Trasformare il dolore in "prestazione': la lezione di Frankl
di Corona PererIl grande psichiatra viennese aveva dedotto la sua teoria da una esperienza personale compiuta nei campi di concentramento nazisti dove aveva osservato che si salvò chi era riuscito a darsi un ideale e un significato. L'essere umano è sempre rivolto verso un significato anche se lo si conosce poco.
Anche il suicida crede in un significato se non della vita, almeno della morte. Se non credesse in alcun significato allora non potrebbe muovere neppure un dito e non potrebbe nemmeno pensare al suicidio. De profundis qualcosa erompe sempre, come il malato che lotta fino alla fine e spera (a che pro?) o gli atei convinti - osservati da Frankl - che dopo aver categoricamente negato per tutta la vita qualcosa di superiore, sul letto di morte sentivano di morire di fronte a ‘qualcosa' se non ‘qualcuno'.
Frankl, osservò che la volontà di significato è troppo spesso frustrata e sono sempre più numerosi i pazienti che lamentano una mancanza di significato, un vuoto esistenziale che in sé non sarebbe patogeno (ma è tipico dei quesiti dell'uomo), tuttavia quanto si concreta in sintomi nevrotici dà origine alla nevrosi noogena.
La teoria di FRANKL partiva dal presupposto che il medico ha come compito non solo quello di guarire il paziente: ma anche di aiutarlo ad acquistare la capacità di sopportare la propria sofferenza. E ciò attiene alla capacità di elaborare i valori di atteggiamento, cioè come l'uomo si pone di fronte alla colpa, alla morte, alla malattia, alla sofferenza, alla morte. Sono i valori più importanti. Gli altri sono appartenenti a due categorie:
- valori creativi (ciò che l'individuo fa, i suoi compiti e le sue responsabilità anche a livello familiare)
- valori di esperienza (la bellezza, l'amore, l'arte).
Ebbene anche la sofferenza può dare ad una vita la sua pienezza di significato.
SCAPPARE DALLA SOFFERENZA
Suicidio, religione e infine psicosi. Sarebbero le diverse forme di scappatoia attuate da un malato grave, per esempio di cancro. Frankl afferma che la cura medica dell'anima è compito del medico generico per i malati incurabili, come del gerontologo che cura gli anziani o l'ortopedico di fronte ad uno storpio. Ogni medico si trova di fronte a pazienti posti sovente davanti a un destino immutabile e inevitabile. Confortare e cercare di guidare il malato verso nuovi significati non è compito solo della psichiatria, ma di qualsiasi medico. L'American Medical Association pone proprio questa mission nel suo statuto!
Eppure parlando di società americana c'è qualcosa di interessante da notare. Frankl cita alcuni studi secondo cui l'americano cerca scappatoie dinanzi alle difficoltà con un'intolleranza di fronte ai problemi che lo proietta in un circolo diabolico che accresce la sua sofferenza. La cultura americana, ovvero la cultura moderna, sarebbe dunque l'opposto di quella spartana, quella antica, che i problemi li affronta. Ebbene la logoterapia potrebbe essere un correttivo salutare di fronte alla mentalità statunitense orientata verso l'igiene mentale ma in fuga e alla ricerca di scappatoie. Bene: noi oggi sappiamo che una di queste scappatoie si chiama "eutanasia".
Frankl non si pose questo problema ma afferma che anche nel passato esisteva la frustrazione esistenziale con la differenza che gli uomini non andavano a cercare il medico, ma il sacerdote. Come già detto la frustrazione esistenziale è tipica dell'uomo che si chiede del suo proprio significato, e non necessariamente è patogena. Solamente in certe condizioni può condurre a nevrosi ma non ogni nevrosi si radica in un conflitto di coscienza o in un problema di valori, o nel problema di Dio. Ogni malattia ha il suo significato, ma il vero significato della malattia non risiede là dove si pretende di cercarlo. Risiede nel "come" si soffre. Si tratta perciò di dare significato alla malattia: è ciò che fa l'homo patiens quando scopre la possibilità di significato che racchiude una sofferenza imposta dal destino.
IL CAPOLAVORO DI FRANKL
"Alla ricerca di un significato della vita" è l'opera che oltre a contenere tutta la visione psicanalitica di Frankl apre squarci molto importanti sulle etiche di fin vita e sembra quasi postulare l'importanza di un accompagnamento del malato alla buona morte intesa come accettazione del proprio limite. Le equipes di cure pallative troverebbero Frankl pienamente consenziente. L'opera - come detto - era il distillato della sua esperienza di uomo sfuggito agli orrori di Aushwitz, capitolo di vita che gli permise di studiare sulla sua pelle le reazioni dell'internato e le vie di fuga proprio, tramite la ricerca del significato.
Frankl sosteneva di aver soltanto ‘completato' la psicoterapia e la soggiacente concezione dell'uomo. "...Ai nostri giorni infatti l'antropologia della psicoterapia non ci presenta ancora l'immagine dell'uomo vero, ma solo l'immagine di un uomo concepito come la risultante di un gioco di forze le cui componenti di chiamerebbero Io, Es, Super Io oppure un prodotto i cui fattori sarebbero le pulsioni, l'eredità e il mondo circostante. Ovvero un Homuncolo...".
L'uomo cerca sempre un significato, finchè vive. Chi gli sta attorno non può trasferirgli l'idea di un non-significato della sua vita, ma questo può accadere nel vortice emozionale che circonda i familiari di un paziente terminale.
La ricerca di significato avviene persino a livello biologico, non soltanto conscio: durante le allucinazioni il cervello ricerca il significato. Lo spirito ha bisogno del significato, il ‘nous' ha bisogno del ‘logos'.
IL PAZIENTE VA AIUTATO
Il significato lo deve trovare il paziente: il medico non può dare un senso alla vita del paziente, ma lo aiuta a trovarlo, lo assiste, lo accompagna. E il paziente lo ritrova attraverso la coscienza ovvero l'organo di significato. La coscienza è la capacità intuitiva di scoprire il significato unico e singolare di ogni situazione. Il significato è anche relativo: non solo ad personam ma ad situationem, cioè muta di giorno in giorno. Fino all'ultimo momento della sua vita l'uomo non potrà sapere se effettivamente ha realizzato il significato della sua vita.
Ironizzando con Freud, Frankl afferma provocatoriamente "che cosa darei per essere colpito dalla paura della castrazione e non dall'interrogativo colmo di apprensione, dal dubbio tormentoso se la mia vita allora, nell'ora della mia morte, avrà avuto un significato!". Questo infatti è il vero problema dell'uomo. Nessuna situazione della vita è realmente priva di significato.
Anche la triade negativa sofferenza/morte/colpa può essere trasformata in prestazione, in una conquista a patto che si assuma nei loro confronti un atteggiamento giusto grazie ai citati valori di atteggiamento. Il medico deve avere coscienza del bisogno che l'uomo ha di dare significato alla propria vita aiutando il paziente a prenderne coscienza, soprattutto a convincersi che la vita non cessa di avere un significato neppure in mezzo alle sofferenze anzi è proprio la sofferenza ad offrire la possibilità di realizzare il significato più elevato, il più alto valore possibile.
IL DOLORE-PRESTAZIONE: LA PSICOLOGIA DELL'ALTEZZA
Solo l'atteggiamento giusto che l'uomo assume di fronte ad un destino inevitabile gli consente di testimoniare ciò di cui solo l'uomo è capace: trasformare il dolore in una prestazione. E' questo il cardine della PSICOLOGIA DELL'ALTEZZA: l'uomo, pur essendo determinato cioè sottoposto a condizionamenti di vario genere sia di carattere biologico, psicologico che sociologico, pur cioè non essendo libero completamente, tuttavia conserva una libertà positiva: è libero per qualcosa che gli consente di prendere posizione nei riguardi di ogni condizionamento.
"Essendo sopravvissuto ai lager nazisti so fino a che punto l'uomo resta libero e fino a che punto può innalzarsi al di sopra di qualsiasi condizionamento. So fino a che punto può opporsi a circostanze esteriori grazie alla forza di reazione dello spirito". La psicologia dell'altezza aggiunge perciò alla volontà di piacere, tipicamente umana, anche la volontà di significato.
Frankl afferma che il primo vero "psicologo dell'altezza" fu l'astronauta americano John Glenn il quale disse: "Ideals are the very stuff of survival" ovvero "un uomo può sopravvivere solo se vive mirando a ideali". Glenn si riferiva all'umanità.