Cesare- Battisti- mio -nonno
di Anna VittorioIl salotto è caldo e vissuto, ma senza orpelli o cimeli esposti. I simboli ed i ricordi sono discreti, mai esibiti.
Mimma, che della nonna (moglie "del Battisti" come l'hanno sempre chiamato in famiglia) porta il nome Ernestina, è nipote di Cesare Battisti e figlia di Gigino Battisti, primo sindaco socialista di Trento, voluto dal CLN, eletto deputato alle prime elezioni della Repubblica Italiana e Segretario dell'Assemblea Costituente. Da un'antica casa-torre in via Arcangelo Rizzi nella romana Tridentum (in Piazza Duomo una lapide indica la casa natale, ma è un falso storico di epoca fascista per nobilitarne le origini), Mimma Battisti è passata a Bolzano.
A chi sa distinguere ciò che superficialmente brilla da ciò che profondamente vale, le ostentazioni non servono, e le cose più care sono protette in un antico cassettone, e raccontate con semplicità e pudore. Su una poltrona e sul parquet plichi di libri, documenti e giornali, ed il raro "Epistolario". Raro perché appena pubblicato dalla Nuova Italia Editrice nel 1966 venne disperso in quasi tutte le sue copie dall'alluvione dell'Arno. Tutto è lì a disposizione per poter eventualmente trovare con rapidità citazioni e fotografie. Alla mia prima domanda sorride, nella vividezza del ricordo stringendo appena gli occhi e guardando attraverso la grande finestra che si apre sui colori dell'autunno.
Signora Battisti, cosa ha significato per Lei portare questo cognome?
Quando ero bambina, potevo avere quattro o cinque anni, mia zia Livia - secondogenita di Battisti e sorella di Gigino mio padre - diceva: "io sono la signorina Battisti senior, tu sei la signorina Battisti junior; è importante che tu ricordi sempre di chiamarti Battisti, ma è importante per te, non per gli altri". Anche la nonna ammoniva sempre me e mio fratello Marco di usare il nostro cognome solo come stimolo di coerenza ed etica personale, mai come veicolo per ottenere vantaggi e profitti".
Voi bambini vi sentivate diversi dagli altri?
A scuola non seguivo le lezioni di religione; ho cominciato da sola a pormi domande su Dio dopo la morte di mio padre, cercando una ragione per tutto quello che succedeva.
Tradimento, sacrificio, socialismo, ideali, patria, martirio; qual è il Suo pensiero sulla mostra che si è appena aperta al Doss. Trento?
La mostra al Doss Trento è una sintesi della vita e del pensiero di Battisti. E' importante che sia collocata nel mausoleo dove è sepolto, così i visitatori potranno quasi incontrarlo attraverso la sua storia. Nelle parole e nelle immagini che sono sui pannelli si documenta la strada che Battisti ha percorso per arrivare ad essere oltre "l'Eroe" l'uomo. Si incontra anche l'uomo, il geografo, lo scienziato, il giornalista, il politico, l'irredentista: ancora giovanissimo fu uno dei fondatori del Partito Socialista Trentino e del suo giornale "Il Popolo", strumento di denuncia delle ingiustizie del sistema amministrativo austriaco e di difesa delle classi deboli.
Fu un uomo capito e accettato, cossa succedeva ai comizi?
I comizi erano spesso boicottati dai parroci, che allestivano "orchestre sinfoniche" (anche questa è una citazione di Cesare Battisti) con le campane delle chiese che suonavano a distesa per sovrastare la sua voce, oppure incitavano le mogli a nascondere i pantaloni dei mariti così da non farli uscire di casa.
C'è qualcosa che le produce amarezza delle discussioni di questi anni?
Quello che mi addolora è che Battisti sia in qualche modo connesso con un simbolo di conflitto. In realtà, studiando le sue pubblicazioni, è chiaro come il suo pensiero fosse teso al rispetto di tutte le identità e di tutte le patrie. In un momento in cui un impero era in disfacimento è stato costretto dalla sua coscienza a schierarsi lì dove stavano i suoi ideali, ma il suo messaggio è e rimane quello socialista, autentico, dalla parte dei diseredati, dei senza diritti. Un pensiero che illumina le coscienze, sveglia gli ideali, e costruisce un'etica di vita cui restare fedeli per sempre. Nel mesto grigiore di valori che ci circonda bisognerebbe ristudiarlo, partendo dai suoi scritti
L'epistolario di Cesare Battisti e il carteggio con la moglie, mostra condivisione nei progetti e una grande tenerezza, persino passione. Cosa ricorda di questa nonna così tenace, così libera nei pensieri e nelle azioni?
Ricordo quando la nonna chiese a mio fratello Marco di chiudere le tapparelle della casa di Corso 3 Novembre, dove abitavamo, perché ci avevano avvertiti che la processione della Madonna Pellegrina avrebbe sostato davanti alla nostra casa per invocare il perdono per chi non aveva fede, cioè la nostra famiglia; noi bambini non eravamo stati battezzati e non avevamo fatto la comunione, perché la famiglia era per la libertà religiosa. La nonna la ricordo dritta dietro la finestra, e intuivo tutta la sua forza, e la sua incapacità di accettare ogni forma di ipocrisia.
Come era il suo rapporto con Battisti-marito?
Lui la chiamava "Angiolella". Il loro non è stato solo un grande amore, ma la costruzione di un grande ideale comune. Non credo possa esserci nulla di più bello, anche se è stato pagato con un dolore immenso.
Una donna certamente non comune...
La sua vita di vedova, l'aver perso anche il figlio, ed aver costruito insieme alla zia Livia, a mia mamma a mio fratello Marco e a me, la famiglia Battisti: lei si è profondamente dedicata alla memoria, ma è rimasta sempre piena ed impegnata. Piena di noi, di responsabilità, di scritti, di studi, di coraggiose prese di posizione, senza tentennamenti.Era ricca di contatti con intellettuali come Salvemini e Calamandrei, che è al suo fianco quando dopo l'assassinio di Matteotti durante una visita dei vertici del regime a Trento vela di nero in segno di lutto il cippo che ricorda il sacrificio di Battisti. Sembra poco ora, ma ci voleva un gran coraggio per osare dei simili gesti; e lei non si è mai tirata indietro.