Un centenario per tre realtà: Cassa Rurale, Cooperativa e Cantina. Cresciute insieme al paese e "per" il paese

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Paesi per Immagini: Isera

di Enrica Rigotti

(Isera, 17 gennaio 2008) - Isera 1907: come in buona parte del Trentino, il futuro non appariva roseo. La crisi economica era forte e le famiglie non riuscivano a far fronte alla difficoltà. Solo l'unione delle forze e delle intelligenze permise di fondare tre cooperative, destinate a lunga vita, capaci di portare benefici diffusi, non solo fra i soci, ma su tutto il territorio. Pionieri di questa iniziativa di solidarietà furono il medico, Valerio Dorigotti, ed il parroco don Benedetto Furlani, che riuscirono a trasferire ad Isera analoghe esperienze già sorte in Trentino.
Nello stesso anno, quindi, presero avvio una banca, una cooperativa alimentare e una cantina, tre realtà economiche finalizzate
a rispondere a tre bisogni essenziali: quello del credito necessario per far fronte all'innovazione, quello dell'acquisto di beni primari e quello dell'organizzazione della produzione agricola, fino ad allora molto frammentata e incapace di far fronte alle leggi di mercato.
Ormai centenarie, le tre cooperative di Isera, hanno saputo stare
al passo con i tempi, superare due guerre mondiali, nonché le difficoltà ed i disaccordi interni, per guardare oltre, verso un futuro che in alcuni momenti sembrava impossibile.
All'inizio del Novecento, infatti, buona parte della popolazione era davvero povera. Si nutriva dei prodotti dei campi e di poco più; divideva la stessa casa fra più generazioni, fino ad utilizzare anche l'ultimo spazio disponibile. Tuttavia, pur nell'essenzialità e nella restrizione, le persone amavano trovarsi, festeggiare assieme ricorrenze religiose e familiari, ritrovare il riposo e la pace fra le mura di casa, nella corte fra gli animali o sul tipico poggiolo
a guardare verso la sera.
Il riuso dei materiali non era una moda ma una necessità: gli abiti, adattati a seconda delle esigenze, venivano trasmessi di padre
in figlio e indossati a lungo, fino a quando cedeva la stoffa e non
si poteva fare davvero altro. Eppure, in quegli abiti consunti traspariva la dignità di chi sapeva tener duro, di chi sapeva
ancora sperare e credere.
Furono proprio queste persone che accettarono di mettere
in comune quel poco che avevano per dare avvio, come soci,
alle tre cooperative di Isera. Le migliorie economiche, il progresso tecnologico cambiarono radicalmente la situazione soprattutto nell'ultimo dopoguerra. Si diffuse notevolmente il commercio di materiali prodotti in grande scala, a scapito dell'artigianato familiare; si diffuse, inoltre, l'uso dei trattori, poi delle macchine e di macchinari sempre più specializzati. Anche i lavori di fatica, quelli che precedentemente venivano svolti a più mani, vennero affidati alle macchine in cui venne riposta la fiducia dell'avvenire.
La banca, la famiglia cooperativa e la cantina si adeguarono a queste realtà: si rinnovarono notevolmente dal punto di vista tecnologico e commerciale, ma cercarono di mantenersi sempre fedeli alla mission sociale per cui erano sorte.
Le cooperative, infatti, ancor oggi come allora, sostenute e volute dalla classe politica, sicuramente privilegiate fiscalmente rispetto
ad altre realtà economiche private, hanno saputo fornire
un prodotto finale che va al di là del bilancio economico.
Sono state, innanzitutto, scuola di partecipazione e di democrazia, luogo in cui si progettavano e si gestivano interventi sul territorio. Capaci di rinnovamento, hanno saputo inoltre rispondere alle crisi ricorrenti nella storia, hanno formato i soci, coinvolgendoli in una nuova ottica di produzione, gestione e utilizzo dei beni.
Ma accanto al ruolo ed alla storia di queste realtà economiche,
c'è anche una storia di uomini, appassionati, convinti e tenaci che hanno accettato di confrontarsi e di impegnarsi per la riuscita dell'impresa. Non sono mancati momenti di difficoltà,
di incomprensioni e addirittura di rottura. Ma la motivazione forte dell'esperienza cooperativistica ad Isera, sorta per necessità, ha fatto sì che gli individualismi venissero abbandonati per trovare
la strada vantaggiosa per tutti.
Nelle foto che pubblichiamo in questa pagina c'è la povertà del tempo, scorci di vita contadina, sull'aia e al fiume. E un segno
dei primi cambiamenti: alla tradizionale benedizione dei trattori
si presenta anche una 500 familiare.
Lo sviluppo di queste realtà, perciò, non è avvenuto solo grazie
al progresso, al capitale, alla materia prima, ma è stato possibile anche grazie ad una comunità che ci ha creduto, a conferma delle nuove teorie economiche in cui il cosiddetto capitale umano gioca un ruolo vincente nel superamento delle sfide difficili. Imprese economiche, imprese di uomini ma anche imprese di una comunità, quella di Isera, che ha accettato di farne parte e di sostenere
la causa.

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