Dopo l'arte nella struttura diretta da Antonella Forgione un altro progetto pilota si conclude positivamente: questa volta per educatori e conduttori di cani sociali

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Il cane una grandissima risorsa per ogni uomo, libero e detenuto
nella foto la mitica Nena

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Carcere Trento:singolare pet-therapy

(Trento, 16 dicembre 2011) - E' terminato a Trento, nel nuovo carcere di Spini di Gardolo, il progetto pilota realizzato nel quadro delle attività di trattamento rivolta a soggetti reclusi con problemi di tossicodipendenza, finalizzate a promuovere e sostenere il loro percorso di responsanbilizzazione, di maturazione e di risocializzazione.

Nel periodo settembre-dicembre, è stato realizzato il Progetto "Educatori e conduttori di cani sociali". Il percorso formativo-riabilitativo, consistente in 100 ore di lezioni teorico-pratiche, alla presenza di istruttori con i loro cani addestrati, è stato realizzato di concerto con la Direzione penitenziaria dalla Comunità Terapeutica "San Patrignano", sede di San Vito di Pergine Valsugana (TN), Ente Gestore e co-finanziatore.

Erano 12 i detenuti coinvolti e ieri nel corso di una breve cerimonia, alla presenza di autorità politiche ed amministrative, Magistratura di Sorveglianza e penitenziarie, hanno ricevuto il "certificato di frequenza" rilasciato dall'Ente Gestore. L' Attestato a chi si è distinto per presenza ed impegno ed ha dimostrato particolare capacità di gestione e cura dell'animale.

Il corsista, persona affetta da disagio legato alla problematica della tossicodipendenza, ha trovato nella relazione con l'animale i presupposti per la costruzione di uno stato di benessere.

Rinforzo personale, anche in termini di affettività e maggiore sensibilità, autostima, responsabilizzazione, modificazioni comportamentali, comunicazione sono stati gli effetti più immediati ed evidenti dell'utilizzo della pet-therapy; elementi rappresentanti l'obiettivo formativo-riabilitativo prefissato, per stimolare e sostenere in ogni singolo corsista anche l'avvio di un suo possibile percorso di risocializzazione.

A Spini la popolazione detenuta è maschile, (le donne sono restate a Rovereto) e per chi manifesta problemi di dipendenza è in atto dal 20 settembre un progetto che si concluderà il 15 dicembre 2011.

"Il corsista tipo era persona affetta da disagio legato alla problematica della tossicodipendenza, nella relazione con l'animale ha trovato presupposti per la costruzione di uno stato di benessere positivo" spiega Giuseppe Stoppa funzionario Giuridico-Pedagogico della Casa Circondariale-Nuovo Complesso di Trento.

L'attività svolta nel carcere diretto dalla dottoressa Antonella Forgione prevedeva tra gli obiettivi il rinforzo personale, anche in termini di affettività e maggiore sensibilità, autostima, responsabilizzazione, modificazioni comportamentali, comunicazione saranno gli effetti più immediati ed evidenti dell'utilizzo della pet-therapy e corrispondono all'obiettivo formativo ed educativo che si propone di raggiungere e sostenere un possibile avvio di "rieducazione-risocializzazione", quale utile contributo per il superamento della citata problematicità.

E' una bella notizia che sarebbe bello proseguisse anche con la valutazione da parte delle istituzioni carcerarie dell'importanza di non interrompere (ai fini rieducativi) anche il legame affettivo che un detenuto poteva avere prima della sua restrizione con un animnale e allo scopo ricordiamo la lettera-provocazione giunta alla nostra testata dal carcere di Spoleto da parte di un detenuto che affermava "vorrei essere un cane" sollevando la questione del rapporto (interrotto) tra un detenuto e il suo animale.


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