Ecco l'intervista integrale Cono Galipò - "Abbiamo dovuto aprire i cancelli!"

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Areoporto Lampedusa (Foto C.Perer)

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Libera uscita...del 24 gennaio (Foto C.Perer)

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Il corteo durante lo sciopero del 23 gennaio
intercetta un pullman che sta
trasferendo clandestini (Foto C.Perer)

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Quando il corteo arriva al CPT i clandestini
escono dal Centro (Foto C.Perer)

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Cono Galipò: "La clandestinità si combatte con politiche sociali"

di Corona Perer 

Lampedusa 26 gennaio 2009 - In volo sull'Atr che da Lampedusa mi porta a Palermo, il posto assegnato al check-in ha la fortuna di capitare accanto a quello di Cono Galipò, l'amministratore delegato di Lampedusa Accoglienza. Persona affabile e loquace, Galipò è di Messina. La sua società Lampedusa Accoglienza Srl, gestisce oltre alla sede sull'isola anche quella di Messina. In Italia ci sono 5/6 ditte incaricate dal Ministero degli Interni di provvedere a questo servizio che è fornito - per usare una formula automobilistica - chiavi in mano. Il clandestino viene gestito in ogni necessità ed il prezzo comprende tutto: vitto,alloggio, eventuali cure mediche, persino il servizio cimiteriale quando dovesse verificarsi. A Lampedusa, al cimitero comunale, c'è anche lo spazio per i disperati del mare. In queste settimane la situazione era arrivata al limite: il sovraffollamento in atto e la tensione crescente a Lampedusa, aveva infatti motivato la visita dei parlamentari del Pd. 

Dottor Galipò, che dice delle dichiarazioni di Franceschini?
Non commento cose politiche ma credo che si riferisse certamente alla situazione eccezionale che ci è toccato affrontare, e in quelle situazioni anche un albergo a 7 stelle che ospita di norma 70 persone se si trova ad ospitarne 700 vede diminuire il suo standard di qualità

Quanto cosa la gestione di un clandestino
In questo centro lo stato ci passa 33 euro, in quello di Messina che è stato dichiarato modello di accoglienza secondo gli standard europei, 40 euro.

Cosa copre questa retta?
Li vestiamo di tuta e scarpe da ginnastica, una camicia, intimo (magliette,mutande, calzini) gli diamo il kit per l'igiene, scheda telefonica, sigarette.

Dovreste essere in perdita quindi?
No perché gestiamo tutto attraverso grandi centri d'acquisto che ci permettono economie di scala, ad esempio le carte telefoniche le compriamo direttamente da Tim, hanno 5 euro di valore in telefonate, ma a noi costano meno.

Siete sempre voi i gestori del prossimo CPA?
Quale?

Quello annunciato dal Ministro Maroni..
C'è già. Certo! (ride n.d.r.) 

Quando lo avete allestito?
La sera prima del presidio nel quale il prefetto Morcone è stato contestato

Lei mi sta dicendo di fatto che mentre si teneva il consiglio comunale che decretava lo stato di agitazione, voi stavate già lavorando?
Posso dirle che abbiamo lavorato il 21 gennaio sera, nel pomeriggio il C\130 aveva portato materassi e il necessario

Quindi le 78 donne sono lì dal 21 notte, il giorno prima del presidio alla Base Loran di Capo Ponente...
Certo, quel giorno il Prefetto veniva a visitare l'allestimento. Abbiamo fatto uscire prima il pullman con le donne e poi due pullman con i materassi e il necessario.

Senta, mi racconta cosa è successo il giorno della maxi-evasione dal centro?
C'è stato un ammassamento al primo cancello di un consistente gruppo di clandestini, la Polizia che li fronteggiava era inerme, l'ordine è stato di non reprimere perché abbiamo subito capito che la situazione poteva degenerare in peggio. Poi i clandestini si sono diretti al secondo cancello, a quel punto non si sarebbe potuto più intervenire. Meglio aprire.

Ma quale è stata la miccia?
La tensione era salita alle stelle, da due giorni gli ospiti sentivano musica araba provenire da fuori, sapeva dei lampedusani che stavano protestando, ad un certo punto hanno forzato i cancelli che sarebbero comunque crollati di fronte alla loro pressione, ecco perché abbiamo preferito aprirli.

Come dovrebbe essere gestito secondo lei il problema della migrazione clandestina?
Con politiche sociali efficaci. E' evidente che oggi sia un problema quasi insostenibile per le città itaòiane, ma questo perché il clandestino non incontra quelle possibilità di lavoro e integrazione che noi avevamo trovato quando a partire per cercare lavoro eravamo parti anche noi. Lo abbiamo dimenticato ed abbiamo pure scordato che è con quella emigrazione che noi abbiamo poi costruito il nostro benessere. Perché allora non dare questa possibilità anche ad altri popoli?

Dunque lei dice dobbiamo intervenire per dare loro un futuro...
E' un mio pensiero personale, perché cosa succede quando il clandestino fugge: bene che vada per un po' girovaga, poi è facile preda della criminalità organizzata e quindi diventa una persona disposta a tutto per 100-200 euro. E' solo se gli facciamo fare dei lavori che si integra e non dà disturbo alla società che lo ospita.

E il problema dei rifugiati?
E' un problema grave che chiede un'attenzione in più. Come si può rimpatriare persone che fuggono da paesi in guerra e guardi che al nostro centro ce ne sono di bambini che hanno disegnato le repressioni a cui questi popoli sono sottomessi, anche in Tunisia, dove noi abbiamo l'impressione apparente che non vi siano motoivazioni sociali per fuggire.

Quale è il caso più strano che le è capitato di incontrare?
Quello di un clandestino fuggito, rimpatriato e poi tornato con un successivo sbarco a Lampedusa. Nel suo primo viaggio era arrivato con una cagnetta che poi aveva dovuto lasciare qui. L'avevamo affidata ad una persona dell'isola. Bene, lui tornò e un giorno ingoiò cinque lamette perché ne rivendicava la riconsegna. Ma non voleva accettare il trasferimento a Palermo in elicottero. Sarebbe ripartito solo dopo aver trovato il suo cane. Nel giro di una notte trovammo la cagnetta dal suo nuovo padrone, gliela riportammo: non ha idea della gioia di quel cane e di quel giovane.

Cosa accade nel centro, cioè quali dinamiche scattano tra gli ospiti?
Anzitutto va detto che i tunisini devono essere separati dagli africani perché non si tollerano a vicenda. Spesso li picchiano, si sentono superiori. Poi però succede anche che scatta una grande solidarietà, e i livelli sociali si allineano: non esistono differenze e ognuno se può aiuta l'altro.

In quanti siete?
Almeno un centinaio, tra personale di servizio, comprese equipe mediche e infermieristiche.

 

N.B.: Tutte le foto pubblicate sono state scattate il 23 e 24 gennaio 2009, durante la maxi-evasione dal CPT  di Lampedusa (riproduzione vietata)

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