Andar per mostre: alla Crepadona di Belluno
Il richiamo alla grande tradizione passata dell'arte bellunese, sta in un bellissimo Sebastiano Ricci, da poco entrato a far parte della collezione della Fondazione Cariverona ed esposto al pubblico per la prima volta. "Il satiro e il contadino" (questo è il titolo dell'opera), è affiancato nell'occasione ad uno strepitoso Paesaggio con pellegrino e lavandaie e a una tela di tema storico da poco ricondotta al pennello di Gerolamo Brusaferro e alla pianta prospettica della città di Belluno, opera di Domenico Falce.
E' la qualità la caratteristica che accomuna le oltre 70 opere del Novecento italiano esposte a Belluno, a Palazzo Crepadona, dal 24 luglio al 2 ottobre, dalle collezioni della Fondazione Cariverona e della Fondazione Domus.
Una qualità che rende la carrellata proposta di grandissima forza espositiva e d'assoluto valore culturale: uno spaccato di alcuni momenti salienti dell'evoluzione del pensiero estetico del XX secolo in Italia, che raggiunge, con personalità straordinarie come Balla, Boccioni, Casorati, Morandi, Vedova, Schifano, Birolli, Fontana, Cucchi e Manzù, una dimensione internazionale.
In questo contesto si colloca anche un omaggio a Belluno, voluto dal curatore dell'esposizione Sergio Marinelli, con due sale tematiche dedicate a temi fortemente legati alla cultura delle Alpi e alla dimensione montana: la neve, ove spicca un poetico e giovanile Beppe Ciardi, e i fiori soggetto insolito anche di un affascinante e inedito Afro Basaldella.
Morandi è presente nel percorso espositivo con un raffinato paesaggio, Paesaggio grigio con strada, realizzato durante la Seconda Guerra Mondiale, probabilmente nel 1942 quando l'artista viveva ritirato tra Bologna e l'appennino, cercando in una solitaria pittura interiore quella pace che nel mondo non vi era più.
Di Campigli è proposto Donne al tavolino, del secondo dopoguerra, mentre Santomaso è ricordato a Belluno con Racconto, che ben esemplifica la posizione personalissima da lui assunta nel panorama artistico diffusamente informale della fine degli anni Cinquanta e inizio degli anni Sessanta.
I grandi capolavori dell'informale sono presenti con Vedova, Afro, Birolli e Dorazio che sono rappresentati ai vertici delle loro produzioni (mentre gli importanti Tancredi sono in mostra a Feltre per la rassegna monografica sull'artista).