SENTIRE e ricordare
Guerra: sostantivo femminile singolare.
Lo stesso potremmo dire per parole come pace, armonia, battaglia, forza, memoria,storia, arte, nostalgia.
È un numero sospeso nel tempo quello che vi proponiamo, tra il passato che brucia e il presente che scotta: tre donne artiste, una fotografa di firma, una figlia d'arte, una mecenate e le tante battaglie della vita. Dalla politica all'ambiente, dalle conquiste dei ghiacci alle vette più alte, dalla lotta contro il cancro alle scelte di ‘come' e ‘dove' vivere, il compito di questo quarto numero è quello di sorvolare le tante battaglie della vita.
In occasione del 90° dalla Grande Guerra allarghiamo il campo ai conflitti di ieri e di oggi, anche quelli che spesso ci vedono vivere vite non nostre. Fare il tempo e prendersi tempo, essere vitali, mettere fine alle nostre guerre interiori, al nostro indomito desiderio di pace è forse la battaglia più difficile.
Due storie ci insegnano però che non è impossibile: dal top manager che abbandona tutto e si mette a fare meridiane perché desidera solo costruire il tempo (e darsi tempo), al grafico pubblicitario che ha trovato in una disciplina orientale il senso della vita e ha imparato a prendersi il tempo. In mezzo volti e personaggi che interpretano il tempo o lo presentono.
È certamente la storia del fiuto di Peggy Guggenheim celebrata in questo 2008 per i 60 anni di mecenatismo in laguna. È la storia di chi fa ricerca, di chi ricostruisce o strappa al degrado. È la storia delle intuizioni futuristiche di Fortunato Depero e della capacità tutta femminile di rinascere anche dalla cenere. "La pace avrà il volto di donna" afferma David Grossman, intellettuale posto a sentinella di un paese come Israele che non sa trovare e darsi pace.
Erano sentinelle anche i profeti. Nell'Antico Testamento il Libro del profeta Ezechiele ci ricorda che siamo tutti sentinelle e che non ci verrà chiesto conto soltanto della nostra cattiva condotta, ma anche di coloro che non siamo stati capaci di ammonire. Perché la pace è compito di tutti: la si costruisce soltanto facendo cultura di pace.
Ecco allora che questo numero decide di stare sospeso su una grande utopia: ci sarebbero le guerre se scomparissero le armi e chi le vende? Ci sarebbero le guerre se l'uomo decidesse di smetterla di essere lupo verso i suoi simili? Ci sarebbero le guerre se i bambini smettessero di giocare alla guerra? Tentiamo almeno una riflessione, per non abbandonare mai la capacità di sognare e di prefigurare un angolo di mondo (a partire dal nostro) un po' migliore di come l'abbiamo trovato.
Corona Perer
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