Il Time lo aveva indicato tra i 100 pionieri, nel suo paese lo avevano incarcerato. Ecco le pagine del diario di Alexis Sinduhije scritto in  carcere

immagine

19 febbraio 2009 seconda udienza al processo - Fonte: Burundi News

 

 

immagine
immagine

Alexis, nella sua casa di Toulose, pochi giorni prima dell'arresto
Foto di: Manu Gerosa,Salvador Muñoz,Ana Izquierdo
(riproduzione vietata)

 

Il diario di Alexis Sinduhije

di Alexis Sinduhije*
giornalista

25 dicembre 2008 : Natale
Mi ha molto emozionato oggi la visita di mia madre. Lei era sorridente, bella ed elegante. Non abbiamo scambiato molte parole ma mi ha detto che era contenta di vedermi. E' il più bel regalo di Natale che lei mi abbia mai fatto. La sua felicità oggi nel vedermi, e la sua reazione davanti alla mia preoccupazione di non riuscire ad occuparmi bene di lei a causa della prigionia mi ha fatto enormemente piacere. Coraggio mamma, tutto finirà un giorno!

26 dicembre: Una devastante certezza
La miseria è sempre aggressiva, e questa aggressività sembra organizzare degli attacchi contro di me, proprio quando mi sento più debole, e più stanco. Un giovane, visibilmente mal vestito e molto scoraggiato, mi ha urlato mentre gli passavo distrattamente dinnanzi: "Cosa ti ho fatto? Perché non vuoi aiutarmi?" Ho ricevuto questo grido come una pugnalata nello stomaco. Mi ha accusato, sebbene anch'io subisca questa detenzione preventiva senza sapere quando finirà. Non sono riuscito a controllarmi, ho risposto immediatamente e in modo brutale: "Non devi accusarmi mai più, capisci? Non ho nulla contro di te, e non ti conosco neanche. Per quanto mi riguarda potresti anche crepare!" Poi sono andato via, mentre mi logorava il rimpianto di non avergli regalato un minuto di gentilezza; ed ero ugualmente cosciente, e con una certezza devastante, della mia incapacità di salvare tutte le miserie della prigione.

27 dicembre 2008 : Kayanza e gli altri
Esattamente dieci anni fa Jean Marie Nduwamungu, detto Kayanza, veniva arrestato dalla polizia e condotto nella prigione di Mpimba. La ragione ? Nessuno la conosce, nè i magistrati nè i giudici, ancor meno il direttore della prigione, perché Kayanza non ha alcun capo di accusa che pesa su di lui. Era semplicemente al posto sbagliato al momento sbagliato. Kayanza non ha mai oltrepassato la grata che separa i prigionieri dal corridoio che sbuca sul parlatorio le cui porte si aprono dalle 11 alle 13 la mattina, e dalle 15 alle 17 il pomeriggio. Solo i "privilegiati", meno del 5% dei detenuti, hanno il diritto di ricevere visite; al restante 95% è vietato condividere questo momento di piacere. Tutte le mattine e tutti i pomeriggi Kayanza si posiziona a qualche metro dalla grata, in modo da poter assistere al momento delle visite, dice che lo aiuta a distrarsi. I prigionieri chiamano questa abitudine "guardare la televisione". Kayanza e gli altri prigionieri vivono nella miseria e incessanti umiliazioni, sono magri, tristi, e il loro sguardo morboso rivela il pesante fardello di diversi anni di detenzione, aggravato  dall'ignoranza del tempo che dovranno ancora trascorrerci.


28 dicembre 2008: Io in fondo sono un privilegiato

Ho ascoltato a "Radio France International" lo scandalo dei suicidi in prigione, e non nascondo di aver pensato che avremmo bisogno di qualche suicida in questa prigione per poter reclamare il nostro diritto all'umanità. Ma i prigionieri qui sono talmente impegnati a sopravvivere, da non avere il tempo per pianificare un suicidio. Dormono a cielo aperto, a stomaco vuoto, e cominciano a cantare degli inni al Signore con la convinzione che questi si prepari a salvarli. Questa gente canta da più di dieci anni e Dio non è ancora riuscito a salvarli. Altri pregano, si raccontano storie divertenti, lanciano dibattiti politici, e le energie si esauriscono lentamente, fin quando, verso le 3 del mattino, si addormentano sotto il tetto del cielo, si coprono con sacchi di plastica e prendono sonno senza problemi, anche sotto la pioggia .  
Sono sempre preoccupato per loro quando piove.
Inutile poi parlare degli abiti sporchi che indossano, sempre che non siano in brandelli.
Si svegliano sempre molto presto, cantando e suonando i tamburi per lodare il Signore di aver loro concesso un altro giorno di vita in questa miseria. Alle 8 del mattino sono in piedi, non per fare colazione ma per inventarsi il modo migliore per impiegare il tempo. Cominciano a giocare a carte, alcuni si occupano del loro piccolo commercio di sigarette, di prodotti freschi da mangiare, altri fanno sport, e quando si aprono le visite, molti vanno ad assistere come spettatori inermi alle visite di altri.
I prigionieri sono a carico di se stessi qui. Non so dire come fanno a sopravvivere, sembra una magia eppure ci riescono. Hanno diritto al loro pasto una volta al giorno, e solo 5 giorni su 7. La pasta di manioca è pronta verso le 10 del mattino e i fagioli verso le 3 del pomeriggio. Siccome non possono mangiare la manioca senza accompagnamento, allora hanno diritto al loro pasto solo verso le 4 o le 5 del pomeriggio. Alcuni, come i musulmani durante il Ramadhan, mangiano alle 8 di sera, dopo le preghiere.
Io abito nella parte sud della prigione, quella dei privilegiati. Ho una cella in cui dispongo di una doccia (ma raramente c'è acqua), un bagno stile turco, eppure non riesco a dormire. Non ho mai capito come faccia Kayanza a dormire senza letto, a cielo aperto.
Lo Stato ha il dovere di punire, ma anche quello di occuparsi dei detenuti. Qui in Burundi non succede esattamente cosi. Penso che tutto ciò riveli tutta la debolezza del nostro regime politico.

 

> "Il caso Alexis"

www.giornalesentire.it - Note legali - Riproduzione riservata