Lo scienziato Carlo Rubbia a Trento su invito della Fondazione Caritro per parlare di energia e fonti alternative.

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CHI E'

Dopo gli anni trascorsi alla Columbia University di New York, Carlo Rubbia passa al CERN di Ginevra (la sede dell'Organizzazione europea per la ricerca nucleare), di cui è direttore dal 1989 e dove ha svolto la maggior parte delle sue ricerche. E' anche professore di fisica presso l'Università di Harvard. La scienza lo annovera tra i grandi per la ricerca che gli valse nel 1984 il premio Nobel per la fisica, insieme a Simon Van der Mere. Il loro merito fu di aver scoperto le particelle W+ e W-, mediatrici dell'interazione debole, una delle forze fondamentali dell'universo. Il significato di quella scoperta fu di avere accertato sperimentalmente la validità della teoria secondo la quale le forze elettromagnetiche e le forze nucleari deboli non sono totalmente distinte, ma esistono in forme mescolate (e i bosoni sarebbero i loro vettori intermedi). Ricerca che non è estranea alla messa a punto di energie alternative.

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La cella solare messa a punto dall'università di Trento: accumula energia e la ridistribuisce secondo il bisogno

Carlo Rubbia "Io, il sole, l'idrogeno"

(Trento, 9 maggio 2008) "La produzione di grandi quantità di energia pulita, continuamente disponibile, rappresenta un reale salto tecnologico che permetterà, se utilizzata in scala adeguata, di contribuire in modo determinante ad una maggiore indipendenza energetica in particolare per le aree ad alta insolazione come le regioni del Sud del nostro Paese". Parola del premio Nobel Carlo Rubbia.

Il professore, nato a Gorizia nel 1934, a Trento ha offerto  una riflessione sul tema "Quale energia per il futuro?" al teatro Sociale di Trento per iniziativa della Fondazione Caritro e di Ambrosetti. A moderare l'incontro è stata la giornalista di Canale 5 Cesara Buonamici.

Rubbia va da tempo predicando che in un Paese come il nostro siamo ancora indietro nella ricerca e sviluppo delle fonti alternative e che il sole è la soluzione per i problemi energetici di Gaia, il pianeta Terra. Ma lui, il quarto scienziato italiano insignito del premio Nobel per la fisica (dopo Marconi, Fermi e Segrè) ha almeno tentato di fare qualcosa.

Nella sua veste di presidente dell'Enea ha dato impulso al Progetto Archimede che applica, per la prima volta nel mondo, l'integrazione tra un ciclo combinato a gas e un impianto solare termodinamico. Utilizzando una tecnologia innovativa ed esclusiva, elaborata da Enea, Archimede produce energia elettrica dal Sole in maniera costante.

Il tutto grazie ad un campo solare composto da 360 specchi (collettori parabolici) che concentra la luce del Sole su tubazioni percorse da un nuovo fluido a base di sali che ha la proprietà di accumulare il calore. Ciò rende disponibile calore ad alta temperatura in ogni momento della giornata e in qualsiasi condizione meteorologica. L'energia termica così raccolta produce vapore ad alta pressione che, convogliato nelle turbine della centrale, incrementa la produzione di energia elettrica riducendo il consumo di combustibili fossili e migliorando, di conseguenza, le prestazioni ambientali.

Il  Progetto Archimede consente un risparmio di 12.500 tonnellate di petrolio e, soprattutto, minori emissioni di anidride carbonica per 401mila tonnellate all'anno. Il nuovo impianto, in più, consente di produrre energia elettrica aggiuntiva da fonte solare capace di soddisfare il fabbisogno di una città di ventimila abitanti.  Pensiamo se un impianto del genere fosse esteso almeno ai centri di queste dimensioni: che vantaggio ne trarrebbe l'Italia? Immenso.
E il professore, che alla Scuola Normale Superiore di Pisa si laureò in fisica nel 1956, ne è convinto.




Per saperne di più sulla serata con Rubbia: 
>  Barbara Patton, inviata d'eccezione per SENTIRE
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