Brasile, ogni donna è paese
di Ariadna Ferreira Marquez(Rio de Janeiro, 8 marzo) - Parlare delle donne brasiliane e delle loro lotte è come parlare delle donne di ogni parte del mondo. Tutte hanno dovuto affrontare, in un modo o nell'altro, il peso millenario dell'oppressione sociale, politica, economica, culturale e familiare anche se, nei paesi in via di sviluppo sono state ancora più colpite.
Ma vorrei raccontare a SENTIRE il caso che qui in Brasile ha scosso di più la pubblica opinione: quello di Maria da Penha Maia Fernandes, la biofarmaceuta che ha dato nome ad una Legge sancita dal Presidente Lula nel 2006 ribattezzata, appunto, Legge Maria da Penha, in omaggio alla donna che è diventata simbolo della lotta contro la violenza domestica nel nostro paese. Maria da Penha Maia ha lottato 20 anni per vedere condannato il suo aggressore, il marito e professore universitario Marco Antonio Herredia, che nel 1983 ha attentato due volte contro la sua vita. La prima volta con uno sparo di pistola in consequenza del quale lei si trova ora in una sedia a rotelle. La seconda, ha cercato di ucciderla con una scarica elettrica. All'epoca lei aveva 38 anni e tre figlie, fra 6 e 2 anni di età. Il caso arrivato persino alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani della Organizzazione degli Stati Americani (una specie di parlamento delle Americhe), che per la prima volta ha accolto la denuncia di un delitto di violenza domestica, e nel 2002, Maria da Penha ha potuto sapere che Herredia era finalmente dietro le sbarre per tentato omicidio. Oggi lei opera in movimenti contro la violenza e l'impunità e cura studi, ricerche e pubblicazioni sull'argomento presso l'Associazione di Parenti e Amici di Vittime della Violenza.
La Legge Maria da Penha prevede, fra altre cose, la creazione di piccoli tribunali speciali che trattano soltanto dei processi di violenza domestica contro la donna. Il Brasile conta anche con una rete di commissariati femminili di polizia (che a mio avviso andrebbero bene anche in Italia), dove la donna, disposta a rompere il silenzio che favorisce l'impuniàt degli aggressori, può sentirsi a suo agio, ascoltata e assistita da poliziotti femmine Come vivono le donne qui? Come in tutti i paesi, cari amici E cioè scontando il fatto di essere donne. Tra ingiustizie e soprusi.
Le congiunture economiche hanno cambiato l'identità femminile e c'è un forte calo della fecondità.
Certo, l'accesso all'istruzione ha portato le donne a conquistare nuovi spazi nel mercato del lavoro, anche in aree maschili come quella finanziaria, la magistratura, la medicina. Ma qui, come altrove, le donne non hanno le stesse condizioni di inserimento che hanno gli uomini. Come altrove non vengono valorizzate; il loro lavoro non ha visibilit; percepiscono stipendi fino al 40% inferiore a quelli degli uomini. E' una storia che conosciamo. Quello che non si sa che qui in Brasile il 40% delle donne sta nel mercato informale.
Lavorano "in nero" perciò sono più esposte alla disoccupazione. Spesso sono capo famiglia, a volte abbandonate dai compagni e costrette a crescere i figli da sole tra precariato, bassa qualifica professionale e giornate di lavoro che possono arrivare anche a 90 ore settimanali! Il servizio domestico è la prima occupazione fra le donne brasiliane soprattutto fra le afro-discendenti che costituiscono il 56% delle colf. Percepiscono reddito bassissimo, non sono sindacalizzate e quindi hanno potere contrattuale nullo. Un circolo vizioso che rende la povertà un fenomeno soprattutto femminile. Per non parlare delle molestie sessuali che spesso le costringe ad abbandonare il lavoro. La nostra Costituzione Federale stabilisce una serie di diritti per le donne ma arduo farla rispettare e l'intervento del governo in materia di politiche pubbliche femminili è scarso. I vari movimenti e circoli femministi, spesso politicizzati, si battono per questo. Ma la piaga più vistosa è la violenza domestica, che va al ritmo di 4 aggressioni al minuto e produce qualcosa come 3000 chiamate al giorno al numero verde del servizio di denuncia al maltrattamento e sostegno alle vittime. Molte non denunciano per paura o vergogna. Le indagini parlano di 2 milioni di casi di violenza domestica e familiare l'anno, 1 brasiliana su 5 dichiara spontaneamente di aver subito qualche tipo di violenza da parte di un'uomo.
Non credo di aver raccontato a SENTIRE delle novità se non la storia di Maria che qui ha destato molto clamore ma nella vecchia Europa forse è una storia sconosciuta. Dunque la realtà femminile qui è questa: capita a noi quello che capita ovunque nel mondo. E allora questo significa che qualcosa non funziona, che devono cambiare gli uomini perchè essere donna è una quasi-tragedia ad ogni latitutine. Ma essere donna al di sotto dell'Equatore, è un'impresa. L'augurio che mi sento di fare per le mie connazionali: che capiscano che la lotta costa sofferenza ma porta sempre a qualche conquista.
Cosa da ricordare sempre, non solo l'8 Marzo.