ITALICS a cura di Francesco Bonami in collaborazione con il Museum of Contemporary Art of Chicago

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Alighiero Boetti con l'Homo Italicus, fontana-autoritratto

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Maurizio Cattelan "All", 2008

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Bonami e Vaute alla presentazione. Sotto lo straordinario metro cubo di infinito di Pistoletto: si entra e si sperimenta lo spazio senza fine in un gioco di specchi molto affascinante

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Palazzo Grassi e i 40 anni di arte italiana

di Corona Perer

(Venezia 25 settembre 2008) - Anzitutto chiaramoci sul titolo. ITALICS non sta per 'italici' ma fa riferimento al font che nel computer riporta al carattere italico. C'è il Times New Roman, il Courier e appunto...l'Italics.  
E' dunque il modo per dire la grafia italiana nell'arte, la sua pelle, la sua caratteristica identitaria, anche se poi Francesco Bonami curatore della mostra in conferenza stampa spiega ai giornalisti di essere convinto che la nostra è un'antica civiltà. "Siamo antichi ma contemporanei" aggiunge subito. Insomma siamo proprio "italici". La mostra a palazzo Grassi vuol mostrare il loro far arte.

Tanta gente, stampa nazionale ed estera, all'inagurazione ieri a Venezia per 'Italics'. Si tratta di una vera e propria panoramica della creazione contemporanea in Italia degli ultimi quarant'anni. Fortissimo l'impatto: su Canal Grande c'è l'homo italicus di Alighiero Boetti, con la mente che fuma, pronto a esplodere in una rivoluzione. Non siamo forse stanchi di tutto quello che ci circonda? Alighiero Boetti diede forma a quest'uomo - però - molto tempo fa. L'opera è una suggestiva fontana-autoritratto. Poi si entra e sono 9 cadaveri in marmo pietosamente ricoperti da un lenzuolo bianco ad accogliere i visitatori. E' ALL di Maurizio Cattelan. Vogliono dire la triste sequela di morte che contraddistingue i nostri morti. La scultura è quasi barocca, sembra di essere di fronte a un Bernini che si è risvegliato.

Poi si sale, ed è il film di Yervant Gianikian ed Angela Ricci Lucchi sulle teste mozzate del museo Lombroso di Torino a dirci la triste realtà dei nostri tempi tra stupratori e omicidi, stragisti e pederasti. Secondo le loro ricerche i mostri hanno minori capacità olfattive e i due artisti sono noti da tempo per i film profumati che li hanno portati con una retrospettiva persino al Moma. Il curatore avverte: "Tutto meno che una mostra pessimistica" dice Bonami in conferenza stampa. "Certo l'arte rappresenta i tempi, ma qui vedete anche tanta speranza e creatività".

Poi ha spiegato che non è una mostra fatta da critico, ma da curatore. "Certo come critico ho il mio pensiero su alcune opere e artisti, ma il curatore ha una responsabilità diversa". A chi gli chiede perchè ce l'abbi con Paladino, risponde ma glissando. "Certo questa non è una mostra che piacerà a tutti, qualcuno sarà scontento, ma alcuni gradiranno ne sono certo. La mostra perfetta non esiste. Pomodoro ad esempio non c'è ma in qualche moto si è infilato in una foto di Mulas" dice spostando l'attenzione da Paladino al grande scultore Pomodoro quasi a prevenire le obiezioni e a dire: di esclusi ce n'è più di uno, ma tutti calcolati o comunque secondo un preciso criterio. "Quale criterio?" gli vien chiesto. "Non cronologico, perchè non sono una storico dell'arte, volevo che queste opere dialogassero tra loro in un vivace ping-pong" risponde Bonami che sottolinea la ricchezza della nostra produzione. "Qui ci sono almeno 100 artisti nell'arco di quarant'anni. Neanche la Cina con il suo miliardo riuscirebbe a fare altrettanto. Di questo dobbaimo andar fieri come italiani, noi ci sottovalutiamo troppo".

La visita parte dai cadaveri di marmo e prosegue con un film molto crudo posto nel giro scale che al piano nobile fa incontrare il visitatore con un'Italia rovesciata di Luciano Fabro che potrebbe sembrare impiccata, in realtà assume il significato di una lontana stella (forse un punto di riferimento perduto?) e una fontana di Marisa Merz che vuole solo produrre la quiete di un rumore. Il viaggio procede poi di sala in sala con allestimenti molto accurati ed emozionali. Splendide opere di Gnoli, la vedova nera di Pascoli, installazioni di grande effetto (magnifico il metro cubo di infinito di Pistoletto) del quale contiamo di darvi conto con altre pagine.

Intanto un parere e due righe di cronaca. Il parere: visita davvero imperdibile, bella, ben fatta e accurata. Monique Vaute ieri appariva molto soddisfatta: ne ha motivo. Anche la stampa soddisfatta. Lasciate per un attimo le polemiche della vigilia erano in molti a ricordare il flop di Manifesta 7 (ieri a Venezia se ne riparlava tra gli operatori dell'informazione di varie testate nazionali che ricordavano la recente gita trentina come qualcosa di assolutamente inutile), ci voleva una bella mostra sul contemporaneo.

Le due righe di cronaca: prima dell'inaugurazione mentre i giornalisti facevano la fila per il ritiro degli accrediti e altri ancora sostavano in campo san Samuele, un giovane artista francese, giunto con tre compagni da Parigi,  si è arrampicato sulle impalcature del palazzo dirimpettaio di palazzo Grassi per stendere uno striscione che diceva "Francois Pinault, please, buy my work". Un appello al presidente di Palazo Grassi che vuol dire la difficoltà di un artista a vivere d'arte, ma la performance voleva richiamare tutto il mondo dell'arte che ruota attorno a musei, critici, stampa specializzata, giornali e media. Il giovane (The Immaterial Art Emperor) è stato tirato giù dalla Polizia. Volto pulito, sorriso quasi da adolescente in gita scolastica a Venezia e abbigliamento curato è stato subito rilasciato. Lui se la rideva: poco dopo comparivano nelle panchine sotto a Palazzo Grassi i mini striscioni in formato stampa. La sua protesta ha quindi avuto tempo per farsi notare tutto il giorno. Con garbo ha atteso i giornalisti all'uscita e ha chiesto cosa ne pensassero.

Altra nota di cronaca: di fronte a Palazzo Grassi, l'artista veneziano Eulisse ha offerto il suo buffet lunch alla critica allestendo un tavolino con pani trafitti da chiodi. Specificava "Xe pan duro" e sorrideva con fare luciferino. Anche lui protestando a modo suo e tirando fuori dalla torre campanaria della antichissima chiesa di San Samuele i suoi lavori: bronzi, sculture lignee, installazioni varie.

 

Approfondimenti:
> E io protesto per essere notato: Marc Antoine Leval
> Io invece offro pan duro: Eulisse, el venexian

 

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