Arte, luogo del divino
di Corona Perer
"La speranza precede ciò che si realizza, è futuro in germe, una ri-creazione". Per Marcello Farina, la speranza è l'antidoto all'abitudine, al disfacimento che è anche de-creazione. Il filosofo-sacerdote ha avuto il compito di presentare la mostra allestita a Trento a palazzo della Regione con le 54 opere di 23 artisti trentini aderenti all'Ucai, Unione Cattolica Artisti Italiani. Si tratta di un ri-allestimento di una serie di eventi che trovarono spazio tra i Parallel Events di Manifesta 7, ma non si tratta di deja-vù.
Per la biennale internazionale d'arte infatti furono otto gli eventi, con artisti proposti a rotazione. Ora invece un'unica tappa presenta il cammino tematico nel suo insieme. Romano Perusini, docente all'Accademia di Brera, ne ha illustrato le molteplici forme: ciascun artista ha dato forma ad un ‘sentire' intimo. Ciò che lega l'uomo a qualcosa di superiore è ricerca, conforto, disperazione, esaltazione, protesta. A volte sono solo tracce, testimonianze tra il certo e l'incerto, dubbi laceranti.
Il termine greco scelto a titolo "Epiphaneia, la speranza per-dono" sta ad indicare la manifestazione del divino che nei secoli ha sempre trovato nell'Arte il migliore dei suoi luoghi. Una sorta di "nuova terra" dove è possibile dire all'Uomo qualcosa sull'Uomo. E il sottile gioco di parole, che è insito alla parola per-dono, dice qualcosa di più: la speranza è un dono ma anche forma di perdono: se non sperassimo non avremmo la capacità di ricreare ciò che si è rotto e deteriorato, per costruire qualcosa che è già ‘futuro'. E dunque oltre cinquanta opere per la mostra allestita al piano terra del Palazzo della Regione fino al 3 marzo.
Lo "Ziggurat" di Mirta De Simoni Lasta prefigura una nuova Terra. "La nostra epoca è caratterizzata da instabilità, scenari apocalittici, tragedie umane e ambientali. Si potrebbe pensare che l'uomo ha perduto la capacità di desiderare". L'immagine della tenda Ziggurat è perciò metafora dell'uomo contemporaneo in stato di precarietà e desolazione, è l'errare nel tempo e nello spazio di un uomo-nomade alla ricerca della propria identità. Il deserto è il luogo dell'infinito e del confine, lo spazio delle domande e della irrequietezza, la cassa di risonanza del dolore del mondo, simbolo della prova, della purificazione e dell'incontro con il Divino.
Luigi Bevilacqua rintraccia questa voglia di ricreare il futuro e sperare, nei viaggi della speranza, una tempera di grande effetto sui disperati del mare che bussano alle nostre parti, e vengono da una clandestinità che è in ultima analisi la riedizione della fuga d'Egitto. Il tema è riproposto in "Sola andata" di Maria Stoffella Fendros che riprende la tragica attualità dei migranti di un Mediterraneo che è spesso tomba della loro stessa speranza.
Marco Arman è giovanneo: prendendo spunto dal dialogo tra la Samaritana e l'Ebreo al Pozzo di Giacobbe, riposiziona in quel colloquio di grande intensità la speranza messianica di un nuovo cielo e una nuova terra per l'uomo assetato di divino. E' anche una metafora del cammino dell'artista alla ricerca di qualcosa di superiore.
Romano Sevignani affida ai fiori l'immagine dello splendore e del disfacimento, un percorso che conduce ai frutti della terra. "Ogni giorno ci presenta un buon motivo per andare avanti" afferma l'artista.
Giuseppe Nicolini lo individua in un mattino o in un mezzogiorno, emblema dello splendore naturale e invito alla meditazione. E' la magia del Creato presente nelle opere di Angelo Orlandi e nelle esplosioni di colore e forme di vita degli acrilici di Lina Pasqualetti Bezzi che propone un ‘oltre' astratto e caleidoscopico.
Molto interessanti le terre fresate di Marisa Brun, che in "Nigra per culpam, decor per gratiam" (nera per colpa, splendente per grazia) ritorna alla creazione sospesa tra bene e male. Le sue opere, simili a graffiti di mondi lontani, sono invece immersi nella contemporanea costante ricerca di uscire dal Buio per andare verso la Luce. Un cammino che è anche quello del "Viandante" di Ettore Lunelli.
Sacro e Tecnologia sono le componenti delle installazioni di Osvaldo Maffei che punta ad individuare il sublime tecnologico con dei cd-rom disposti a croce.
Aldo Fabbro presenta una splendida figura d'uomo con braccio alzato, è l'uomo trasfigurato, Colui che salva. Il tema tenebre-luce, sfigurazione e trasfigurazione sono al centro degli acrilici di Adolfo Carlo Fia: di nuovo la metafora di un cammino che da secoli pone l'uomo sul crinale del credere-non credere. Un cambiamento dal non-essere all'essere che campeggia anche in Tullia Fontana: il mondo è ostile e guerrafondaio, ma l'uomo è comunque posto su desideri ‘altri' come la pace e la sfida alle tenebre, cioè alle sue stesse zone d'ombra.
La speranza può essere simboleggiata anche in una scultura a forma di imbuto: più si sale e più si trovano gli elementi che avvicinano a Cristo e alle verità di fede. L'ha scolpita Loris Angeli che vede la speranza in un grido, mentre Gino Bombonato la ricompone nelle tracce del cammino ‘di' speranza. In un lavoro a sbalzo su una lastra di acciaio, Bombonato raffigura il panta-rei, il tutto diviene che tra nascita e rinascita è la quintessenza della speranza.
Enrico Gabardi con una originale tecnica di terre naturali su carta, riporta l'eternità dei testi sacri e descrive le fasi evolutive della Chiesa dall'originale unità espressa dalla base alle gerarchie maestose (e non sempre comprensibili).
Silvia Marchetti ne raffigura anche gli "strappi": Lutero come il Concilio di Trento chiamato a riparare ...da Lutero. Una croce sporcata di sangue è proposta da Coral Torrents. L'artista dice molto più di quel che rappresenta: quello che si è fatto per quella croce, divenuta spesso arma per non capirsi. Il tentativo è quello di raffigurare l'uso-abuso che l'uomo ne ha fatto, violandone così la portata rivoluzionaria.
Sandro Giordani riporta al Bisogno di Dio. "L'uomo altrimenti resta privo di speranza" afferma l'artista con una icona moderna che coniuga l'antico al contemporaneo.
Mastro 7 compie il passaggio successivo: far entrare l'uomo nel divino. Sono quattro lastre di rame puro - una sorta di aquiloni catturati e trattenuti a terra - ad offrire questo contatto. L'artista invita a toccare le lastre, a entrare dentro l'epifania di luce che il rame scolpito offre alla vista perché è l'esperienza di Dio (il tatto) che produce il con-tatto col divino. Tecnica mista mosaico-ceramica nelle opere di Maurizio Frisinghelli che raffigura una umanità in ricerca.
Stupore e contemplazione nei disegni a matita di Franco Aldo Lancetti presente in mostra anche con una scultura di ulivo che dà corpo alla sofferenza di Maria.