GUIDO ROSSA, mio padre - Il libro della figlia Sabina
(Cesiomaggiore, 16 gennaio 2009) - Il Comune di Cesiomaggiore (Belluno) ha ricordato la figura di Guido Rossa. Lì infatti, il sindacalista trucidato dalle BR 30 anni fa, era nato nel dicembre del 1934.
L'appuntamento svoltosi al Museo Etnografico Provinciale Seravella ha visto la partecipazione della figlia Sabina, oggi parlamentare del PD e di Giovanni Fasanella, autori del libro "Guido Rossa, mio padre" (Rizzoli). Alla commemorazione erano presenti Sefano Ferretti, compagno di lavoro di Rossa all'Italsider di Genova e lo storico Francesco Piero Franchi che hanno parlato di questa drammatica pagina di storia del 1979.
L'incontro promosso dal Comune di Cesiomaggiore e dai pensionati della Cgil-Cisl-Uil e moderato da Corona Perer, direttore di SENTIRE, ha richiamato un folto pubblico e registrato due ore di interessanti riflessioni e testimonianze.
Hanno portato il loro commosso saluto, tratteggiando la figura di Guido Rossa, Giovanni Sbardella del Sindacato Pensionati Cgil-Cisl-Uil, il sindaco Gianni De Bastiani e l'assessore alla cultura Michele Balen.
"Il coraggio di Rossa sta chiuso in una semplice frase, che è la sua scelta. Ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità. Io ho fatto il mio dovere è ho riferito quanto ho visto. Ci è sembrato giusto omaggiare quest'uomo" ha detto Michele Balen. Poco prima lo storico Francesco Piero Franchi aveva ricordato al termine della sua rigorosissima analisi, che giace da tempo a Belluno una richiesta per un monumento che potrebbe indicare a tutta la sua terra quest'uomo come simbolo ed emblema del coraggio di agire.
Guido Rossa, infatti, pagò il suo coraggio con la vita. Solo sei mesi dopo l'assassinio di Moro, in un crescendo di tensione, l'Italia si trovava di fronte ad un altro gesto eclatante delle Br: Guido Rossa, sindacalista all'Italsider di Genova, colpevole di aver fatto ciò che invece gli aveva chiesto il partito (denunciare chi era nel movimento armato o collaborava) viene ucciso sotto casa. In quelli che furono gli anni peggiori dell'Italia, dominava la paura. Guido Rossa, viene dalla montagna, conosce la fatica, pianta chiodi quando arrampica nella roccia. Lavora come operaio all'Italsider e sa come spezzare le catene di questa paura. Mette così al primo posto il concetto di dovere, non soltanto quello del diritto così chiaro alla mente di un sindacalista.
In tutta la vicenda degli Anni di Piombo, tra gambizzazioni, assassini, rapimenti e rivendicazioni, sono proprio Aldo Moro e Guido Rossa le due pagine cruciali e decisive della storia del terrorismo. A loro dobbiamo moltissimo. Se con Aldo Moro venne fermato un uomo coraggioso che dal compromesso storico vedeva l'innesco per il grande mutamento dell'Italia (le Br compirono un gesto dimostrativo, diranno gli storici), con Guido Rossa i terroristi fermavano un altro uomo coraggioso che aveva raccolto l'appello del Pci ai lavoratori: denunciare i brigatisti annidati nelle fabbriche. Innesca la fine delle BR.
Tutti sanno che all'Italsider c'è un postino delle Br, ma solo Guido Rossa firma la denuncia davanti ai Carabinieri e fa il nome: Giuseppe Berardi. E' il 24 gennaio quando un commando lo attende sotto casa e lo fredda proprio mentre sta salendo in auto. La punizione per un delatore è un atto di autentico sapore mafioso: l'infame che ha parlato va ucciso. E con quell'atto le Br, firmano la loro fine politica. Lo ammetteranno loro stesse. La figlia di Rossa, oggi parlamentare, descrive tutto in un libro edito nel 2006 dalla Rizzoli scritto insieme a Giovanni Fasanella, giornalista, all'epoca redattore dell'Unità. Sabina Rossa narra anni di rimozione e omertà, incontri dolorosi come quelli con l'assassino di Rossa, Vincenzo Guagliardo e i capi storici come Renato Curcio. Ma tra le testimonianze emerge un profilo di altissimo livello: Guido Rossa era un uomo che meditava il suo tempo. Andava in montagna per amore e necessità di un contatto primitivo con la natura, ma per tornare a Genova a vivere la sua essenza vera di uomo: con l'impegno sociale. Tanto che abbandonerà l'alpinismo proprio quando viene eletto nel sindacato e sente che l'andare per sassi può essere fine a sé stesso, che ci sono battaglie più alte da compiere. Uno uomo che decise di scendere dal protagonismo che dominava in quegli anni il mondo dell'alpinismo per risalire altre vette: quelle dell'impegno sociale.
>> a GUIDO ROSSA è dedicata una pagina sul nostro supplemento on-paper trimestrale SENTIRE 05, in distribuzione dal 17 gennaio (presso: Museo Tridentino Scienze Naturali, Mart Rovereto, Casa Futurista Depero, Cassa Rurale di Isera, Exquisita Rovereto)