Andrea Pagnes-Verena Stenke
testo di Andrea Pagnes e Verena Stenke
"Vedo quello che sogno. La mia percezione è sovrapposizione di sogni, istinto, ricordi, sensazioni. Raramente precisa, è sempre in flusso. Un tratto di strada lo si percorre anche da fermi. Sulle percezioni e l'osservazione pende un velo sottile, a volte teso fino alla sdrucitura. Sogniamo ciò che può essere poesia. E' questa l'unica soluzione che posso proporre. Minima. Travolgente. Frammentaria e completa. Sussurra. Urla. L'immagine in movimento e il suono (dato anche dall'uso delle parole), sono il media. Un media - talmente espressivo - che congiunge i trucchi dei sensi, che permette una ricerca sulla sensazione del sublime.
Come accade quando s'investigano le sorprendenti diversità esistenti nel mondo organico attraverso strumenti in grado di amplificarle, così l'occhio elettronico della videocamera scruta tra le pieghe di ciò che esiste. Aggira l'approccio convenzionale, registra quanto appare di più lontano eppure così vicino, decostruisce gli elementi costitutivi, trasforma l'esperienza ordinaria dei fenomeni - banalizzata da atteggiamenti passivi e acritici - in percezione altra, capace di mostrare strutture più complesse, architetture insolite, segrete e dinamiche inaspettate.
Le forme si materializzano, complice il tempo, attraverso un linguaggio che, pur tecnologico, resta comunque semplice, minimale, poetico. Un'immagine video restituisce valore autonomo anche alla più banale delle situazioni, alla natura stessa delle cose, illudendo i nostri sensi a comprenderne pure la stessa, apparente assenza".
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