"Il video è un mezzo che uso per portare alla luce le inquietudini, l'insofferenza ed il dolore". (Mauro Sambo)

immagine

"Giudecca 347", 2008
sotto: "Pocket Trumpet" (testo a cura di Tiziano Scarpa), 2008

immagine

Sbaglia chi pensa
che il mio strumento sia la tromba.
Io suono l'aria. 
È l'aria quella che vibra, non la tromba.
È l'aria che prende forma di suono, 
passando nei cunicoli di metallo.
L'aria è il mio strumento.
C'è chi suona aria pura, leggera.
Ci sono trombettieri che appoggiano
una scaletta al muro, salgono su,
suonano l'aria idrogenata
che galleggia sul soffitto.
Io preferisco l'aria densa,
pesante di voci e fiato,
l'aria già tritata dai rumori, 
esausta di sirene e scoppi.
La raccolgo in un catino,
immergo la mia tromba 
in quella polpa trasparente.
Travaso la mia aria in un'ampolla.
Poi mi metto in marcia.
La banda attacca a suonare.
Quando arriva il mio turno,
io tolgo il turacciolo dalla fiala di vetro
e resto ad ascoltare.

Pocket (Tiziano Scarpa, 2008)

Mauro Sambo della nostalgia e del tempo

Due le opere presentate da Mauro Sambo: un videoframe e la foto di un'installazione. L'idea che sta alla base di questi lavori è quella di far parlare ciò che è stato, per definire un presente, anche immobile, che l'autore consegna all'altro.

Nella prima la memoria si consegna alla sintesi di un immagine: è "Giudecca 347",  di cui pubblichiamo un fotogramma. Il 347 è numero civico della casa in casa in cui Mauro Sambo è nato.
E' importante per la lettura dell'opera, poiché rappresenta l'allontanamento dell'autore dalla sua casa natale e dai suoi ricordi, casa rimasta vuota dopo la morte della madre. Il video mostra gli ultimi istanti della presenza dell'autore prima di consegnare ad altri le chiavi dei suoi ricordi. Un allontanamento doloroso dal passato, un viaggio malinconico verso il futuro, dove muoversi tra una natura in apparenza desolata, diventa metafora per l'abbandono di una parte di se stessi.

La seconda opera è "Pocket Trumpet" e fa parte di una serie di lavori  che prendono ispirazione da un disegno fatto dalla figlia Matilde quando frequentava l'asilo: "C'era una volta una ape che trovò una trombetta dopo andò a casa e la suonò".
Uno strumento musicale diventa storia quando si arricchisce di un codice espressivo a lui non proprio, le parole, narrate da una voce estranea e non preterintenzionale al definirsi della storia stessa (può essere lo spettatore, come il proprietario oppure lo stesso strumento). L'autore del testo avrà infatti a disposizione solo l'immagine dello strumento (non dell'opera completa quindi) mentre, l'artista realizzerà l'opera prima che il testo venga scritto. Testo e immagine sono assolutamente autonomi, eventuali analogie tra loro sono assolutamente casuali.  Il testo viene poi proiettato o inserito all'interno dell'opera, diventando esso stesso parte del lavoro.

Pocket Trumpet, riprodotta qui a fianco, è un'opera che "parla da sé" e fa parte di una serie di piccoli e grandi lavori dedicati agli strumenti musicali che in tutti questi anni Mauro Sambo (artista, performer e musicista veneziano gia presente ad Aperto '90 - Biennale di Venezia) ha acquistato, collezionato e suonato, assemblandoli a materiali vari. Essa vive del testo di Tiziano Scarpa che s'innerva in due immagini diverse appartenenti ad un racconto che viene da una "memoria stereoscopica" , ovvero di una memoria che agisce in profondità, su più dimensioni.
(A.P.)

> Vai avanti: Markus Schaller "Piombo e Poesia"

Visita gli archivi di Scatti d'Autore

www.giornalesentire.it - Note legali - Riproduzione riservata