Demetz...famiglie d'arte
di Corona PererDire Demetz tra la Val Gardena e Ortisei significa dire "legno". O meglio parlare di scultura. Sono tre i Demetz impegnati da nord a sud dello stivale in importanti rassegne d'arte: Peter, Aron e Gehard.
Gli ultimi due sono tra loro cugini. Altri Demetz sono invece venuti prima e hanno seminato mestiere come Heinrich alla cui bottega di Ortisei si sono formati molti emergenti oggi sulla scena internazionale.
Altri ancora, come George operativo a Wolkenstein, occupano il piccolo ma fiorente segmento del mercato della scultura in legno, ma sono tre quelli che si stanno muovendo sullo scenario del contemporaneo. Il bolzanino Peter, classe 1969, che in Alaska vinse una competizione per sculture in ghiaccio, mette il quotidiano nel legno e lo cristallizza, come la donna allo specchio (nella foto).
La figura umana e la rappresentazione del quotidiano sono al centro dell'indagine dell'artista che salta l'uso tradizionale del tutto tondo per concentrarsi sul bassorilievo. Il critico Velerio Dehò ha parlato di un teatro-immagine "...che si muove come un carillon medievale, ma che è fatto di asciutto minimalismo".
Aron Demetz, classe 1972 è nato invece a Vipiteno ma vive e lavora a Selva di Val Gardena.
La sua è invece scultura-scultura, talmente perfetta nel tutto tondo da sembrare sul punto di diventare carne viva e pulsante. Suo cugino Gehard è l'altro dei Demetz che ha avuto in Milano la piattaforma di lancio per iniziativa della galleria Rubin. Tra i due, entrambi classe 1972, Aron è però il più noto e affermato. Fa parte della generazione di artisti che manipola e trasforma materiali antichi e li trasporta in immagini della realtà contemporanea senza mai dimenticare in questa ricerca la tradizione italiana.
Soggetti raffinati, i suoi. "Mormoranti e poetici" ha detto il critico trentino Danilo Eccher curatore di una sua mostra al Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano. "L'arte di Aron Demetz è un racconto struggente, un sussurro elegante, un passo leggero che s'insinua nel linguaggio contemporaneo accettando la marginalità apparente della propria ricerca, disegnando silenziosamente le proprie forme, sussurrando solitariamente il proprio racconto".
E veniamo a Gehard Demetz, che si è fatto conoscere sopratutto negli ultimi anni. Il suo lavoro è originale: assembla pezzettini di legno. Piccoli blocchi, parallelepipedi lignei, che creano figure umane. Spesso c'è la soluzione del "non finito" e l'ingresso dell'oggettistica quotidiana: possono essere un paio di stivali in gomma nera come un paio di forbici, quando non minacciose pistole. E così i suoi soggetti (spesso dei bambini sulla soglia dell'adolescenza) incarnano rabbia e illusione, sogni e desideri.