ARTE IN MOVIMENTO ovvero: arte mobile, arte sui binari, arte che si sposta. Perchè un'opera d'arte non vive solo sul chiodo o nella location a cui è destinata, ma cammina, viaggia, si muove. Un progetto che da Manifesta 7 trasloca su SENTIRE e diventa la sua prima mostra virtuale

immagine

Dampfmaschine, Verena Stenke

immagine

Andrea Pagnes co-curatore con Barbara Schweitzer della mostra virtuale su SENTIRE

immagine

Arte trasportata

Andrea Pagnes: L'Arte "è" Mobilità

In un celebre passo della sua "Naturalis Historia" Plinio  presenta l'inevitabile, connaturata mobilità dell'opera d'arte. Henri Focillon, nel suo Vie des Formes del 1943, scrive che l'opera d'arte è immersa nella mobilità del tempo ed appartiene all'eterno. Ora, senza dover forzosamente far ricorso a termini mitici, o addentrarci nelle dinamiche dell'opera d'arte nella storia, sarà  sufficiente affermare quanto la mobilità dell'opera d'arte abbia una sua ragion d'essere.
Un'opera d'arte, infatti, nasce per trasmettere. Raccoglie e si disperde. Agisce sulla memoria e dalla memoria si restituisce all'immaginazione e al pensiero. Se scaturisce da un'intuizione, diventa poi luogo stratificato di segni semantici e significati trascorsi. Un'opera d'arte contemporanea, di fatto, costituisce prospettive di lettura spesso innovative a seconda del contesto sociale e ambientale in cui la si colloca. Implica questioni che sono altro da sé, spesso più profondamente di quanto non pensiamo e questo non per difetto di semplicità, quanto piuttosto perché aderisce alla complessità del nostro tempo. A volte letteralmente sfugge alla volontà del suo stesso artefice. Esiste anche mobilità della percezione, mobilità della conoscenza.
Il concetto di mobilità si basa sulla capacità di spostamento, nello spazio e nel tempo, di individui e cose in rapporto a movimenti funzionali. Per mobilità sociale si intende il passaggio di un individuo o di un gruppo da uno status sociale ad un altro, il livello di flessibilità nella stratificazione di una società, il grado di difficoltà (o di facilità) con cui è possibile passare da uno status determinato ad un altro. Ne deriva la pluralità dei gruppi sociali, dei loro ruoli diversi, compreso il loro diverso accesso alle risorse. Per Karl Marx la mobilità era legata alla dicotomia struttura/sovrastruttura della società. Nella sua visione è legata ai processi produttivi, che sono giustappunto dei "passaggi". In tempi più moderni, nell'era della globalizzazione il concetto di mobilità si è via via modificato, diventando sinonimo della possibilità di interagire a livelli multi-dimensionali.

Tutto ciò - a mio avviso - riguarda l'arte come disciplina, pratica ed espressione dello scibile umano. Giuseppe Barbieri afferma che la crescente mobilità di relazioni tra Occidente e Oriente, o più specificamente tra contesti culturali e artistici creduti irrimediabilmente separati e reciprocamente non in grado di comunicare; ha condotto ad una più puntuale restituzione di un sistema di percorsi, di risonanze, di occorrenze".

Cito a questo riguardo un'artista a me molto caro Martin Mlecko: "Mi preoccupo non solo della libertà del "messaggio", ma anche della libertà di azione e di comunicazione. La creazione di una profondità necessaria, densità, coerenza e, naturalmente, la salvaguardia di un'indispensabile apertura, dato che ciò che ha limiti e confini è il presupposto per la morte dell'arte. Parole e termini come stile, posizione, generazione non significano molto stando a queste accezioni. Attitudine, punto di vista, memoria sono queste le problematiche centrali".
Questo è il sentiero e se volete il binario sul quale si snoda Arte in Movimento (Artmobil).
SENTIRE lo realizza concretamente e virtualmente allo stesso tempo.

Leggi
> La presentazione critica di Barbara Schweizer
> Il reale-virtuale di Corona Perer
> Entra e visita la mostra

www.giornalesentire.it - Note legali - Riproduzione riservata