Evelyn Glennie, magia in mano e musica col corpo
di Corona Perer
Così intensa da essere commovente. Brava, anzi: strepitosa. Evelyn Glennie ha incantato ieri sera la Filarmonica di Rovereto in un concerto evento che resterà tra le perle di questo Festival perchè dice anche la capacità dei promotori di muoversi nel solco della tradizione senza mai perdere di vista quello che di nuovo compare nel panorama contemporaneo. Annunciata come un ciclone, Evelyn non ha deluso. Dolce, calda, accogliente. Ha cantato, suonato, parlato, emozionato. Per saluto al pubblico ha detto "God Bless you" e a fine concerto ha tenuto a dire che viene proprio dal pubblico l'energia che le serve. Ha suonato con marimba, rullanti, giocattoli batterie, maracas. Da trattenere il fiato di fronte a tanta precisione.
Come definirla? Talento naturale, genio delle percussioni, o mistero? Mistero, genio e talento: energia allo stato puro e tanto amore per la musica che la porta a girare il mondo con la sua musica.
Nel corso dei primi dieci anni della propria carriera, tutto ciò che Evelyn Glennie ha costruito e sperimentato, ha realmente rappresentato una "prima volta" assoluta: con lei per la prima volta un 'orchestra è apparsa al fianco di una solista di percussioni, per la prima volta rassegne concertistiche internazionali hanno ospitato uno spettacolo di percussioni, per la prima volta nel mondo i teatri hanno accettato in Premiere un brano per percussioni commissionato specificamente per Evelyn.
Evelyn Glennie tiene oltre cento concerti l'anno in tutto il mondo, apparendo sulle copertine delle più importanti riviste e pubblicazioni. Il fatto che Evelyn sia stata ospite presso le migliori orchestre e che abbia collaborato con i più famosi direttori, prova che sia una dei pochi solisti di fama mondiale ed al contempo una delle più esigenti.
Ciò che porta Evelyn a stare su un gradino superiore rispetto all' "elité" musicale più ristretta, è la combinazione tra le sue superbe qualità tecniche e la sconvolgente musicalità, doti che trasfondono in un'espressione artistica capace di rendere uno spettacolo semplicemente unico. Fino ad oggi Evelyn ha commissionato oltre cento brani per percussioni ai più importanti compositori viventi. Evelyn si pone nella storia come l'unica percussionista che sia stata in grado di creare una carriera internazionale a tempo pieno e di sostenerla, dando un nuovo senso agli scopi ed alle aspettative degli studenti di percussioni, delle orchestre, delle organizzazioni concertistiche e del pubblico di tutto il mondo.
Collaborazioni di livello internazionale e una cospicua attività discografica. Il primo CD, ovvero la "Sonata per due pianoforti e percussioni" di Bartok, le è valso un Grammy Award nel 1988. Successivamente ha ricevuto altre due "nominations" per il Grammy Award ed una di esse ha conseguito il Primo Premio nel 2002 (Bela Fleck, collaborazione per Sony Classical). Il dodicesimo CD da solista, "Shadow Behind The Iron Sun" (BMG Records) basato su un concetto innovativo di radicalità assoluta, ha nuovamente messo in discussione le aspettative del pubblico, sorprendendolo completamente.
Evelyn eccelle in tutto ciò che fa, dallo scrivere la propria autobiografia "Good Vibrations" che è stata considerata un vero e proprio "best seller", all'essere ospite di ben due serie di programmi televisivi interamente dedicati a lei e trasmessi dalla BBC.
Evelyn Glennie ha già raggiunto tutte quelle ambizioni ed aspirazioni che un musicista possa sognare. Nel 1993, a soli 27 anni, Evelyn è stata nominata Ufficiale dell'Impero Britannico (OBE) per l'incredibile apporto reso alla musica nel mondo, titolo che un anno fa è stato convertito in "Dame Commander" con Cerimonia Ufficiale d'investitura tenutasi a Buckingam Palace il 25 Giugno di quest'anno. Parlare con Evelyn è tuttavia un'esperienza esaltante perché ella sente di aver appena scalfito la superficie dell'arte e delle emozioni ed è pertanto alla continua ricerca di stimoli, entusiasmo, idee che possano ribaltare per sé stessa e per il suo pubblico il concetto di "sensazione" e di spettacolo "dal vivo".
Non può non rapire chiunque assista a un suo concerto. Capacità tecniche straordinarie e presenza scenica catalizzano l'attenzione del pubblico. Tra le più grandi percussioniste al mondo, scozzese, è anche compositrice, insegnante e disegnatrice di gioielli. La sua personalità eclettica l'ha portata a sperimentare nuovi generi di collaborazioni, inserendola in quel filone cross over per cui può attraversare il tempo musicale da Bach a Bjork. A lei si deve la dignità nuova che ha acquisito negli anni la figura del percussionista: prima inquadrato solo all'interno dell'orchestra, oggi anche solista. Un talento puro, reso ancora più eccezionale da un "dettaglio": lei ascolta la musica con il corpo, perché non sente sin da quando era bambina. L'abbiamo avvicinata.
Evelyn Glennie, quale legame vede tra la musica che ha proposto a Rovereto e il repertorio mozartiano?
Per me Mozart ha un suono assolutamente contemporaneo, ma è soprattutto l'energia della sua musica che è contemporanea. C'è una qualità innocente, come quella di un bambino, che è piena della sensazione dell'improvvisazione, della scoperta e della curiosità che sembrano così fresche... Anche il linguaggio classico armonico non è invecchiato, considerando che la nostra musica popolare è basata su questo tipo di struttura.
Chi considera determinante nel suo cammino?
Glenn Gould. Ha avuto una grande influenza su di me come musicista perché lui aveva l'abilità di prendere brani di musica "inflazionati" e di creare interpretazioni che erano sorprendenti e nuove. In un certo senso noi non possiamo separare il tempo in cui viviamo adesso e la musica del passato, e non importa quanto cerchiamo di creare autentiche performance. Non possiamo liberarci del mondo e delle esperienze dei suoni in cui viviamo adesso; pertanto la musica sarà sempre nuova e attuale, se permettiamo a noi stessi di essere aperti.
Ci dica di più sul suo repertorio innovativo, quali compositori annovera tra i preferiti, come seleziona gli strumenti che usa...
Il repertorio specifico per percussionisti solisti non ha ancora cento anni, pertanto devo mantenere la mente aperta verso tutti i musicisti che scrivono per i miei strumenti. E' troppo presto per cominciare a selezionare alcuni compositori come preferiti poiché ho la necessità di "incoraggiare" il maggior numero possibile di autori a scrivere per me.
Come seleziona gli strumenti?
Sulla base del costo, questa è la realtà. E' dispendioso viaggiare al giorno d'oggi con una vasta gamma di attrezzi del mestiere; quindi dipendo dalle società di noleggio che mi devono procurare strumenti di qualità, come è stato nel caso di Rovereto. Non sono stati molti gli strumenti per il concerto: marimba, rullante, bongo, maracas e quattro vasi da fiori. Ma l'idea era quella di concentrarmi solo su poche superfici per tirarne fuori il massimo.
Qual è il segreto del suo successo, con un pubblico così eterogeneo?
Credo che la mia musica e i miei concerti debbano essere aperti a tutti, a gente di ogni età e ambiente. La percussione è di per sé molto "attraente" per le persone e io voglio che loro vivano un'esperienza, e non solo un altro concerto. Possiamo tutti avere un rapporto con le percussioni perché non ci sono barriere di classe. Questa avventura è tutta da scoprire, sia per l'esecutore sia per gli spettatori.
Lei ha detto che dal pubblico ricava energia, è cioè parte della sua musica?
Sì, io considero il pubblico un elemento cruciale per tenere un concerto veramente vitale. Le persone, con le loro reazioni, possono cambiare tutto. E' importante che un concerto sia davvero un evento d'impatto, nel quale noi diamo agli altri il più possibile. La gente ha molte possibilità di scelta su come utilizzare il proprio tempo libero, mentre sempre di più preferisce restare seduta dinanzi a un computer.
Nella sua straordinaria carriera da percussionista, c'è qualche episodio particolare che la lega all'Italia?
E'un piacere esibirmi in Italia, anche se ci sono stati alcuni momenti difficili. Ricordo un episodio di molti anni fa al sud. Viaggiavo verso il luogo del concerto con il mio manager italiano. Aveva preparato scrupolosamente tutte le carte necessarie per consentire al nostro camion, carico di strumenti, di circolare di domenica, ma ci fermò la Polizia. Ci impediva anche di fare un solo passo. Dopo discussioni varie siamo stati autorizzati a continuare il viaggio. Per di più, quello stesso giorno, non siamo riusciti a raggiungere il magnifico luogo del concerto con il camion perché la collina era troppo ripida. Così abbiamo dovuto scaricare tutta la strumentazione e il materiale su un'Ape. C'è voluta un'eternità!
Cosa ama dell'Italia?
La gente è così aperta e gentile e poi, naturalmente, la cucina e il vino...
E il rapporto professionale come è?
Vengo in Italia circa due volte all'anno per i miei concerti e così è stato negli ultimi dieci anni. Il pubblico è sempre di ampie vedute e noi attiriamo gente di ogni età. Ho tenuto anche masterclass per studenti in Italia, un'esperienza proficua per me. È essenziale poter visitare il vostro paese regolarmente perché c'è tanto da esplorare sotto ogni aspetto.
(Rovereto 4 ottobre 2008)