Paolo Aldi, il muffografo
(Rovereto, gennaio 2008 ) - Il fotografo roveretano Paolo Aldi le ha chiamate "muffazioni", creature involontarie prodotte da una mutazione involontaria anch'essa. Tele di ‘vita-non vita' che hanno cristallizzato sorrisi che speravano di passare inalterati all'usura del tempo ed invece proprio dal tempo sono stati sconfitti.
La foto di per sé è un atto che tende a immortalare, fermare, salvare nel tempo un attimo fuggente. Ed invece quel che doveva restare fermo e immutabile si è mosso. È questa la storia delle muffazioni presentate nel nuovo laboratorio in via Rialto 47 a Rovereto. Paolo Aldi spiega che in realtà è stato il tempo a lavorare, non lui.
"All´inizio degli anni ´80 alcune strisce di provini fotografici a colori si bagnarono per cause accidentali e iniziarono un processo di ammuffimento. Non le gettai. Alla fine del 1985 il muffimento stava già producendo effetti evidenti e le fotografie iniziavano ad essere decomposte in alcune loro parti. Decisi di conservarle e proseguire il processo spostando le piccole fotografie da un ricovero all´altro, dall´umidità all´asciutto e viceversa: insomma allestii un piccolo allevamento di operose muffe".
È nel corso del 2007 che Paolo Aldi decide di mostrare questa esperienza sulla trasformazione materiale.
La sua è fotografia concettuale. "Ho ingrandito i primi risultati su tele con un procedimento di stampa eseguito personalmente e poi mi sono chiesto che senso potesse avere il mio lavoro e anche cosa mi aveva spinto ad iniziare questo percorso che sentivo ormai al termine" racconta.
"Gli anni ottanta sono stati per me gli anni della materia e del suo fascino, delle domande, dei processi. Oggi credo che la necessità sia quella di un ritorno alla forma, di ricercare la forma, di dare delle riposte".