possa e debba evolvere e chi potrà impedire una mutazione.

Sono queste le frontiere della Filosofia della Scienza?
Sì e sarà a questo punto che eserciterà la sua funzione più piena. Dovremo metterci d'accordo fin dove la programmazione genetica trova un limite e un limite dovrà esserci perché arriveremo a potenzialità anche pericolose.

C'è la concreta possibilità che l'uomo ne abusi?
Eccome, ma la risposta a questo rischio non deve essere di paura con un ‘no' alla scienza, o con l'idea di una scienza violenta, ma trovarsi d'accordo in modo democratico.

Lei pensa a una authority?
Sì. Per essere tale dovrà essere indipendente dai potentati economici, dalle lobby religiose e mettere in primo piano l'etica. Ma in realtà la vera sfida sarà su un altro piano...

Quale?
La comunicazione. L'Italia è un paese di grande potenzialità ma di grande analfabetismo scientifico. Tuttavia è anche il paese dei Festival della Scienza. E questo è un segnale positivo. Perchè è necessario trovare modi nuovi per una scienza partecipata, cioè comunicata. Il futuro ce lo impone.

Queste iniziative promosse dalle università aiutano?
Certo! Sono molto positive e di grande valore. Ho visto poi, dalle domande, il livello di preparazione di questi giovani.

(2 settembre 2008 - riproduzione riservata)

 

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