Donne, universi plurali
di Massimo OccelloBasilè spiazza e stordisce. Ci riporta in un nuovo evo. Nel dopo di un diluvio dove, misteriosamente, si riafferma il primato dell'uomo. Dove domina il gesto, il volto, la terra, il sudore. Dove la natura della realtà impone la sua forza. Luogo di un'umanità che accetta una strada in discesa e semplifica la propria esistenza. Fa a meno di molte cose: non vuole più correre. Si ascolta. E' gente nuda, finalmente vera, dopo tanta finzione. In queste donne c'è la forza sovrana della vita. E il linguaggio traspone in una metarealtà, costringe ad una multilocazione. L'anima si trova ad archiviare la memoria.
In questa alchimia di vapori che ammiccano verso cieli foschi trovo la magia di universi plurali. Minoranze che creano il futuro seguendo il loro genio, la loro mente grande, che sola comprende il loro destino. Tra disumanità e umanità prevale imperiosa la seconda, che tuttavia contiene la prima. Spade, vagine, sangue. Basilè sembra mettere in scena la storia intera della vita.
Ho contemplato a lungo le sue immagini cariche di materia umana densa, che ci portano a risuonare altrove. In un non luogo senza tempo, una dimensione quantica, dove inaspettatamente accade l'improbabile. Mi è parso di entrare in un sogno antico e contemporaneamente di percorrere le cronache dei nostri giorni in tanti Paesi del mondo. Esodi di moltitudini affamate, madri coraggio, violenze, urlo. Sono le foto dell'utero del mondo. Ma in questo stato di consapevolezza ponte non c'è dualità.
Maschio femmina, prima dopo, bene male, destra sinistra, sopra sotto, vero falso si dissolvono. C'è solo il passaggio verso la luce.
La conoscenza dello sconosciuto.
La vicinanza di Dio.
(pubblicato su SENTIRE 012 GIUGNO-DICEMBRE 2011)