Caroline Lejeune, la danza-pittura
di Guglielmo Vasto
(Milano 12 novembre 2008) - Sono soggetti irriconoscibili a breve distanza. L'immagine si ricompone infatti solo da lontano. I paesaggi di Caroline Lejeune hanno un forte effetto ipnotico, sono viaggi mentali slegati dal reale. La natura raccontata dall'artista ha una dimensione 'altra' in cui lo spettatore può riappropriarsi di un ambito più umano ed emotivo legato alla libertà e alla fantasia.
L'autrice ha una tecnica molto particolare: danza mentre dipinge, come in trance. Galleria Rubin a Milano la presenta, per la prima volta, in Italia. La giovane artista oltre da dieci anni si dedica al tema del paesaggio, con una particolarità: dipinge in bianco e nero o come lei stessa ama precisare, in grigio.
Il monocolore è la costante ossessiva del suo lavoro. Il grigio è il colore del pensiero che le permette di dare una dimensione astratta al dipinto, ponendo allo spettatore interrogativi esistenziali.
I quadri della Lejeune hanno spesso grandi dimensioni, anche quattro metri di lunghezza. Come detto sono realizzati con una tecnica pittorica molto gestuale, una specie di danza che l'artista compie davanti alla tela. Nata nel 1971, si è diplomata nel 1997 alla École Nationale Supérieure des Beaux Arts di Parigi. Vive a Montreuil. ha esposto a Parigi, Rouen, Maastricht, Munich.
Una tecnica fatta di segni rapidi e nervosi rende le sue foreste un luogo mentale ove rifugiarsi. Di recente è stata in India e i boschi in chiaroscuro realizzati, sono lo spazio per pensiero e meditazione. Da Rubin sono allestiti i lavori degli ultimi tre anni ed alcune delle opere più recenti, in cui la Lejeune si affranca dal bianco e nero per sperimentare inedite sfumature di colore. Risultato: spontaneo e mai retorica, che dice la vita e l'uomo-donna di fronte alla natura.