riceviamo a pubblichiamo

La politica oggi

di Elena Albertini

Studiando i numerosi scritti politici lasciati da Remo Albertini nel suo archivio, vivendo quotidianamente a ridosso di una delle esperienze più tormentate ma anche più fertili del panorama politico trentino, mi sento personalmente interrogata dalla domanda che oggi più frequentemente è posta alla nostra coscienza: quale è il senso della politica oggi? 

Se dovessi guardare indietro, a quello che ho respirato per molti anni in famiglia, mi verrebbe facile rispondere, in primo luogo, che la politica non solo ha senso oggi, ma ne ha molto più di ieri. Infatti la crisi che sta vivendo non è dovuta ad un sovraccarico, ad una sovrabbondanza di essa, ma esattamente al suo opposto, ossia ad un deficit di potere della politica, ad un suo ritirarsi dai compiti che le sono propri, ad una sua perdita di confidenza con il mondo dei valori, ad una incapacità umana di rendere operativo l'enorme potere che essa sottende, lasciando spazio all'improvvisazione, all'inerzia, all'inettitudine, al malaffare.

Secondariamente, direi, che, oggi più di ieri, il senso della politica è il suo essere una assoluta necessità. Infatti nel mondo complesso che stiamo vivendo solo una politica forte può ricondurre il caos derivato dalla complessità del nostro sistema sociale ed economico con il conseguente stress decisionale o paralisi selettiva, come ben scrive Niklas Luhmann, alla "semplicità" che sola può consentire scelte consapevoli ed efficaci a risolvere i problemi della realtà globale.

In terzo luogo, direi, che la crisi della politica non è ascrivibile alla politica in quanto valore, perché la politica "è" un valore, ma piuttosto al modo in cui oggi più di ieri è gestita ed interpretata da molti di coloro che la professano; così come l'allontanamento dalla politica e l'assenteismo elettorale non sono da interpretarsi solo in negativo, come la conseguenza del morire di uno dei tanti valori della nostra cultura occidentale, ma anche in positivo, come segnale di tensione e nostalgia per la politica forte: la politica dei valori.

In ultimo, mio padre scriveva che di fronte ad una realtà nella quale sono esaltate "le povertà culturali", rifiutare la politica significa lasciare che altri ci immergano sempre più "nel sonno delle coscienze", significa lasciare la politica proprio nelle mani di coloro che la distruggono, significa precluderci l'unica possibilità che abbiamo di dare un futuro di speranza ai nostri figli, significa essere correi della sua riduzione ad "arte puerile".

Ai tanti, allora, che la rifuggono lui ricorderebbe che la politica in quanto "arte nobile" e "luogo di personalizzazione e di produzione di senso e di significato affinchè la nostra vita non sia lavorare, correre in auto, giocare e poi morire", non può essere ridotta ad un giocattolo abbandonato nelle mani di sprovveduti o incapaci, della cui inadeguatezza, però, dobbiamo tutti sentirci corresponsabili se con la nostra fuga li legittimiamo a così continuare ad agire.

Visita gli archivi di Attualità

www.giornalesentire.it - Note legali - Riproduzione riservata