Interessante laboratorio sperimentale con i ragazzi di Hebron - Ecco come è nata l'iniziativa che ora è diventata la mostra virtuale GREETINGS FROM HEBRON promossa da SENTIRE 

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Quest'uomo è sempre lì, lo avevamo fotografato anche nel gennaio 2008 per il reportage di SENTIRE queste invece sono le foto dei ragazzi-fotografi di Officina del Sorriso

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Donna di Ebron: tra barriere e messaggi clandestini

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Uno scatolone per gioco

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Scatti di vita quotidiana tra soldati e check-point

Palestina, Officina del Sorriso

di Mirta Ferrari*
Officina del Sorriso

Il nostro in viaggio in Israele comincia e finisce con piccole bugie all'aeroporto di Tel Aviv. "Siamo venuti in Israele per fare turismo, per vedere Gerusalemme, Betlemme e il Mar Morto". Invece non è vero.
Siamo venuti in Israele e proseguiremo nei Territori Palestinesi Occupati per realizzare un progetto di volontariato a Hebron e per conoscere da vicino un po' di questa "Terra Santa" segnata dalla guerra, questa Palestina tanto nominata, vista in tv, ma sconosciuta.

Non pensate che ci piaccia raccontare bugie, ci siamo informati e ci abbiamo pensato a lungo. Dicendo quale è il proposito del nostro viaggio facilmente non ci daranno il visto per entrare in Israele e soprattutto segneranno la nostra scheda e per "motivi di sicurezza" non potremo entrare nemmeno in futuro.
Siamo in quattro dall'Italia, Diego, Gianni, Mirta, educatori di professione, soci dell'Associazione Mercurio di Riva del Garda, e Paola, fotografa di Merano, socia di Teatro per Caso di Nago. A Tel Aviv ci aspettano due amiche dall'India, Amy e Timira che da due anni con Diego e Paola collaborano con Teatro per Caso al progetto "Officina del Sorriso" - "laboratory of smiles" a Goa in India. Un progetto di Teatro e Circo con il Centro El Shaddai che ospita alcune centinaia di bambini e ragazzi indiani che altrimenti vivrebbero in strada.

Hebron, è una delle città più grandi e popolate dei Territori Palestinesi, il cui centro storico è caratterizzato dall'occupazione da parte dei coloni israeliani dal 1967. La caratteristica della Hebron moderna consiste proprio nella presenza di un numero elevato di soldati a fronte di un piccolo manipolo di ebrei ultraortodossi. Per ogni colono ebreo ci sono almeno 4 soldati appostati sui tetti delle case agli angoli delle strade con la consegna di proteggerlo.

Il laboratorio si sviluppa in due settimane ad Hebron, appena fuori dal centro storico. Nel nostro progetto un lavoro con i bambini e i ragazzi del Palestinian Child's Home Club: un laboratorio di fotografia con un gruppo di 15 ragazzi/e tra i 12 e i 18 anni, l'obiettivo è quello di passare alcune nozioni di fotografia, ma soprattutto di accompganare i ragazzi in un processo di osservazione e rappresentazione della realtà in cui vivono. Questi ragazzi sono consapevoli che tramite il loro sguardo fotografico potranno comunicare e presentare la loro "Palestina", lo faranno con grande entusiasmo, orgoglio e senso di responsabilità, dimostrando notevoli capacità creative.

Durante il laboratorio tre uscite: due alla Città Vecchia, con il coinvolgimento di ragazzi della Old Town, e un pomeriggio a Betlemme e al Campo Profughi Aida. Per finire la mostra delle fotografie dei ragazzi presso il Centro. Diego e Gianni invece hanno proposto un laboratorio di gioco per i più piccoli (dai 4 ai 14) , gioco per divertirsi, ma anche per imparare. Tramite il gioco i bambini si divertono, e allo stesso tempo apprendono  il rispetto delle regole, la collaborazione, la concentrazione, e soprattutto imparano a vivere la frustrazione dell'eliminazione senza drammi. Chi perde esce e dopo due minuti il gioco ricomincia!

A seguire laboratorio di motociclo e giocoleria. Dall'Italia abbiamo portato 8 monocicli e diverse palline che rimarranno a loro. Al laboratorio parteciperanno tra i dieci e i 15 ragazzi, naturalmente tutti vogliono provare, ma imparare ad andare in motociclo richiede impegno e costanza. Prima della partenza sono circa 6 i ragazzi che sanno andare, muoversi tra birilli, salire e scendere autonomamente. E' un ottimo risultato in così poco tempo. I monocicli e le palline rimangono al centro e il laboratorio proseguirà durante l'anno. I ragazzi che hanno imparato con Diego e Gianni  potranno insegnare agli altri che parteciperanno all'attività.

C'è stato un rapporto di grande fiducia tra il nostro gruppo, i volontari del Child's Home Club e i ragazzi. Tutti hanno partecipato e lavorato insieme nonostante le differenze culturali e linguistiche, due settimane che sono volate "dense" di attività, di pensieri e relazioni. E ora raccontiamo questa " Terra Santa" dove a raccogliere l'oliva si rischia la vita, oltre che il raccolto.

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