FEDERICO MORO: "Vi racconto gli Unni"
di Guglielmo Vasto(Venezia, 20 gennaio 2009) - Un romanzo storico, quasi fantascientifico che pesca nel medioevo e offre emozioni. Lo ha scritto Federico Moro, giornalista, scrittore, autore teatrale. "Flagellum Dei" nasce dalle suggestioni di una mostra quella che palazzo Grassi dedicò agli Unni.
"Personalmente amo definire Flagellum Dei un romanzo magico/esoterico a sfondo storico" afferma l'autore che ha pubblicato il volume per i titpi di Studio Lt2 di Venezia.
E dove risiede l'elemento magico? "Lo si ritrova nella continua necessità di agire dei protagonisti, contemporanei e no, mentre quello esoterico è nel richiamo a guardarsi dentro, nelle profondità della psiche e del passato con frequenti richiami ai filosofi Eraclito, Pitagora e Giamblico, e lo sfondo storico nell'ambientazione "reale", l'invasione unna del 451, ricostruita con la massima aderenza possibile alle fonti". Per Federico Moro che con Flagellum Dei è alla sua ottava fatica editoriale, raccontare la Storia attraverso la letteratura significa anzitutto rispettare i fatti e i personaggi così come questi sono stati delineati dalla ricerca scientifica.
Quale libertà resta all'autore? "Quella che si esercita nei personaggi e nelle situazione d'invenzione e là dove non esistano dati documentali: in questo ultimo caso, però, serve il principio di "verosimiglianza", vale a dire scrivere integrando con prudenza e senza alterare il corso degli eventi o la natura dei personaggi storici. Nel caso di Flagellum Dei la figura di Attila, personalità complessa e all'apparenza molto diversa da quella più diffusa, emerge in realtà dalle fonti e dai lavori di alcuni tra i maggiori studiosi del popolo degli Unni. Per Moro il romanzo "storico" è dunque solo un romanzo "a sfondo storico" in quanto chi scrive ha un pensiero che matura e si sviluppa in contesto contemporaneo e si rivolge a lettori dei giorni nostri. Il merito di questo libro è di ridare dignità ad un periodo che noi definiamo barbarico e uno dei più oscuri e intriganti della nostra storia.
"Il fascino, e l'importanza decisiva del periodo tarda antichità/alto medioevo è che lì troviamo molte delle radici dell'Europa attuale" spiega lo scrittore. "Siamo cioè su un continente multietnico e multiculturale dove in spazi ridottissimi si intrecciano popoli di origine assai diversa eppure uniti dal filo rosso di esperienze e valori comuni: esperienze e valori formano l'identità, tanto del singolo quanto delle collettività, per cui mi sento di affermare che in realtà la multietnica e multiculturale Europa, tale perché così l'ha forgiata la Storia, ha una propria, definita, identità. Valorizzare quanto unisce è la responsabilità dei contemporanei. Non a caso parlo di responsabilità, perché nelle pieghe delle vicende europee si annidano anche infiniti orrori, massacri e ragioni d'odio. Vale a dire il lascito pericoloso di un'età per altro affascinante anche perché misteriosa e poco conosciuta.