Intervista al giovane manager del gruppo Premetal, azienda di famiglia, che lancia Area 22 e Nerocubo Hotel. "Una sfida trasformare questa zona in biglietto da visita" dice

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Laurea in Economia alla Cattolica di Milano, Paolo Pedri segue in prima persona il progetto per conto dell'azienda di famiglia, il Gruppo Premetal

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Nerocubo, è un hotel a base di arte contemporanea
(foto Caterina Gasperi)

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Paolo Pedri (Foto C.Perer)

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(foto Caterina Gasperi)

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(foto Caterina Gasperi)

Paolo Pedri: "Il rilancio passa da qui"

di Guglielmo Vasto 

Quattro sono le stelle, centouno le camere. Si chiamerà Nerocubo e sarà il must dell'hotellerie
trentina. Sorge su un'area che i Pedri, nota famiglia di imprenditori, avevano in portafoglio da 20 anni, acquistata all'asta nel 1985 a seguito del fallimento Scac industria che produceva pali in cemento. Attendere ha pagato. Questa zona è oggi strategica. Strappata al degrado ospita Area 22, un complesso dotato di un "design-hotel" a 4 stelle con zona congressi ed area wellness. I turisti in transito verso il Garda o in arrivo verso il sistema museale trentino e l'area del cliente-business saranno serviti in un ambiente dallo stile essenziale che giocherà sull'arte contemporanea.
Ne parliamo con Paolo Pedri 41 anni, laureato in economia e commercio alla Cattolica
di Milano, che ha seguito il progetto per conto del gruppo di famiglia, la Premetal.
Aver viaggiato nelle capitali del mondo, l'amore per la musica e l'arte, l'hanno ispirato.
Alle sue spalle, in ufficio, c'è "Imagineering", opera fotografica di Igor Eskinja. "Mi piace interpretarla come il saper immaginare e il saper sognare che è un po' quello che in questo momento stiamo facendo".

Nerocubo Hotel è più sogno o business?
È certamente un sogno, speriamo che sia un business, ma era giusto scommetterci. Da qui parte anche un'idea nuova di città.La Rovereto dell'economia e della cultura.

Quale è il punto qualificante del progetto?
Aver tolto dal degrado una zona e averne fatto un biglietto da visita per Rovereto. Non è stato sottratto verde o campagna, abbiamo sostituito un vecchio e fatiscente manufatto, abbandonato da 30 anni.

Cosa vi ha portato a dire "partiamo"?
L'ottima posizione e visibilità del lotto, a ridosso della principale arteria di ingresso a Rovereto: l'A22. È uno snodo e in Regione è il più importante crocevia di traffico, sia turistico che commerciale.

Esistono ricerche statistiche?
Sì, con dati sorprendenti. I transiti sulla A22 in prossimità di Rovereto
nel 2007 sono stati 15.827.499, di cui 2 milioni in uscita al casello
Rovereto Sud; ciò significa che il 12,7% del traffico autostradale sull'asse del Brennero, esce qui.

Ma quando si accende la lampadina e pensate ad un hotel?
Ci siamo chiesti: dove va tutta questa gente, dove si ferma, dove dorme e mangia? Da qui la domanda economica: come intercettare questo enorme flusso di persone.Lei dice che è un 'business-con-orgoglio".

Quale?
Quello di presentare l'immagine di una Rovereto che cambia. Una città spesso capace di autocommiserarsi fino all'autolesionismo senza vedere le proprie potenzialità.

Il vostro è quindi un atto di ottimismo?
Certo. Un segnale di fiducia, anche.

Ma il Prg cosa prevedeva qui?
Il Comune aveva intuito che, per rilanciare l'area, non doveva essere considerata solamente industriale. Aprirla a una destinazione mista, tra direzionale, commerciale e ricettivo ha stimolato un progetto innovativo.Avete cominciato in un momento congiunturale tutto sommato difficile.

Come mai?
Volevamo dare una svolta. Da più di 10 anni incontravamo operatori di ogni genere e settore - dalla ristorazione alla grande distribuzione, dall'intrattenimento all'hotellerie - con i quali facevamo svariati progetti e piani industriali che però stentavano a decollare. Non c'erano infatti dati "storici" che sostenessero l'ipotesi di business appetibile.

Quindi l'esito è tuttora virtuale?
Sì. Nessun operatore esterno si sognerebbe di fare quello che stiamo facendo noi! La differenza è che noi ci crediamo e ciò ci ha portato a ipotizzare l'unica vera chance, cioè qualcosa di veramente diverso ed integrato.

Quanto ci è voluto?
Almeno 2 anni tra progettazione dell'idea e necessarie autorizzazioni.

E in denaro?
Almeno 25 milioni. Le banche hanno creduto in noi sostenendoci in forma di pool bancario associato cosa rara in regime di concorrenza.

Tre parole per dire progetto, prodotto, clientela...
Contemporaneità, vivibilità, clientela eterogenea. Direi anzi meticcia.

Chi frequenterà l'hotel?
Il turista, lo sportivo, l'emigrante, il rappresentante, chi vuol far sosta. Da qui l'idea di ibridare le funzioni.

Cosa vuol dire?
F
are ambienti che si contaminano a vicenda. La loro differenza è il punto di forza.

Cosa non è il Centro Area 22?
Non è un centro commerciale. Ci saranno servizi, operatori proprietari dei loro spazi e gestione condominiale e costi delle superfici contenuti.

Quale è il pezzo forte del Centro Area 22?
Nerocubo Hotel è l'elemento trainante, oltre che il più oneroso.

Design e arte contemporanea come vi entreranno?
In silenzio, ma pervadono i pensieri, il clima, le idee, le scelte.

Cosa vi aspettate?
Stimiamo che potranno transitare non meno di 40-50.000 persone all'anno nei vari spazi del centro. Solo l'hotel potrebbe accoglierne 35.000.

Il target lo dà l'area o la posizione?
Non c'è dubbio che la posizione spinge verso una clientela di tipo "business". Per questo target abbiamo fatto un vestito su misura. Ma la vera sfida sarà raggiungere quella clientela tecnicamente definita "leisure", cioè chi è in visita al territorio o fà tappa.

Pensate al mordi e fuggi?
Non lo pensiamo noi, è la realtà. Questa categoria rappresenta per l'hotel e per l'intero sistema economico lagarino la vera opportunità: fare rete con le istituzioni locali e intercettare un'utenza che sfreccia a non più di 20 metri in linea d'aria.

Nerocubo: ma come vi è venuto in mente?
Mi creda: ci abbiamo pensato per mesi, poi è venuto del tutto casualmente. Ma abbiamo giocato anche con altri nomi.

Quali?
Il ristorante si chiamerà "IndoVino" e sarà gestito da Alessandro Chiesa con il suo staff.

Il tutto riservato solo ai clienti dell'hotel?
No, è questo il bello. Sarà uno spazio aperto. Fin d'ora invito la città ad usare l'hotel per piccole riunioni, bere un drink nel wine-bar, lavorare on-line, ascoltare buona musica.

Sarà una struttura dispendiosa?
No, l'abbiamo pensata ad elevato contenuto tecnologico. L'hotel produrrà quasi tutta l'energia necessaria al suo funzionamento.

 

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