Accademia Carrara in tour
di Corona Perer
Ora è chiusa per lavori (riaprirà nel 2013), ma le sue collezioni stanno viaggiando in mostre di respiro internazionale e di grande prestigio in tutto il mondo, da Stoccolma e Washington.
Di capolavori Accademia Carrara di Bergamo ne conserva parecchi. Ma...il capolavoro esiste o non esiste? Per Federico Zeri, che la scelse per custodire i suoi gioielli, c'era solo l'arte e non un rapporto fra maggiori e minori.
Il capolavoro in questo senso era a tutti gli effetti un falso problema, che distoglieva dal vero lavoro che si deve compiere di fronte all'arte: prima di stabilire gerarchi e coniare etichette, occorre guardarlo, capirlo, collocarlo nel suo tempo, osservarne soggetto e stato di conservazione. Questo lui faceva, da grande conoscitore e consulente di antiquari, collezionisti, storici e conservatori di grandi musei.
L'Accademia Carrara di Bergamo è depositaria del lascito del grande critico e storico dell'arte: un nucleo di 46 sculture esposte nell'estate 201 nel principesco palazzo del Principe Vescovo a Bressanone tra arredi e porcellane esotiche, magnificenti stufe in maioliche e dipinti d'epoca (allestimento curato dall'architetto Fulvio Giorgi)
"Lo scopo del nostro museo muove su una linea trascendentale. Non esiste solo l'homo faber, ma anche l'homo religiosus e il senso del mondo non sta solo ‘nel' mondo, ma ‘al di fuori' del mondo" aveva detto Josef Gelmi presidente del Palazzo Vescovile di Bressanone.
Ricordando che i Papi non distruggevano l'arte ‘altra' ma anzi l'accoglievano (nella Roma papalina davanti all'antica dimora del Quirinale non diede fastidio l'obelisco tipico simbolo pagano), Gelmi prese di petto il dilemma posto dallo stesso titolo della mostra "Il Capolavoro non esiste", affermando che l'opera d'arte non esiste, perché esiste l'arte e fu proprio questo il perno attorno al quale mosse l'intera vita di Zeri.
"La cultura è alla base della vita e se viene tolta ci riporta allo stadio bestiale perché il limite che ci separa dagli animali è proprio la percezione del fattore cultura" sostiene l'avvocato Benedetto Maria Bonomo presidente della azienda municipalizzata che gestisce a Bergamo la storica istituzione dell'Accademia Carrara Bonomo.
Sorta grazie al lascito di importati collezionisti nell'arco di due secoli, l'Accademia venne scelta da Zeri per le proprie opere. La vice-presidente del consiglio di amministrazione Rosanna Cavazzeni conobbe il grande intellettuale nel 1984 quando venne consultato per un problema attributivo.
L'enorme memoria coltivata e conservata nell'altrettanto enorme fototeca di 85.000 immagini da lui raccolte insieme ad oltre 250.000 volumi d'arte (poi confluiti per lascito testamentario all'università di Bologna e oggi patrimonio della Fondazione Zeri) gli consentiva di individuare le piste e i percorsi dell'arte come nessun altro avrebbe potuto fare.
"Aveva grandi capacità come ‘connaisseur'" afferma la responsabile dell'Accademia Carrara Maria Cristina Rodeschini, co-curatrice della mostra.
"Fu lui ad esempio a scoprire Pietro Bernini padre del più celebre Gianlorenzo dalla cui potente fama venne offuscato, ma che introdusse alla scultura in opere eccelse che nacquero in bottega e furono prodotte a quattro mani".
Uomo dalla vis polemica eccezionale, Zeri fu profeta nel capire anche la portata della tv come potente mezzo di comunicazione e cominciò ad utilizzarla per importanti querelle che portarono avanti il mondo della ricerca.
Consulente e suggeritore di collezionisti, vero outsider, a suo modo mise insieme una collezione ma mai volle fregiarsi del titolo. Lui che aveva suggerito al miliardario americano Paul Getty dove e cosa comprare, non si sentiva affatto collezionista. Per sé preferiva il termine di "conoscitore", nemmeno quello di esperto e la sua grande lezione trova nella sezione contemporanea della mostra un riverbero di eccezionale portata e fascino.
(Bressanone 14 maggio 2011)