Nell'Arabia vietata alle donne che voteranno solo nel 2015 ma intanto non possono guidare, nell'Iran di quelle costrette a vestirsi da uomo per andare allo stadio per finire invece davanti alla polizia.

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Essere donne è ancora un peccato

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Donne...Perse: l'Iran di oggi

 






Donne, lato B del mondo. E ci si chiede: perché l'Islam moderato non prenda la parola, perché queste diritti banali non vengano difesi dalle donne musulmane che (spazio?) svegliatevi.Non può farlo l'Occidente per voi. (C.Perer)

Donne, lato B del mondo

(26 settembre 2011) In Arabia voteranno nel 2015, ma intanto non possono guidare e vengono frustate. E' accaduto non un anno fa, ma..ieri.  Il lato B del mondo è quello delle discriminazioni, dei soprusi, dei diritti negati.  Il lato B è qualunque posto al mondo dove alle donne siano ad esempio negati diritti fondamentali. Anche banali se vogliamo, come il diritto di gioire di una passione sportiva.

Lo aveva raccontato un film presentato a Venezia ("Offside" di Jafar Panahi) che presentava la storia di cinque donne iraniane allontanate da uno stadio ai mondiali del 2006. Ma la realtà supera la fantasia. Ed è capitato davvero che una donna, travestitasi da uomo pur di vedere una partita di calcio nel suo paese, in Iran, sia stata espulsa dallo stadio e consegnata alla polizia, quando le sue esternazioni di gioia hanno fatto capire ai signori maschi che sotto quegli abiti c'era una donna.

È notizia di qualche mese fa arrivata da uno sperduto punto a sud ovest della vasta repubblica teocratica, nell'Iran che il presidente Ahmadinejad continua a definire una potenza moderna tamponando le proteste dei giovani e praticando impiccagioni di piazza.

E ci si chiede: perché l'Islam moderato non prenda la parola, perché queste diritti banali non vengano difesi dalle donne musulmane che qui in Italia godono invece della libertà salvo poi soffocare nel silenzio vari soprusi. L'infibulazione è uno di questi. Pare che venga praticata anche in Italia al chiuso di famiglie che rispettano la tradizione: ovvero negare la felicità femminile. Che tradizione è mai questa?

Certo, essere donna in Iran è più difficile che esserlo in Marocco, altrettanto diverso dall'essere donna in Libano o Turchia, paesi che pure si dicono liberali e democratici. Ma perché allora le musulmane di quei paesi non insorgono per le sorelle che sono invece vittima di un Islam intollerante? Perché sono solo poche intellettuali isolate e perseguitate a farlo? Ad una collega giornalista che denunciava le discriminazioni, Shahla Sherkat, firma autorevole, hanno chiuso il giornale. Si chiamava guarda caso "donne", ma era colpevole di danneggiare l'immagine della società iraniana.

Ma che società è mai quella che non è in grado di riconoscere alla donna la gioia pur piccola ma autentica di guardarsi uno spettacolo sportivo? E che immagine ritiene da difendere? Forza musulmane, svegliatevi. Non può farlo l'Occidente per voi.
(C.Perer)


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