2007 - La Galleria Civica inaugurava una mostra del tutto anomala che le fece diventare  un piccolo museo

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Domenico Morelli

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Giorgio Morandi, natura morta, 1942

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Giorgio De Chirico

Galleria Civica di Trento 2007: "Mi travesto da Museo"

di Corona Perer

(Trento, ottobre 2007) - Un percorso dal ‘700 ai giorni nostri per riflettere sul senso del fare pittura. In uno spazio dedicato al contemporaneo, ci sono opere dal ‘700 in avanti. Una novità assoluta per la Civica.

"Ci serviva allineare l'ideale pittorico nei secoli in vista dei workshop di  pittura estivi" spiegano in galleria dove la mostra è il primo step di una riflessione che l'art-director Gian Marco Montesano ha descritto come un tentativo di riempire un vuoto lasciato aperto dalla morte della pittura, classicamente intesa.

Per il direttore della Civica, Fabio Cavallucci si tratta di spingere il dibattito oltre i caffè-dibattito di qualche estate fa, andando direttamente dentro il gesto estetico: quello di chi pratica l'arte come professione e di chi la coltiva come desiderio mitico. Ai nove laboratori di imminente avvio corrispondono infatti nove opere-capolavoro emblema delle categorie pittoriche classiche.

Per il ritratto, Orietta Berlanda curatrice del percorso semi-museale ha scelto l'aura umanistica di Giovan Battista Lampi, artista trentino che lavorò per vari sovrani europei.

Alla Civica il Castello del Bonconsiglio presta i ritratti dei coniugi De Gezzi (1779). Per il genere del paesaggio c'è la straordinaria "Marina con faro" dipinta a fine ‘800 da Eugène Boudin amico di Claude Monet e suo discepolo.

Ad introdurre la storia del nudo, originariamente ristretto a soggetti letterari e allegorici, è l'opera di Domenico Morelli, esponente del verismo pittorico napoletano. La Civica ospita un "Nudo virile" del 1869. La pittura di genere, tesa a rappresentare la realtà popolare più umile, è racchiusa invece nella "Famiglia Retica" di un grande genio quale fu Tullio Garbari del quale la galleria mostra un olio su legno del 1930.

A narrare le poetiche della metafisica e del surreale non poteva che essere Giorgio de Chirico, il cui dipinto rappresenta un soggetto molto amato dall'artista "Le piazze d'Italia", nate nel 1911 ed eseguite fino a tarda età. Al genere della natura morta, inaugurato da Caravaggio e dalla scuola fiammingo-olandese, sarà invece - in pieno XX secolo - Giorgio Morandi.

A Max Bill il compito di rappresentare l'astrattismo nato nel 1910 dalla volontà di negare la raffigurazione della realtà per porre l'attenzione sugli elementi essenziali del quadro:  forme, linee e colori.

Approdo finale la Pop Art, che negli anni '60 ha il suo terreno d'elezione negli Stati Uniti e abbatte il confine tra arte colta e cultura di massa. Il mondo della pubblicità, del divismo, del fumetto divengono i punti di riferimento di un'intera generazione, che ha nella Marilyn di Andy Warhol la sua icona. Le opere faranno da musa a quanti si iscriveranno ai laboratori.

Quanto alla sopravvivenza della Galleria il futuro resta incerto. Ad affermarlo, nero su bianco, è "Work" la patinata rivista della Galleria, fresca di stampa che ripercorre il dibattito delle ultimi recenti settimane. A Cavallucci abbiamo chiesto se ci sono notizie. "Nessuna" risponde lapidario. E questa iniziativa cosa vuole dire? "Solo la nostra pervicacia ad esserci".

 

 

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