Se la lentezza è un valore

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Ecco come potrebbe diventare la stazione di Bressanone

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Brixen negli elaborati sperimentali degli studenti
Davide Cappelletti ed Alessandra Enrici

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Il lavoro è stato coordinato dal prof. Claudio Lamanna della "Scuola di Paesaggio" corso attivato presso la facoltà di ingegneria di Trento

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Il progetto prevede interramenti e di riconvertire la stazione in struttura per la comunità e  il minimo impatto ambientale.
Risultato: paesaggio allo stato puro 

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Prof, strudenti, segretaria: un team davvero non-convenzionale per idee non-convenzionali che non a caso sono state esposte
alla Biennale Architettura di Barcellona

Claudio Lamanna, il paesaggio parla

di Corona Perer 

Può un paesaggio essere lento? Cioè, godibile? Deve, si vorrebbe rispondere in coro. Soprattutto nelle nostre valli dove il rincorrersi dei vigneti e delle alture chiederebbe soste meditate.

Eppure molta architettura viene pensata in funzione della velocità. Un esempio? Il nuovo edificio multifunzionale sorto a fianco dell'A 22 nei pressi del casello sud di Rovereto. In questo caso la scelta è motivata: la struttura è parallela ad un autostrada e ad una ferrovia. Lì sorgerà un centro congressi, un hotel, spazi direzionali e di servizio. Ebbene la struttura è stata pensata proprio per essere percepita a colpo d'occhio, anzi "con la coda dell'occhio" come scrive nella sua relazione il progettista arch. Ferreguti.

Dunque può esserci una variabile nella forma dettata anche dalla velocità con la quale l'occhio sarà chiamato a coglierla. Assodato perciò che il paesaggio possa richiedere diverse velocità. E le strutture nel paesaggio? Non dovrebbero anch'esse considerare la velocità per agevolarne l'accessibilità e garantire la sosta per la comoda fruizione? "Certo e difatti presuppongono diverse velocità di esercizio: da un avvicinamento rapido ai luoghi considerati di pregio paesaggistico, alla velocità lenta del viaggio panoramico, fino al movimento statico, ai viaggi mentali" spiega il prof. Lamanna della facoltà di ingegneria di Trento invitato con i suoi studenti alla Biennale di Architettura di Barcellona.

Vi mostriamo in questa pagina foto tratte dall'elaborato sperimentale condotto sulla stazione di Bressanone. Ecco come potrebbe essere se, saltando la fermata ferroviaria e interrando i binari, il tutto dovesse venire riconvertito afavore della comunità e del paesaggio.

 "Le infrastrutture per la viabilità solitamente non sono considerate parte del paesaggio, ma solo strumenti necessari per l'accessibilità rapida ai luoghi del paesaggio: luoghi altri, deputati alla fruizione lenta del bello e distinti rispetto al territorio compromesso dagli impianti e dalle attrezzature dei trasporti che rendono possibile tale fruizione" afferma il professore.

Ci sono principi che dettano norme vincolanti?
C'è un principio base della Convenzione Europea del Paesaggio che ribalta questa concezione estetica di origine ottocentesca e riconosce una sorta di diritto alla bellezza, o meglio, alla riconoscibilità del proprio territorio. E va garantito.

Professore quale è il concetto che stava dietro alla progettazione delle nostre strade?
Le strade panoramiche di montagna che hanno segnato nell'ottocento il Trentino e l'Alto Adige erano pensate per una percorribilità lenta e caratterizzata da soste frequenti. 

Si può rinvenire un criterio guida anche per quelle di pianura?
Strade e ferrovie che collegano la pianura con la montagna hanno una doppia natura: sono infrastrutture che devono consentire di raggiungere velocemente i luoghi turistici della fruizione del paesaggio ma sono anche uno strumento diretto di percezione lenta del paesaggio che si attraversa.

Detto questo, e dato per scontato che sono cambiati i tempi, deve per forza cambiare la forma oppure la percezione dei luoghi dovrebbe rimanere inalterata?
Su questo tema ho sviluppato con gli studenti tra il novembre 2006 e i primi mesi del 2008 due differenti gruppi di progetti didattici in forma di workshop per studenti del Corso di Progettazione architettonica e dell'Ambiente nel Corso di laurea in Ingegneria edile -architettura dell'Università di Trento.

Teoria o pratica?
L'uno e l'altro perché ci siamo mossi su casi concreti come la riorganizzazione dell'attraversamento della linea ferroviaria del Brennero a Bressanone. Un tema importante perchè riguarda la stazione ferroviaria della linea internazionale del Brennero nel luogo dove attraversa l'antico borgo alpino di origine medioevale di Bressanone ai margini di una valle dove i binari e l'autostrada del Brennero separano il cento storico di fondovalle dalle pendici delle sue montagne.

Avete lavorando pensando alle soste?
In realtà la ristrutturazione in corso della linea ferroviaria internazionale prevede di non fare più sosta a Bressanone, quindi l'esercizio degli studenti verificava la sostenibilità architettonica e paesaggistica di una linea metropolitana che serva i borghi turistici di questa zona dell'Alto Adige da realizzare sui binari della vecchia linea ferroviaria del Brennero.

Cosa richiede una trasformazione infrastrutturale?
In sostanza richiede un ripensamento della vecchia stazione ferroviaria austriaca ed il suo inserimento in un sistema urbano di giardini e di parchi e boschi extraurbani. Il risultato è una struttura molto lineare inserita in un tragitto veloce ma molto ‘light', leggera nelle sue linee.

Avete anche lavorato sulle strade ottocentesche?
Sì, ne abbiamo preso in considerazione una del 1882: la strada panoramica Caldaro - Mendola a Bolzano. In questo caso il tema riguardava l'adeguamento della strada panoramica Caldaro - passo della Mendola per consentire una fruizione sicura del paesaggio. Il tracciato della statale 42 del Tonale e del passo della Mendola, ampliato e reso agibile come strada per autoveicoli nel 1901, consente dal suo percorso una straordinaria vista panoramica su Caldaro che la rende turisticamente importante anche come itinerario cicloturistico.

Qui la progettazione si sente vincolata?
Naturalmente. In particolare il tratto delle "Roccette" a picco su Caldaro a partire da una quota di oltre 1.000 metri, è visibile dalla valle come tracciato. Fu scavato nel pendio della montagna e con le opere stradali in pietra originarie, pur con progressivi allargamenti.

Quali vincoli poneva questo esercizio teorico?
L'attuale larghezza di carreggiata, i raggi di curvatura e i sistemi di protezione dalla caduta dei massi che non ne consentono più l'agibilità. Un adeguamento generale e sostanziale che però non distrugga il carattere originale di questa particolare strada di montagna e individui nuovi valori paesaggistici compatibili con le soluzioni tecniche per la sicurezza era la sfida.

Quali le opere più impegnative?
Tra queste senza dubbio la realizzazione di un nuovo ponte della luce di circa 80 metri e la realizzazione, per circa i due terzi della lunghezza di 900 metri del tracciato, di una galleria di protezione dalla caduta di pietre in vece delle attuali reti paramassi che avvolgono l'intero versante a monte.

Che risultato hanno dato questi due esercizi?
I due esercizi proposti agli studenti recuperano le infrastrutture che normalmente vengono affidate alle tecniche delle costruzioni stradali o dell'arredo urbano, e l'intervento assume un suo ruolo, quello di costruzione del paesaggio in ragione del luogo; una sperimentazione che afferma l'appartenenza delle architetture per la mobilità alle discipline della terra e delle sue forme, per la produzione di nuovi consapevoli paesaggi.

Dunque la terra in qualche modo vincola e detta disciplina? Non può quindi essere stravolta dalla visione del progettista...
Certo. Le trasformazioni sono state progettate dagli studenti nel rapporto con il territorio non solo in un senso mediato di integrazione, ma anche come produzione di un sistema di segni che conformano l'aspetto dell'ambiente, con la consapevolezza di chi si accinge ad un'azione estetica.

Come definisce questi progetti?
Sono modulazioni del progetto di paesaggio. Nei progetti degli studenti le diverse scelte morfologiche costituiscono un sistema integrato dove le soluzioni tecniche per i differenti obiettivi - sicurezza, raggi di curvatura stradale adeguati, nuovo ponte, razionalità costruttiva e rapidità esecutiva delle opere, continuità del traffico durante il cantiere - diventano un nuovo linguaggio.
(ottobre 2008)

 

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