E' diventata reato in Egitto anche grazie a Mona Omar. SENTIRE ripropone il suo reportage da Deir El Barsha, il villaggio delle donne libere. Posto oltre il Nilo, raggiungibile solo con la chiatta, è il paese che si è ribellatto per primo. Grazie a una donna: Mona Omar

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Due donne fuori casa: dentro... la pecora (Foto C.Perer)

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Un sacchetto di plastica in testa: pesce per il pranzo (Foto C.Perer)

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Deir El Barsha: paese povero, ma felice

Egitto, vietata finalmente l'infibulazione

DEIR EL BARSHA (Egitto, 9 giugno 2008) - L'Egitto ha finalmente detto no alla infibulazione. La pratica probabilmente resterà tra gli irriducibili, ma intanto è lo stato a dichiararla fuori legge. Due anni di carcere a chi la praticasse. Una grande vittoria e finalmente una buona notizia anche perchè l'Egitto delle donne cominciò a lottare tra la diffidenza molti anni fa. Ad ottenerla con forza è stato papa Shenouda III leader dei copti, ma il risultato concreto lo si è avuto anche quando l'autorità religiosa musulmana ha dato il suo assenso. E così Lady Mubarak che tanto si era spesa per la causa, ha ottenuto finalmente il sì. Le menomazioni genitali inflitte alle bambine sono dunque fuori legge. L'anno scorso ne morirono due per emorragia.

Siamo stati a Deir El Barsha non molto tempo fa per il primo reportage di SENTIRE. Lo proponemmo al nostro debutto on line, nell0ottobre 2007. Ve lo ripresentiamo.  Si parte da questa foto: due donne sedute di fronte a casa. Dentro c'è la pecora che mangia. Anche l'animale guarda l'obiettivo occidentale che documenta un angolo di mondo povero e felice, dove il forestiero non è un turista da spennare ma un "altro": lo si circonda di curiosità, lo si presume ricco, lo si guarda, quasi lo si spia, ma restando lontano.
La gente è poverissima, ma sembra felice. Nessuno ad esempio ti avvicina per chiederti qualcosa. Tantomeno un souvenir che qui non esiste: qui il turismo di massa non è ancora arrivato a far danni. 
Semmai gli abitanti fanno a gara per offrirti il te e mostrarti come fanno il formaggio
o la casa dove, accanto al locale unico dove si vive e si mangia,
c'è il ricovero per gli animali.

E la donna qui vive una dimensione di vita molto diversa da quella delle concittadine egiziane alle quali sin da piccole viene ancora praticamente, con drammatica sistematicità l'infibulazione. In Egitto ben il 90% delle bambine ne è vittima (anche se proprio di recente il governo ha messo al bando la pratica dopo la morte di una piccola - il fatto è accaduto nell'agosto 2007 ed ha avuto una certa eco). A Deir El Barsha - dunque - la donna ama, procrea, è felice. Povera, ma felice, perchè libera. Vi si arriva con la chiatta ma solo quando il proprietario...decide di salpare e di attaversare il Nilo.

La ricchezza di questo paese si  chiama libertà. Libertà di vivere, amare, gioire della vita. Nessuna crociata occidentale le ha portato la civiltà. Deir El Barsha se l'è costruita con le sue mani, grazie ad una piccola-grande rivoluzione che partì con la prima donna che aveva detto ‘no'.
Il suo nome era Mona Omar, nata e cresciuta a El Barsha.
Rifiutò di essere infibulata, ma si maritò ugualmente nonostante
la credenza che solo rimuovendo il clitoride era possibile crescere, sposarsi, riprodursi, avere onore, morire nella pace e nel rispetto. Mona procreò, e quel giorno furono in molte a chiedere all'ostetrica se era stato tutto normale. Deir El Barsha, è il villaggio che è stato portato dall'Onu come modello alla conferenza internazionale del Cairo contro la mutilazione genitale femminile.

In Egitto, le donne circoncise sono tra l'84 e il 97 per cento, a Deir
El Barsha la percentuale è vicina allo zero. È insomma un «villaggio detribalizzato». Raggiungerlo non è facile, arrivarci una benedizione. Come fare un salto nella macchina del tempo, più
o meno nel Medioevo, tra casupole povere abitate da gente felice.
Il villaggio si trova nell'Egitto centrale, una sorta di enclave cristiana inclusa in aree a maggioranza islamica dove le donne circoncise sono il 99,6%. Dal Cairo occorrono dalle 4 alle 6 ore di treno, poi si traghetta il Nilo a Mallawi, una piccola cittadina che riproduce il caos del Cairo in pochi chilometri quadrati e dove nella fila di auto (vecchie Fiat di cui avevamo perso il ricordo) trovi incolonnato tanto il mulo con il suo carico di erbe come il residuato coloniale di una carrozza.
 Attraversare il Nilo di notte sulla chiatta che porta a El Barsha (e parte solo quando è piena) è una benedizione: l'alba su questo spicchio di mondo è un'emozione difficile da raccontare. Quando si arriva sull'altra riva del Nilo, pochi chilometri tra rigogliosi palmeti e coltivazioni di pomodoro separano il grande fiume dal villaggio delle donne libere e felici. Queste acque sono solitamente percorse dai vacanzieri sulle navi crociera dirette ad Assuan e ai templi di Abu Simbel: le lucine e i balli a bordo fanno loro dimenticare che solo mettendo un piede a riva c'è il vero Egitto e la grande storia quello di un popolo tanto antico quanto fiero.

All'orizzonte di El Barsha ci sono le montagne dove sono state rinvenute le tombe faraoniche delle prime dinastie. Un tempo il Nilo arrivava fin sotto le pendici di queste rocce: oggi c'è la sabbia del deserto divenuta regina dopo che il grande fiume ha ritirato le sue acque verso la vicina Mallawi.
Le prime abitazioni stupiscono per la forma, a noi nota.
Sono come i trulli di Alberobello. Oggi sono per lo più abbandonate o utilizzate come tombe. Le case nuove, quadrate e brutte, hanno sul tetto lo sterco di animale ottimo combustibile spesso a pochi metri dal grano per la farina. In tutto il villaggio le condizioni sanitarie sono precarie, ma la scuola c'è ed è grande perchè qui di bambini ce ne sono tanti: 1100 gli allievi iscritti. Gli altri restano a casa
a giocare tra galline, oche, muli, agnellini e capretti in una stupenda interazione uomo-animale che propone un equilibrio ormai perduto: l'uomo, la terra, l'animale. Sono tutti cristiani, a Deir El Barsha.
Padre Marcoss, il prete ortodosso che accoglie i due italiani invita dal pulpito tutta la comunità a stringer loro la mano. Una processione imbarazzante che spinge a porsi una inevitabile domanda: "hai mai fatto lo stesso con uno straniero?" 

Le donne sono molto belle a El-Barsha. Dando il cambio sul traghetto alle studentesse che dalla riva devono fare all'alba il percorso inverso per raggiungere le scuole superiori di Mallawi, incontri solo sorrisi e tanta curiosità. Sanno di essere speciali, o forse solo fortunate, grazie alla battaglia di Mona Omar.

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