"Ho viaggiato molto: navigando in rete"

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Luciano Civettini nasce  a Trento il 5-4-1967. Dopo l'Istituto Statale d'Arte Vittoria, frequenta l'Accademia di Belle Arti a Venezia. Espone dai primi anni '90 tra Italia e Germania. Dalla transavanguardia degli anni '80 che lo ha attratto sulle ricerche di De Maria e Paladino, Civettini perviene al "new-pop": figure romantiche e decadenti che occhieggiano al mondo dei writers e dei pittori underground americani con una radice europea che attraversa la sua poetica.

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Luciano Civettini

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Luciano Civettini, pop mon amour

(Rovereto 22 marzo 2010) - L'ha chiamata la sua svolta. Lo avevamo lasciato ad interrogarsi sui dialoghi intimi e ventosi della serie "Picasso" allestita da Spazio Arte - premiata tra l'altro da un grande successo di vendita - che Luciano Civettini si è messo subito in ricerca. Due anni dedicati alla ricerca della cultura
pittorica delle nuove avanguardie, quelle che tra America e Giappone popolano la rete.

"Ho viaggiato molto: soprattutto navigando in rete" ci dice commentando le opere che aveva esposto da Spazio 53 Arte di Rovereto. Con il titolare Roberto Pizzini, mercante d'arte - inserito nel mondo del collezionismo vip - era spiccato il nuovo volo del giovane artista di Rovereto. 

La  serie "Nuovi Orizzonti", con catalogo e presentazione a cura di Maurizio Scudiero, segnava la virata verso la pop-art, una stagione artistica che ha piazzato Civettini fra gli innovatori: la quarantina di opere tra oli e sculture, alcune anche di grandi dimensioni, esposte prima da Pizzini a Rovereto e poi da Goethe a Bolzano celebravano il deterioramento  di questo inizio millennio ed il disperato bisogno di sogno.

Raccogliendo echi tratti dai cartoons giapponesi e dagli artisti underground che tra Miami e Los Angeles non popolano più i loft oggi ritenuti troppo snob, bensì i "bassi" (dei vasti garage magazzino da dove fanno emergere le loro idee), Civettini con  la consueta discrezione, aveva messo insieme una garbata
quanto amara narrazione di un viaggio dei nostri tempi.

Ci sono ancora le anime giovani e spaurite che piangono e scappano salvando  il sogno in un giocattolo di pezza.

Ed ora che Alice è molto di moda, quello sembrava proprio il paese delle ‘non-meraviglie' .

L'opera più importante, "Beautiful", raccoglieva la lezione della pop-art ma la coniugava all'europea. C'è infatti un background classico in tutti i quadri di Civettini. 

Nello studio-magazzino di San Giorgio, popolato da Bianconigli spauriti e putti del terzo millennio sfigurati o con l'occhio nero, c'è il dietro le quinte di una fuga o di una incursione che continua: le anime di Civettini appaiono  in un mondo dal quale scappano per l'ennesima bomba. Oppure la gettano, come la giovane kamikaze con la maglietta "I love New York".

E c'è chi corre a gambe levate dalla nube tossica salvando un alce di pezza (il giocattolo preferito della figlia Virginia). Civettini parla così della stupidità umana e della purezza infantile.

Come Dostojevskji dice di essere convinto che sarà la bellezza a salvare il mondo. Lui cerca di raccontarlo, tra le contraddizioni del pianeta e il riaffiorire di una infanzia restia ad abbandonare la tenerezza.

Un saggio di questa svolta andò in scena anche al Mart nel dicembre 2008 dove Luciano Civettini portò 16 opere di recentissima produzione per la tradizionale mostra natalizia delle gallerie d'arte trentine: 16 inchiostri da dove emerge il disperato bisogno di un mondo più vero e più giusto.

 

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