A Lamezia Terme non c'è pace per Don Panizza: 3 atenti negli ultimi 4 mesi. "Ho vissuto nel purgatorio del fare con la gente e con i più deboli e nel paradiso dell'amore".

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Don Panizza a "Vieni Via con me" -  Panizza ha subito 3 attentati in quattro mesi, convive con la violenza dei clan e della finestra guarda chi odia la sua presenza pacifica

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Don Panizza non nega la paura "...ma poi mi sveglio, vedo le persone, quelle che comunemente riteniamo deboli come i disabili, che lottano e creano benessere non solo per loro,
ma anche per gli altri e sono felice"

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don Giacomo Panizza: 'ndrangheta e paradiso

(Rovereto-Lamezia Terme, 11 aprile 2012) - "Io non ho paura" è quello che in cuor suo si ripete don Giacomo Panizza, il prete che da anni combatte in Calabria contro la 'ndrangheta. Intervenuto a Rovereto all'interno del programma culturale "Chi la fa l'aspetti" svoltosi ad ottobre, definisce il Sud un mix di paradiso e inferno. Purgatorio compreso.

"Il Sud è l'inferno dell'illegalità e della violenza, ma è anche - ha aggiunto - il purgatorio del fare, dove, superando gli ostacoli grazie alla volontà e alla determinazione della gente e dei più deboli in particolare, si possono immaginare e realizzare cose buone, rendendolo il paradiso dell'amore".

"Sono entrato in seminario molto tardi - ha raccontato Don Panizza - dopo aver fatto per alcuni anni l'operaio e fino all'ultimo non ero sicuro di voler diventare prete. Appena consacrato mi hanno mandato in Calabria, a Lamezia Terme. Era il 1976. Dovevo rimanerci per cinque anni, ma sono ancora là".

Lo scorso ottobre Rovereto Don Panizza ha raccontato la sua storia - ora divenuta anche un libro "Qui ho conosciuto purgatorio, inferno e paradiso", scritto con Goffredo Fofi e con la prefazione di Roberto Saviano - partendo dagli inizi: "quando sonno arrivato c'erano beni confiscati alla mafia che nessuno utilizzava perché tutti avevano paura. Ho chiesto all'amministrazione pubblica di poter avere una di quelle case per costruire servizi per persone disabili; per mesi mi hanno detto che me l'avrebbero data ma poi non succedeva nulla. Allora insieme alle persone in carrozzina ho applicato il metodo che avevo imparato in fabbrica: l'occupazione! Visto che c'eravamo abbiamo occupato la struttura più bella. Dopo tre giorni è arrivata la concessione ufficiale. A quel punto c'era il rischio che quella esperienza diventasse grande, attirando così l'attenzione della 'ndrangheta".

Don Giacomo temeva che prima o poi sarebbe arrivata la richiesta di pizzo. "Per difendermi e difenderci ho fatto in modo che nascessero tanti piccoli gruppi, ciascuno dei quali ha portato avanti un'iniziativa diventando autonomo: palestre per disabili fisici, strutture ospedaliere per malati di aids, associazioni anti racket e così via".

Ma Don Panizza l'attenzione della mafia l'ha attirata lo stesso: ha ricevuto minacce e subito attentati, tant'è che da anni vive sotto il programma di protezione e con la scorta. Don Giacomo fa i conti con la paura ogni giorno, anzi la sogna.  Un suo sogno ricorrente è vedere un uomo che scappa inseguito da altri due con la pistola che alla fine lo raggiungono e gli sparano.

"...Io corro per dargli una mano, ma quando lo sollevo da terra mi accorgo che l'uomo ucciso sono io. Questa è paura; non posso impedirmi di provarla. Ma poi mi sveglio, vedo le persone, quelle che comunemente riteniamo deboli come i disabili, che lottano e creano benessere non solo per loro, ma anche per gli altri e sono felice" ha concluso.

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