Re-inventare, narrare storie che partono da un solo principio: la trasformazione in altro da sé di oggetti comuni, banali, che vengono di volta in volta ricostruiti, smontati, destrutturati e riassemblati.

immagine

La classe operaia va in paradiso, S.Farrell, 2008

immagine

S.Farrell...in movimento

Seamus Farrell, il gioco del guardare vedersi

Il suo è un desiderio di ricerca sull'uso, la destinazione e il corpo dell'oggetto.
Per certi versi può ricordare certi interventi di Fluxus Art, o reminiscenze di Nuveau Realism.
Seamus Farrell - sin dai suoi esordi - percorre strade apparentemente distanti tra loro.
Irlandese, nato a Londra ma cresciuto a Parigi, dove vive e lavora, ha strutturato la sua espressione artistica su un'investigazione analitica determinata da una logica rigorosa e un pensiero coerente che indulge verso il ludico.
Etica e responsabilità del fare sono sempre tenute in altissima considerazione.
La vocazione di Seamus Farrell è re-inventare, narrare storie che partono da unico principio: la trasformazione in altro da sé di oggetti anche comuni, banali, che vengono di volta in volta ricostruiti, smontati,  destrutturati e riassemblati. Il tutto dà vita a composizioni e situazioni spaziali ricche di suggestioni, che scardinano i precetti dell'arte neo-concettuale.
Considerato uno degli artisti più vitali in ambito europeo e internazionale, Seamus Farrell è al contempo un alchimista, un collezionista, un catalogatore, uno scienziato, un geografo, un enciclopedico, un artigiano e un poeta, un sarto, un nomade del linguaggio e dello stile. 
La sua ricerca sul cuore segreto delle cose e della materia, sull'esperienza fisica del mondo attraverso l'azione, sull'amore per tutto ciò che lo circonda.
L'opera che presentiamo è SIGN OF TIMES - La classe operaia va in paradiso. In questo caso uno specchio antico entra nello spazio come oggetto-funzione, ma piuttosto che riproporsi come oggetto decorativo, artigianale, ornamentale, acquista un nuovo significato per le immagini e i testi che, incisi dall'artista a punta di diamante sulla superficie riflettente, lo sostiene. Lo specchio è come un cervello, il ME che vede l'IO. "La memoria collettiva è fatta di memorie comuni, in un certo senso  universali. La forma a specchio porta, supporta e sopporta messaggi, li presenta, li riconsegna al presente" spiega l'artista che gioca tra il ‘vedersi' e il ‘guardare'.
(A.P.)


> procedi: Andrea Pagnes/Verena Stenke 

Visita gli archivi di Arte e Cultura

www.giornalesentire.it - Note legali - Riproduzione riservata