Le guerre di ieri e di oggi - Un libro dello storico Amfred McCoy per tentare di capirci qualcosa sullo scandalo tra Guantanamo e Abu Graib

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La copertina del saggio

Abu Graib, questioni di tortura

di Guglielmo Vasto 

Aprile 2004: la rete televisiva americana CBS trasmette in esclusiva le inquietanti fotografie delle torture a opera di soldati americani nei confronti dei detenuti del carcere iracheno di Abu Ghraib, lasciando sgomenta l'opinione pubblica americana e internazionale.

Un libro uscito di recente ritorna sulla ferita. E lancia un monito: la tortura non è solo un grave crimine contro l'umanità, ma è anche inutile, se non dannoso, al paese che la applica. Il libro esce per le Edizioni Socrates (pagg 334, € 16) Lo ha scritto Alfred McCoy e si intitola "Una questione di tortura".

Il testo parte proprio da quell'aprile 2004. Quando anche a Guantanamo scoppia uno scandalo, al centro, ancora una volta, ci sono i militari statunitensi e i loro maltrattamenti sui prigionieri della Guerra al terrore. Tra polemiche, indignazione, imbarazzo da parte dell'amministrazione Bush e nuovi motivi di perplessità sull'efficacia dell'occupazione in Iraq e Afghanistan, è rimasto tuttora un dubbio fondamentale: se quelle atrocità fossero frutto del sadismo di poche mele marce o di decisioni prese ai vertici del potere istituzionale e supportate dall'uso di metodi sperimentati.

In un'analisi lucida e dettagliata, lo storico Alfred W. McCoy propende per questa seconda ipotesi, e passa in rassegna la storia americana dalla Seconda guerra mondiale a oggi, mettendo in luce tutte le fasi in cui CIA, Esercito e Casa Bianca si sono interessati all'uso di varie forme di tortura e di interrogatori duri nel corso dei loro impegni militari. Dal primo manuale Kubark, redatto dalla CIA per interrogare i sospetti, agli studi dell'università McGill sulle forme più devastanti di tortura psicologica, dal terribile progetto Phoenix durante la guerra in Vietnam alla violazione delle convenzioni di Ginevra nella Guerra al terrore, la storia recente della tortura in America ruota attorno a una nuova propensione verso l'uso di tecniche psicologiche ("deprivazione sensoriale", minacce verso i familiari, isolamento) e di stress fisico ("dolore autoinflitto"), che anche le alte sfere del potere conoscono e supportano. Alla fine di questo libro c'è il monito: la tortura non è solo un grave crimine contro l'umanità, ma è anche inutile, se non dannoso, al paese che la applica.

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